Home, Le vostre storie, News, Z.Gazzanet 30 Mag, 2017 @ 23:27

Le vostre lettere a Francesco Totti

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By Redazione

Le vostre lettere a Francesco Totti

[tps_title]Mirko Mina[/tps_title]

GRAZIE FRANCESCO

C’è un’aria strana oggi, la Storia al suo passaggio svuota le strade e colma di silenzio la quotidianità di un popolo. Il sole risplende alto, col suo forte calore abbraccia tutto e tutti e si assicura un posto d’onore per ammirare quello che fra poche ore accadrà. Non una nuvola in cielo, poche macchine (per ora) in giro, tanti gli sguardi bassi e malinconici tra coloro che tentano di vivere questa Domenica 28 maggio come fosse una normale domenica di inizio estate. C’è chi comprando il giornale o prendendo un caffè al bar evita, vigliaccamente, il discorso o chi, come sempre, si staglia a giudice e prosegue, anche nel giorno dell’addio e dell’emozione, nella sua campagna contro di te, Francesco.

Io, invece, come quasi tutto il popolo di questa città voglio ringraziarti in questo giorno che, per me, significa la fine dell’epoca più lunga della mia vita, lunga come la mia vita stessa.  Ventidue anni Francè… non so pochi, ma (“pensa te!”) non sono nemmeno tutti. Erano, infatti, i primi giorni del 1996 quando io venivo al mondo e tu, 18enne, eri li già da 7 anni. Avevi 13 anni quando, dopo aver rifiutato di entrare nelle giovanili della Lazio (le famose e in questo caso inconcepibili “Sliding doors”) avevi coronato la prima tappa del tuo sogno: giocare per la Roma. Tengo a ricordare questo proprio per ciò che tu identifichi ai miei occhi e a quelli del 90% di noi: il Sogno.

Il sogno di ogni bambino amante del calcio nella città della Storia, dei monumenti, dei Papi e dei magnaccioni (tanti quelli che hanno mangiato grazie anche solo al tuo nome). Per quei bambini il sogno di entrare anche solo nelle giovanili di questa meravigliosa, grande, pazza famiglia, oggi, si chiama “Voglio diventare come Totti”. Quelle cinque lettere, quelle del tuo cognome, oggi non indicano più solo la tua persona, indicano qualcosa di più grande a metà tra il sacro e il profano, tra il sogno e la realtà, tra il “prima di Te” e il “dopo di Te”.

Prima di te non esisteva tutto questo e mi emoziono al solo pensare a quando, da bambino di Porta Metronia, sognavi di diventare qualcosa che ancora non esisteva, sognavi di diventare ciò che dentro te avevi sempre saputo e sognato: il Capitano. Venticinque anni sono un quarto di secolo, in venticinque anni il mondo può cambiare (diamine se lo ha fatto), i padri diventano nonni, i bambini diventano uomini e gli uomini diventano padri, il ciclo della vita di tre generazioni, fortunate nell’aver visto qualcosa che non tornerà più. Tu ci hai accompagnati in questo tortuoso ciclo e lo hai vissuto in prima persona, andando ad occupare quel piccolo posto dato agli ingranaggi più preziosi della macchina della vita: quello delle Leggende. Si perché ogni generazione ha avuto la propria leggenda e tu sei stata la nostra, la più grande e rappresentativa per ciò che è questa città.

Sei diventato leggenda e simbolo di una squadra, di una tifoseria, di uno sport e del popolo di una città intera e non oso immaginare l’onore e gli oneri che questo ti ha portato. Ma la cosa più importante, quella per cui da sempre e per sempre mi batterò, è però una sola calcisticamente parlando: sei stato il più forte di tutti Francè.

I numeri, così freddi e incapaci di raccontare le sfumature di un meraviglioso quadro, questa volta parlano chiaro. Hai esordito a 16 anni (16!), capitano a 22 anni, hai vinto uno storico scudetto scucendolo dalle maglie scolorite, hai vinto una scarpa d’oro vinta dopo di te solo da Cristiano Ronaldo (un ex equo con Suarez) e Messi, hai vinto un mondiale insperato e irripetibile neanche sei mesi dopo esserti rotto completamente tibia e perone, hai segnato 250 gol in serie a (il migliore dopo Nordahl). Potrei continuare ma chi ama il calcio lo sa.

Ma tu, Francè, non sei stato il più grande solo per questo, lo sei stato perché hai realizzato l’irrealizzabile.

Hai dipinto in quel rettangolo verde cose che nessuno avrebbe mai pensato, qualcosa che, calcisticamente e non, potevi vedere solo tu, hai dato orgoglio a un popolo deriso e schiacciato dal freddo del Nord, ci hai difesi e resi felici… SEMPRE.

Non ricordo un momento in cui mi sono sentito deluso da te, neanche quando tutta Italia sputava sul tuo nome.

Ti ringrazio per essere stato una certezza. Per essere stato la gioia e il sogno della mia infanzia, adolescenza e maturità. Grazie per essere stato un amico di famiglia pur non sapendo chi io sia, grazie per la magia e la storia che mi hai dato l’onore di poter vedere. Grazie per quel cucchiaio, grazie per quel “E’ vostro!”, grazie per quella bordata contro l’Australia, grazie per tutte le risate, grazie per tutte le lacrime, grazie per quella rovesciata nel Derby che neanche a 15 anni sarei riuscito a fare, grazie per quei 3 minuti contro il Torino, per quel “vi ho purgati ancora”, grazie per il calcio a Balotelli, grazie per quell’immagine fissa nel murales di Rione Monti, grazie per tutta la pioggia trasformata in caldi raggi del sole.

Grazie, anche solo per esserci stato SEMPRE.

Avresti potuto vincere di più, ma cos’è una coppa di fronte all’amore di un popolo, cos’è di fronte all’eternità della Leggenda, cos’è di fronte a 25 anni di vita?

Cos’è un trofeo di fronte ai singhiozzi malinconici di una città. Questa giornata, queste lacrime, la gratitudine di questa città sono tue, PER SEMPRE.

Grazie Francè, grazie CAPITANO, mi mancherai in ogni singolo momento in cui vedrò quella meravigliosa maglia.

Con amore, gratitudine e malinconia, Mirko Mina.

2+8 (10) MAGGIO 2017

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