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Le vostre lettere a Francesco Totti

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By Redazione

Le vostre lettere a Francesco Totti

[tps_title]Andre Aringhieri[/tps_title]

Triplice fischio. È finita, l’arbitro ha fischiato tre volte, iniziano le note di “Grazie Roma” e sei lì in mezzo al campo, in mezzo a ciò che è stato il tuo Colosseo per oltre 20 anni, con la fascia di capitano al braccio.
Ci sono storie che non si possono raccontare se non dopo anni di distanza. La storia di Totti non è tra queste. E poi ci sono storie che non si possono raccontare se non si sono vissute, perché non sono storie, ma vita.
La storia di Totti è tra queste: è una storia di amore e un amore senza storia.
Roma e il ragazzino di Porta Metronia, la società e l’uomo, i tifosi e il capitano, il calcio e il numero 10, l’Olimpico e il suo gladiatore.
E questo rapporto non è comprensibile da una razionale mente umana se non si è mai vissuta una partita a Roma della Roma.  Ogni lettura di formazioni, ogni ingresso in campo, ogni ovazione: tutto andava teleologicamente verso Francesco.
Ogni domenica sembrava che Ridley Scott si fosse ispirato a questa atmosfera per il Gladiatore: ci mancava solo che ad un certo momento partisse il coro “Mas-si-mo, Mas-si-mo, Mas-si-mo!”.
Totti poteva andare da altre parti,
Ma a Roma tutto ruotava attorno a lui, ma non ne dobbiamo fare una scusa, bensì una nota di merito. Ogni volta che era in campo, il pubblico era attratto da lui come un profeta, i giocatori erano attratti da lui come un faro e pure il pallone in campo era attratto come una calamita e lo cercava ovunque fosse in campo, e una volta raggiunto non se ne staccava, se non per depositarsi in rete.
Ti ringrazio Francesco per ogni volta che hai calpestato il manto erboso.
Da sempre mi hai accompagnato nella crescita, addirittura hai esordito in serie A prima che nascessi. Mi scuso se presi un abbaglio per l’aeroplanino Montella prima che per te, ma ero piccolo, non potevo capire a pieno. Mi ricordo quando nel 2002, quando eri il giocatore più forte di tutti della nazionale più forte in quel mondiale, un arbitro ti espulse nella maniera più scandalosa. Mi ricordo anche di quando con mio fratello volevamo scorrere gli anni nei videogiochi per arrivare al momento in cui te, Del Piero, Vieri, Nesta, Maldini, Lampard e Gerrard, Beckham e Ronaldinho vi foste ritirati, perché volevamo vedere chi sarebbe comparso dopo questa generazione. Beh direi che con oggi si è quasi chiuso un ciclo (aspettando Buffon): dall’asilo fino all’università ci sei sempre stato te a difendere noi poveri tifosi romanisti che sportivamente parlando non avevamo altro che te, il nostro vanto che il mondo ci ha sempre invidiato.
In questi anni, e in particolare modo in questi ultimi 15 mesi, sono state spese molte parole su Francesco, per Francesco, contro di Francesco. Sicuramente la gestione non è stata delle migliori, ma nemmeno delle più facili, data la caratura dell’eroe. Poteva giocare alcune partite in più, ma cosa avrebbero aggiunto alla leggenda? È vero anche ogni giocatore vorrebbe sempre giocare, dato l’amore per il gioco, che non è un semplice gioco.
Come ogni storia d’amore, ci sono state frizioni, ci sono state incomprensioni, a volte ingigantite dall’ambiente, ma subito calmierate da un goal, da una vittoria o da un semplice saluto alla curva. Poteva andare al Real Madrid, diventare il più galactico tra i galacticos, ma ha rinunciato. Perché? Perché forse aveva ragione quel buontempone di Pascal: il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.
Ora obbligherai la Roma a vincere. Sì, a vincere. Perché? Perché finché c’eri tu, il tifoso romanista era appagato, sazio e gaio nel vedere te e le tue giocate. Ci hai fatto vincere uno scudetto, ma è arrivato il momento di un upgrade. Adesso, senza di te, potremmo superare questa condizione di eterni secondi, eterni perdenti e puntare a vincere qualcosa, cambiando mentalità, che è l’unico fattore costantemente assente in questa società. Non era Totti che lo impediva, ma era l’ambiente che non era fertile e respingeva le vittorie. È un compito enorme: la società dovrà ora investire e impegnarsi come mai prima d’ora affinché l’AS Roma conquisti trofei per la bacheca.
Nessuno vuol passare come colui che ha pensionato Totti per avere un pugno di mosche in cambio.
Dai ora è il momento di congedarci. Ci rivedremo presto, perché l’As Roma non è Totti, ma esiste solo con Totti, e Totti non è la Roma, ma esiste solo con la Roma.
E oggi, nella tua ultima partita, tutto è stato perfetto: l’ingresso in campo, i goal, la vittoria, il fischio finale, gli abbracci.
Forse nemmeno Ridley Scott avrebbe potuto immaginarsi un simile finale: Francesco Totti, l’ultimo Massimo Decimo Meridio, l’ultimo gladiatore.
La gloria rende gli eroi immortali.

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