Il miracolo della Grecia ad Euro 2004: una favola vera

Il miracolo della Grecia ad Euro 2004: una favola vera

Nel libro enorme delle imprese sportive sono tantissimi gli eventi che hanno ormai preso possesso di un posto fondamentale nella storia. Nel mondo del calcio, in particolare, storie di underdog e rookie che diventano campioni si rinnovano ciclicamente regalando emozioni. In un computo del genere rientra senz’altro il cammino della Nazionale della Grecia ai campionati europei del 2004: un exploit che pareva folle anche solo a pensarlo, e che invece si è rivelato essere uno dei più grandi risultati che il calcio ricordi.

La genesi di questo trionfo nasce ovviamente dalle qualificazioni, iniziate nel 2002: la Grecia, allenata dal tedesco Otto Rehhagel, vince il suo girone sopravanzando anche i favoritissimi calciatori della Spagna, battuti tra l’altro in terra iberica per 0-1. Ben 18 i punti conquistati dagli ellenici, che in rosa vantavano quasi interamente calciatori del proprio campionato, fatta eccezione per alcuni stranieri, tra i quali tre “italiani”: Dellas della Roma, Vryzas della Fiorentina e Karagounis dell’Inter. Il percorso della Grecia impressiona gli addetti ai lavori fino ad un certo punto: non sarebbe raro vedere una squadra crollare durante una competizione dopo i gironi di qualificazione. Il comprensibile scetticismo di fatto allontana immediatamente (o meglio, non avvicina minimamente) la Grecia dal raggruppamento delle possibili favorite. Un raggruppamento di cui fa senz’altro parte il Portogallo, paese organizzatore della manifestazione che può contare su una rosa di grandissima classe nella quale spiccavano i vari Figo, Rui Costa, Maniche e Deco, oltre che un giovane Cristiano Ronaldo. Portogallo che risulta essere anche il primo avversario della Grecia in quella manifestazione: gli ellenici si trovano nel gruppo a con portoghesi, russi e spagnoli, desiderosi di rivinciti dopo essere stati precedentemente sovrastati. All’Estadio do Dragao, casa del Porto, l’atmosfera è sfavillante: tutti aspettano una dimostrazione di forza dalla nazione ospitante, contro un avversario decisamente modesto. Clamorosamente, però, è proprio la Grecia ad aggiudicarsi la partita inaugurale di Euro 2004: Karagounis e Basinas trascinano i greci, e a nulla serve la rete della bandiera di Ronaldo. Oporto si zittisce d’un tratto, mentre gli ospiti festeggiano l’impresa dopo una gara trascinante. Per il secondo impegno si resta, in tutti i sensi, sulla penisola iberica: la Spagna, nuovamente più quotata, viene ancora una volta fermata, stavolta con un pari in rimonta. L’ultima gara è quella decisiva per la qualificazione ai Quarti di Finale: la Grecia esce sconfitta dalla gara contro la Russia ma, complice il ko spagnolo contro il Portogallo, Rehhagel e i suoi si qualificano al turno successivo al secondo posto del girone. Oltre al danno la beffa per la Roja, che si vede eliminata con lo stesso punteggio degli ellenici per il minor numero di reti realizzate.

Grecia

E così la Grecia, a sorpresa, supera un girone infernale e si guadagna un pezzettino di gloria. Un risultato d’altronde già importante e che sarebbe stato senz’altro accettato con sorpresa in patria. La Grecia stupisce per organizzazione di gioco e per una concretezza spaventosa in zona gol: gli ellenici creano davvero poco ma, appena si affacciano nell’area di rigore avversaria, molto spesso vanno subito in rete. Il destino sembra però voler mandare un messaggio chiaro alla selezione greca: sulla strada per le semifinali si trova infatti la Francia, campione d’Europa in carica. I grandi, però, sono spesso destinati a cadere. Così, ancora una volta la sorpresa è di casa in terra portoghese, con Charisteas che manda a casa anche i galletti, che sbattono sulle parate straordinarie del veterano Nikopolidis. L’accesso alle semifinali è storico e, a questo punto, crederci è più che lecito. L’appuntamento prima della Finale pone di fronte alla Grecia l’altra grossa sorpresa della competizione, quella Repubblica Ceca che, trascinata da Milan Baros, ha espresso un calcio di ottimo livello per tutte le altre partite. Difatti, il match si rivela tutt’altro che spettacolare e la questione si protrae fino ai supplementari. Il momento della svolta arriva al 105′, ovvero al termine del primo tempo supplementare: Traianos Dellas si impone su un calcio piazzato battendo Cech e, sfruttando la neonata regola del Silver Goal (in caso di rete bisognava continuare fino alla fine del tempo) di fatto chiude la gara in anticipo e manda i suoi all’ultimo atto di una straordinaria cavalcata. In Finale c’è da affrontare, nuovamente, il Portogallo. Stavolta il palcoscenico è quello del Da Luz di Lisbona e il risultato non potrà essere lo stesso, secondo molti: il Portogallo di Scolari avrà imparato la lezione e non si lascerà sorprendere una seconda volta. La gara è in effetti molto più equilibrata di quella vissuta nel girone e il Portogallo, pur sentendo la pressione sotto il punto di vista del gioco, sfiora svariate volte il vantaggio. Ancora una volta, però, Angelos Charisteas veste i panni del supereroe per scrivere la storia: al 57′ è lui a freddare Ricardo per lo 0-1. La Grecia si difende ottimamente, respingendo gli attacchi dei lusitani e al fischio finale, tra incredulità e stupore, avviene l’impensabile: la Grecia è Campione d’Europa per la prima e, per ora, unica volta nella sua storia, iscrivendosi così all’albo ristretto delle vincitrici continentali. Per il Portogallo si conclude una manifestazione da incubo: la squadra di Scolari è infatti l’unica finalista a non aver vinto gli Europei giocati in casa. Ma, d’altronde, quell’estate niente avrebbe potuto frenare i piani del destino.

Specie in virtù della situazione attuale, la vittoria greca assunse e assume tutt’ora un particolare significato sociale e politica per la popolazione che, almeno dal punto di vista sportivo, è stata in grado di soggiogare le grandi d’Europa e primeggiare nel Vecchio Continente. Fino ad ora la Grecia del calcio non ha più raggiunto risultati simili e chissà se tornerà mai a vincere una competizione così importante. Certo è che, nel 2004, 23 greci dimostrarono, al pari di spartani in guerra, come molti possano tener testa a pochi e come sia assolutamente facile, grazie ad impegno, dedizione e un po’ di fortuna, entrare per sempre nella leggenda.

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