Bomber Story 10 Giu, 2017 @ 21:37

La pazza vita di Faustino Asprilla

Mezzi fisici e tecnici straordinari, amante delle armi e del divertimento sfrenato. Asprilla ha segnato la storia del Parma e della Nazionale Colombiana, senza mai prendere più di tanto sul...

By Redazione

La pazza vita di Faustino Asprilla

Qualche tempo fa un’importante ente che si occupa di ricerche di mercato, la Win Gallup International Association, ha pubblicato un’indagine sulla felicità nei diversi paesi del mondo. Al primo posto in questa specie di classifica c’è la Colombia. La Colombia del nostro immaginario, quella dei Narcos, delle Farc, della criminalità da strada, come può essere il paese in cui la gente è più felice?

Quella Colombia per fortuna in parte non esiste più grazie all’opera dello Stato, che ha reso il paese più sicuro (in ogni caso una passeggiata notturna in qualche periferia di Bogotà non è consigliata), anche se le disuguaglianze sociali sono ancora forti e i problemi non sono scomparsi. Tra le principali “cause” della felicità dei colombiani la Win Gallup ha inserito anche il calcio, lo sport nazionale, quello a cui i bambini giocano fin da quando iniziano a camminare e che unisce tutto il paese quando la Nazionale scende in campo. Oggi le stelle sono Falcao, James Rodriguez, Bacca, Cuadrado, ragazzi che fanno dell’allegria uno stile di vita. Muriel, in un’intervista recente, ha detto che un suo allenatore gli rimproverava di sorridere troppo, e per lo stesso motivo lo stesso allenatore ebbe dei problemi con Cuadrado. Nessuno però può togliere il sorriso e la voglia di divertirsi ai colombiani, figurarsi un allenatore severo.

Divertimento ed eccessi, pistole e balli sfrenati. Le diverse anime della Colombia, a un certo punto, sembravano essersi reincarnate in un solo uomo, che non per caso di mestiere faceva il calciatore, il cui nome è Faustino Hernán Asprilla Hinestroza. Erano gli anni in cui Escobar era il re del narcotraffico e la guerriglia faceva vittime su vittime, gli stessi anni in cui in Italia nasceva il Parma dei miracoli. Quella provinciale che ha scombussolato gli equilibri della Serie A e in parte del calcio europeo, lo acquistò per 4 miliardi dall’Atletico Nacional de Medellin (che in quegli anni era nelle mani dello stesso Escobar). Il Parma di Scala, Osio, Minotti, Mussi, Melli, la squadra capace di vincere una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa e una Supercoppa Europea dopo pochi anni dalla promozione nel massimo campionato e di lanciare poi fuoriclasse assoluti come Buffon, Thuram, Cannavaro, Crespo e altri che poi hanno fatto la storia.

Asprilla poteva essere uno di loro, e in parte lo è stato, se non fosse che il calcio per lui non era una cosa seria, ma un modo per divertirsi e far divertire la gente, e per uno stile di vita non proprio consono a un calciatore di alto livello. Nevio Scala di lui diceva che poteva “vincere una partita da solo, oppure esasperarti semplicemente ignorando le tue istruzioni” e che non riusciva a tenerlo sotto controllo. Nessuno poteva riuscirci, Asprilla in campo era tutto istinto e niente tattica, il gioco sembrava interessargli solo quando aveva il pallone tra i piedi. E che piedi: destro e sinistro non faceva differenza, Tino poteva scagliare bordate o toccare la palla con delicatezza per piazzarla negli angoli. In più aveva lo scatto di un ala e la potenza fisica di un centravanti. Nel suo modo di stare in campo c’era qualcosa di primitivo, primordiale, le sue giocate e i suoi movimenti erano tanto banali quanto straordinarie allo stesso tempo.

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Le doppiette all’Atletico Madrid nella semifinale di Coppa delle Coppe del ’93, quella all’Argentina nell’incredibile 0-5 della Colombia al Monumental che qualificò la Colombia a Usa ’94, la punizione che infranse l’imbattibilità dell’invincibile Milan di Capello sono perle di bellezza assoluta, intervallati da momenti di sparizione totale. Asprilla poi non era solo eccessivo e incontrollabile in campo. Le storie sulla sua vita privata sono talmente tante che si potrebbero scrivere una decina di libri.

