Brocchi si diventa, non si nasce

Brocchi si diventa, non si nasce

Il Milan riparte da Brocchi per andare a mettere i buchi sui problemi creati da una dirigenza ormai assente

Parliamoci chiaro: Sinisa Mihajlovic non meritava la riconferma al Milan. Il serbo aveva, dai tempi di Ancelotti, la seconda peggior media punti in rossonero, con il solo Inzaghi a sopravanzarlo in questa poco lusinghiera classifica. Certo è che da qui ad esonerarlo a poche partite dal termine del campionato ne passa di acqua sotto i ponti. Berlusconi ha ragione quando dice che il Milan può e deve dare di più, ma i rossoneri erano sesti con una rosa obiettivamente da sesto posto, eccezion fatta per un paio di giocatori di valore superiore, e con una finale di Coppa Italia da giocare. E insomma, parliamoci chiaro: magari il problema del Milan fosse stato veramente Mihajlovic.

Berlusconi e Galliani hanno ormai perso totalmente il controllo della loro creatura: un Presidente che mette bocca costantemente sulle scelte tecniche senza però il giusto apporto economico e un dirigente che pare aver perso lo smalto degli anni d’oro non possono che nuocere gravemente alla salute del club e dei tifosi. Mihajlovic non sarà di certo una cima, però cacciarlo prima di una finale di Coppa Italia conquistata sul campo e dopo aver affermato “Se vince la coppa merita di rimanere” ha il sapore di beffa vera e propria. Ora, sulla panchina di un Diavolo disastrato, arriva Cristian Brocchi. Gli accostamenti molto social e poco originali preferiamo lasciarli da parte: Brocchi non sarà di certo il deus ex machina del Milan, che continuerà a rimanere una squadra mediocre rispetto al passato. Ed è proprio quello il punto: bisognerebbe smettere di guardarsi indietro, per programmare invece un futuro più radioso.

Brocchi

La tradizione e le vittorie del Milan sono note ovunque. Ma quel tempo sembra ormai trascorso. Se qualcosa si potrà chiedere a Brocchi, sarà sicuramente il tentativo di ridare un’identità ad una maglia che sembra averne persa ormai da svariati anni. La ricetta migliore pare una sola: prendere coscienza della propria dimensione attuale. “È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa”, spiegava un delirante ma quasi mistico Tyler Durden in Fight Club. Che il Milan si guardi in faccia, per ritrovare sé stesso dal fondo in cui è caduto. Poi, se Brocchi sarà solo l’ennesima vittima di un contesto ormai inguaribile, lo scopriremo solo a giugno. Mihajlovic d’altronde l’aveva detto: “Se fallisco io qui, ci vorrà l’esorcista”. Speriamo, per i tifosi del Milan, che basti semplicemente un po’ di Brocchi.

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