Francesco Toldo, eroe all’italiana della sfangata perfetta

Francesco Toldo, eroe all’italiana della sfangata perfetta

Silenzioso leader che ha difeso orgogliosamente le porte degli stadi italiani per 20 anni, Francesco Toldo è sempre stato poco al centro dell’attenzione, a dispetto di una bravura clamorosa e decisiva. Portiere solido, talentuoso e carismatico, ha sempre badato poco ai fronzoli e moltissimo alla sostanza. Tra Fiorentina e Inter si ricordano momenti gloriosi, unici e irripetibili, con ostacoli messi da parte e difficoltà smascherate e superate con classe. Per Toldo le epicità si sprecano: dall’incredibile esborso di Moratti per averlo al rigore parato a Nwanko Kanu contro l’Arsenal, passando per il gol all’amico-nemico Buffon in un Inter-Juventus e la clamorosa ed ispirata serata del Mestalla, nella quale in un quarto di finale di Champions League parò l’impossibile ed oltre, tanto da vedersi ribattezzato l’impianto “Plaza De Toldo” one night only. Ma l’highlight della splendida carriera di Toldo è senz’altro l’immortale semifinale di Euro 2000 giocata con la maglia dell’Italia. Una gara che, di fatto, lo consegna alla storia del nostro sport in maniera categorica e sentenziosa.

Toldo aveva già assaggiato le competizioni internazionali con la Nazionale: era stato infatti convocato come secondo portiere ad Euro 1996, dietro Peruzzi, e come terzo portiere al Mondiale 1998 svoltosi in Francia, dietro Pagliuca e Buffon. Proprio con l’attuale portiere della Juventus il dualismo si fece forte in quegli anni: portieri fortissimi in realtà “di provincia” decisamente audaci e ambiziose, i due si rispettarono sempre esprimendo stima l’uno nei confronti dell’altro. Ad Euro 2000 Toldo è destinato ancora una volta ad accasarsi in panchina per veder giocare l’allora portiere del Parma. In un’amichevole di preparazione alla competizione contro la Norvegia, però, Buffon si frattura una mano nel tentativo di evitare, senza riuscirci, la rete poi decisiva del futuro attaccante della Roma John Carew. Oltre al danno la beffa, dunque, visto che Buffon diventa automaticamente indisponibile per il torneo. Al suo posto viene chiamato Abbiati e Toldo scala automaticamente al primo posto nelle gerarchie. Le critiche e i malumori impazzano, il pessimismo anche, ma è la sua grande occasione. Una chance pienamente sfruttata: durante il torneo, infatti, nessuna sbavatura si manifesa e le prestazioni risultano di alto livello. Toldo è davvero una saracinesca e non fa rimpiangere minimamente l’assenza del collega, apparentemente più quotato. L’Italia lo scopre e ne tesse le lodi. Poi arriva il momento in cui si diventa eroi, quello che inevitabilmente ti distingue dalla massa. Quel momento è la semifinale dell’Europeo, una gara che per svariati motivi è tutt’oggi ancora irripetibile e mitologica.

Toldo

Reduce dal 6-1 rifilato con una scioltezza clamorosa alla Jugoslavia nei quarti di finale, l’Olanda veniva considerata la favorita della manifestazione, anche per via del fatto che risultasse essere una delle due Nazionali ospitanti di quella manifestazione (insieme al Belgio, battuto dai nostri nel girone eliminatorio). L’Amsterdam Arena è gremita per quella che viene considerata poco più che una formalità. D’altronde l’Italia, pur risultando molto solida, pareva non avere speranze contro una squadra che poteva vantare giocatori quali Kluivert, i gemelli De Boer, Stam, Seedorf, Zenden, Overmars e Bergkamp. La gara inizia con la pressione istantanea degli olandesi e per l’Italia le cose si mettono subito male: Zambrotta viene espulso alla mezz’ora e al 40′ l’arbitro Merk decreta un calcio di rigore per i padroni di casa. Sul pallone va Frank De Boer, che già pregusta il momento: l’urlo del tifo, la gloria che si avvicina. Al posto della gloria, però, arriva Francesco Toldo, il quale non ha esattamente gli stessi piani del suo avversario. De Boer incrocia bene sulla sinistra del portiere, che però si tuffa e devia in angolo: l’Italia è salva. La tregua però è momentanea: al 62′ l’Olanda si guadagna un altro calcio di rigore. Stavolta il battitore cambia, si tratta di Patrick Kluivert. Il risultato però è clamorosamente simile a quello precedente: Toldo è spiazzato, ma la sfera sbatte sul palo, decretando lo 0-0. E’ ferita e respira affannosamente, ma l’Italia è viva. Si trascina fino ai supplementari, poi fino ai rigori. C’è bisogno di un miracolo nella lotteria. Quel miracolo ha avuto un nome e un cognome: Francesco Toldo.

Dopo il gol dal dischetto di Di Biagio, un Frank De Boer senza paura si presenta nuovamente contro il portiere della Fiorentina. La seconda volta sarà quella buona, avrà pensato. Si sbagliava: Toldo neutralizza il suo secondo rigore della serata, ancora sullo stesso calciatore. De Boer è disperato, e forse ha davanti agli occhi il significato di quello che sta accadendo, lo scempio di una giornata maledetta per sé e per i suoi compagni. Pessotto la mette, Stam spara in cielo, Totti realizza un cucchiaio che passa alla storia, Kluivert riesce nell’impresa di segnare finalmente un penalty per i suoi, Maldini concede l’onore delle armi a Van Der Sar. Poi è Toldo a tornare protagonista, realizzando l’incredibile ed entrando nel nostro cuore: Bosvelt è ipnotizzato e l’estremo difensore, dopo aver parato il terzo rigore della sua serata, trascina l’Italia alla finale di Euro 2000.

Da riserva ad eroe, l’Europeo del 2000 rappresenta una pagina indelebile nel percorso calcistico di Toldone. Perfetto esecutore dell’Italian Job, Demiurgo di una sfangata leggendaria, sofferta ma a suo modo indelebile, Francesco Toldo è l’eterna rappresentazione di una volontà che può dominare gli eventi e che, alla prima occasione possibile, diviene influente e positivamente incisiva. Quella sarà l’unica competizione giocata da titolare con la maglia dell’Italia per Toldo, che annuncerà il ritiro dalla Nazionale dopo aver fatto da secondo ai Mondiali 2002 e ad Euro 2004. In fondo, però, è stato proprio lui il protagonista di un’avventura straordinaria, una delle partite più belle, appassionanti ed epiche che il calcio italiano ricordi.

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