A Parma casa sua era sempre pronta per ospitare feste notturne con la musica a tutto volume, tanto che le lamentele dei vicini lo costrinsero a trasferirsi fuori dal centro. Ore piccole, serate passate ad ubriacarsi in giro e a conquistare donne in compagnia di qualche compagno di squadra. Piccolo particolare: Asprilla era sposato e la moglie Catalina per un periodo tornò in Colombia col figlio Santiago per il troppo freddo. Ma qualcuno l’aveva vista camminare senza calze, in inverno. Insomma, a Parma in quel periodo Asprilla aveva scatenato un vortice gossipparo che non accennava a fermarsi. E che dire del piede fratturato prima della finale di Coppa delle Coppe con l’Anversa durante una lite con l’autista di un bus che gli aveva tagliato la strada (mentre era in Colombia)? O del festino organizzato in albergo con alcuni compagni prima di una gara fondamentale a Napoli, poi persa in malo modo? (Scala, tra l’altro, non lo aveva mai saputo, prima di un’intervista dello stesso Asprilla dello scorso anno)

Non solo Parma però, anche a Newcastle e in Cile Tino ha lasciato ricordi “indelebili”. In Inghilterra arrivò tardi allo stadio prima della partitissima di Champions contro il Barcellona di Rivaldo e Dalglish, secondo le regole, avrebbe dovuto escluderlo dai titolari. L’ex Liverpool però fece un’eccezione e in cambio Tino segnò una tripletta memorabile, timbrando col suo marchio indelebile la prima vittoria in Champions nella storia della formazione inglese. La spiegazione della mancata puntualità? Era a letto con una delle sue fidanzate del posto. 

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In Cile, nel corso dell’esperienza con l’Universidad del 2003, si presentò all’allenamento anche se infortunato per stare vicino alla squadra, che stava preparando l’andata dei playoff contro l’Universidad de Conception. Faustino decise di spronare i suoi sparando qualche colpo a salve con la sua pistola, tra lo sconcerto dei presenti. La passione per le armi non era un segreto, tanto che era stato fermato diverse volte con una pistola (non a salve). Nel 2008 poi venne arrestato per aver sparato con una mitragliatrice contro le forze dell’ordine. Una scelta non molto saggia, diciamo così.

Una testa matta, imprevedibile in campo e fuori, ma a cui non si poteva che voler bene. Asprilla è rimasto molto legato a Parma, un legame che dura ancora oggi (è tornato per il centenario nel 2013 e lo scorso anno, per salutare alcuni dei suoi ex compagni coinvolti nel rilancio della società dopo il fallimento) nonostante la città fosse quanto di più lontano dal suo modo di essere. Tutti in squadra lo adoravano, così come i tifosi. Sempre disponibile, di una simpatia contagiosa e col sorriso perenne, lo si poteva incontrare nel centro a parlare con chiunque gli rivolgesse la parola, senza darsi arie o atteggiarsi a superstar (vedasi il video di una sua vecchia intervista con un giornalista colombiano).

 

Sono passati diversi anni dalla fine della sua carriera, oggi Asprilla gestisce lo zuccherificio dove lavorava suo padre e spesso viene invitato a parlare di calcio da ESPN. Prima della finale di Champions ha incontrato Gigi Buffon, che ha visto crescere calcisticamente a Parma, e l’abbraccio che il portiere della Juve gli ha riservato dice molto su quanto amato fosse Tino da chi era in squadra con lui.

Asprilla buffon finale champions

 

Asprilla possiede anche una squadra di calcio per bambini e si gode la famiglia e gli amici. Ma limitarsi a una vita “normale” per uno così non è proprio possibile. Vista la sua passione per le donne ha lanciato una sua marca di preservativi, chiamata (nemmeno tanto sorprendentemente) “Tino”, e i bene informati dicono che continua a fare conquiste come ai bei tempi. “Molti pensano che la mia vita sia stata solo bere e donne, ma se guardate bene ho giocato 17 anni al massimo livello, e ho vinto nove coppe internazionali“. E chissà cosa sarebbe diventato se il calcio, per lui, avesse contato almeno la metà del gentil sesso.

Grazie a Vincenzo Renzulli per la preziosa collaborazione.

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