La maglia argentina del Napoli: una storia triste

La maglia argentina del Napoli: una storia triste

Storia di una particolare maglia del Napoli che fece impazzire i tifosi per via di una sua caratteristica terribile: la sfiga

Io sono relativamente giovane ma di momenti brutti nella storia del Napoli ne ho vissuti parecchi: principalmente il fallimento e i due anni in C, con conseguenti sconfitte su campi improbabili e contro squadre di cui neanche conoscevo l’esistenza (ricordo, ad esempio, un Massese-Napoli 1-0: brividi). Tra tutti questi momenti persi nel tempo, ricordo in particolare quello riguardante una stagione di Serie B pre messa in mora, la 2002-2003. Tanta sofferenza: era un Napoli obiettivamente non molto forte che si salvò definitivamente solo alla penultima giornata di campionato. Una stagione estremamente problematica, sia dal punto di vista del campo che da quello cromatico. Sembra una menata ma non è così. Perché quella stagione fu ricordata per l’esordio di una maglia che viene ricordata come maledetta.

Dicevamo, è un Napoli non fortissimo, anche se la base non sembra male: in squadra c’è gente come Francesco Mancini (pace all’anima sua), Marco Storari, José Vidigal, David Sesa, Davide Dionigi, Antonio Floro Flores e Roberto Stellone. Nella stagione precedente gli azzurri avevano sfiorato la promozione in Serie A terminando quinti dietro la Reggina, anche per via di uno scontro diretto al San Paolo pareggiato 1-1 e che viene ricordato principalmente per i tanti errori sotto porta dell’attuale tecnico del Cagliari Massimo Rastelli, odiatissimo a Napoli proprio per questo. Rispetto a prima, però, gli azzurri si erano notevolmente indeboliti per via della necessità di fare cassa con cessioni importanti e l’impossibilità di comprare vista la crisi economica della società. Si pensò così ad una trovata per cercare di fare qualche soldino in più. E alla Diadora, sponsor tecnico di quella stagione, venne in mente un’ideona.
La maglia stile Argentina.
Ovviamente, il richiamo era quello ai tanti calciatori del paese sudamericano che avevano vestito la maglia azzurra, in primis Maradona. Così, in un impeto di grande marketing, la Diadora partorì una maglia che a mio modo di vedere era anche molto carina e che oggi rappresenta un pezzo di collezione molto raro ma che al tempo fece parecchio discutere.

Napoli Argentina

Ricordo molto bene la prima partita stagionale del Napoli, impegnato in Coppa Italia in casa del Lanciano: la squadra esibì per la prima volta tale casacca e io, che guardavo la partita in tv, pensai immediatamente “forse ho sbagliato canale”. Poi vidi Stellone, capitano dell’epoca. E allora mi resi conto che si sarebbe scatenato l’inferno.
Oltre ad essere decisamente lontana dalla tradizione, quella maglia aveva un problema di fondo molto fastidioso: le scritte nere. Praticamente durante il match dovevi tirare ad indovinare quale giocatore fosse in possesso della sfera. Persino i telecronisti, dotati di monitor, spesso confondevano i calciatori in maniera pacchiana.
Il Napoli inizia abbastanza bene in campionato ma poi, dopo poche giornate, va incontro ad un crollo verticale in classifica che porterà all’esonero del tecnico Franco Colomba. Tra i tifosi, però, serpeggia un malcontento specifico riguardo la maglia: secondo molti, la casacca porterebbe sfiga. E, si sa, a Napoli la scaramanzia è un’istituzione.
La stagione prosegue tra pochissimi alti e svariati bassi: Buso e Scoglio si alternano sulla panchina senza troppa fortuna, così viene richiamato Colomba per cercare di evitare una clamorosa, inattesa e storica retrocessione in C1. Il Napoli riesce a vincere qualche partita ma arriva ancora rischiando alla penultima giornata: il match al San Paolo contro la Ternana è decisivo per mantenere la categoria.
Così, per placare le ire dei tifosi, che continuavano a vedere nella maglia un oggetto sfortunato, la società si lancia in una mossa a sorpresa: utilizza la maglia dell’anno precedente, azzurra, come prima casacca appositamente per quella partita.
L’effetto è tremendo: se le scritte e i numeri neri si confondevano sul bianco, figuratevi sull’azzurro intero. La mossa, però, sortì l’effetto sperato: il Napoli vinse quella partita con un gol di Vidigal e si salvò.
Vuoi vedere che quella maglia portava sfiga davvero?

Oggi, il solo sentirne parlare a Napoli fa venire l’orticaria. Io, personalmente, ne custodisco una copia pirata nel cassetto, come ricordo simbolico. Perché la bellezza a volte non basta, va unita alla tradizione. L’anno dopo la Diadora non fu più lo sponsor tecnico del Napoli: coincidenze? Io non credo. Un abbraccio, Adam.

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