Colpi di tacco…Mancini. Due gol che hanno fatto la storia

Colpi di tacco…Mancini. Due gol che hanno fatto la storia

Sfidiamo chiunque a trovare nel mondo del calcio, rovesciata esclusa, un gesto tecnico più bello ed appassionante del colpo di tacco: un compendio di precisione e incoscienza che ha regalato gioie e dolori in egual misura a chi ha avuto la fortuna di assistere dal vivo a magie del genere. Gli interpreti di questo spettacolo emozionante sono stati molteplici, ognuno con la sua storia e il suo significato: c’è chi ne ha fatto un marchio di fabbrica, chi invece si è lasciato andare once in a lifetime per cercare l’impossibile. Ma vagando nell’album dei ricordi, son tornati alla mente due straordinari e decisivi gol siglati con tale modalità. Due reti differenti, appartenenti ad epoche calcistiche tutto sommato diverse, per due squadre agli antipodi. Di analogia solo una: Mancini.

Mancini

Nessuna parentela, svolte discordi in carriera. Solo nomen omen per Roberto e Amantino, uomini e calciatori dissimili, uniti dallo stesso abbaglio di lucida follia. Era il 1999 quando l’attuale tecnico dell’Inter decise di entrare nella storia. Sfida Scudetto contro il Parma al Tardini, risultato sull’1-1. Calcio d’angolo dalla sinistra, ad uscire sul primo palo. Queste cose evidentemente non si pensano, si fanno e basta. Girata al volo di tacco clamorosa, un certo Buffon battuto e vittoria fondamentale per i biancocelesti. Persino Re Bobo si scomoda urlando “Ma che ha fatto!?”, mentre il giorno dopo addirittura Sconcerti lo definirà “il gol più bello della storia”. Ne sono stati segnati tanti altri. Questo però mantiene sempre un fascino sublime.

Passa qualche anno, precisamente 4, e ci catapultiamo nel 2003. Nona giornata di campionato, è l’80’ e il Derby della Capitale è bloccato sullo 0-0. Cassano sta per battere una punizione: cercherà una testata, un piattone, una mischia ignorante. E invece arriva un tacco, anch’esso volante, che decisamente non ti aspetti: quello di Amantino Mancini, brasiliano diventato titolare grazie ad un magistrale Capello e che l’anno prima a Venezia veniva addirittura rimproverato per i controlli d’esterno e per il presunto non adattamento al calcio italiano. Un movimento in anticipo, quasi innaturale quanto inatteso e armonioso. La classe carioca va in Paradiso con il primo gol in Serie A del futuro giocatore di Inter e Milan. Quel Derby finirà 2-0 per la Roma e quel gol verrà ribattezzato dai tifosi giallorossi “il tacco di Dio”. Una prodezza balistica leggera e impressionante, un altro colpo che resta impresso nella memoria collettiva e che impone la carriera del brasiliano agli occhi degli appassionati.

Ironicamente, i due Mancini segnano col tacco destro. Reti leggendarie, gioie incontenibili di chi sa di aver fatto qualcosa di epico. Con la consapevolezza di poter essere sempre ricordati, di far parte di un sorriso, un bel momento, una soddisfazione di una persona normale. Più avanti con l’età forse ci attende un altro Mancini, un altro tacco. Non c’è due senza tre: non ci resta che sperare.

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