Il cuore vIbra. Anche senza Champions

Il cuore vIbra. Anche senza Champions

Ancora una volta la maledizione della Champions League ha colpito Zlatan Ibrahimovic. Ma Ibra cosa ne pensa di tutto ciò?

Io lo ammetto, ci avevo creduto. Quest’anno poteva essere quello buono: un campionato già stravinto, tutte le attenzioni concentrate nella Coppa dalle grandi orecchie. 39 gol stagionali, tempo per segnarne altri. Una squadra da affrontare tutto sommato alla pari, anzi, forse per una volta da favoriti. Bastavano, al massimo, altri quattro passi. Ma il sogno si è infranto di nuovo.

Ho paura. O meglio, sono stanco di tutto questo. Non dovrei dirlo, perché io sono Zlatan, sono Ibra, sono Dio. Non posso farlo vedere, non ho bisogno di essere consolato. Ma questa maledizione è un tatuaggio indesiderato sulla pelle. E questa bastardella di nome Champions League non la vincerò mai. Se non è accaduto stavolta…Fior fior di campioni in squadra, tanti soldi. Io. Soprattutto io. Sono un trascinatore, un re, un vincente nato. Ma forse è la scelta dell’idolo che mi ha penalizzato: nemmeno Ronaldo ha mai vinto la Champions League, nonostante la meritasse più di tanti. In uno stadio di tifosi farlocchi e preconfezionati dopo anni di propaganda monetaria, nel derby dei milioni spesi senza remore ho fallito di nuovo l’appuntamento più grande.
Non è mai stata solo colpa mia. Non sarà mai soltanto colpa di altri.
Lascio l’Etihad con un broncio amaro: la costante si è ripetuta ancora, ed io sono probabilmente troppo vecchio per provarci ancora. Questa gabbia dorata non mi aggrada più, ho bisogno di nuove emozioni, di stimoli diversi. Ho bisogno di ritrovare me stesso, ancora.

Ibra

Persino Dio, a volte, può essere fallace. E, tutto sommato, è questo che mi dà la forza. Ho vinto tanto, posso vincere ancora. Non ho bisogno di un’altra coppa per dimostrare chi sono. Tutto il mondo mi acclama, tutta l’Europa mi vuole: sono il migliore.
O forse no. Ma lo sono comunque.
Prima di prendere l’aereo, la gente quasi fa a pugni per chiedere un autografo, una foto, per guardare negli occhi la loro divinità. Io penso alla Champions, al Pallone d’Oro. A quello che poteva essere. Quello che non sarà. Poi però, mi guardo indietro e rifletto su ciò che ho creato: un vero e proprio impero, destinato a restare per sempre.
L’umiltà è dei perdenti. E io non perdo mai.
E’ vero, forse sono stanco. Ma non posso mollare proprio ora. In questo momento, un tifoso di una squadra di calcio sta pensando a me. Io penso solo a me stesso, ed è per questo che non posso deluderlo.
Perché le sconfitte sono solo ostacoli da superare. Perché i trofei sono soltanto convezioni. Perché ciò che conta di più è plasmare il tuo regno.
Perché io sono Zlatan Ibrahimovic, e sarò sempre fiero di esserlo. 

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