Mancini, adesso anche basta

Mancini, adesso anche basta

Roberto Mancini sta vivendo una pesante involuzione dal punto di vista caratteriale e il comportamento dell’ultimo anno ne è la prova

Roberto Mancini è sempre stato un personaggio molto discusso nel mondo del calcio, anche per via di un carattere davvero poco facile evidenziato sia da calciatore che da allenatore. In molti lo hanno accusato di essere una prima donna, altri ancora ne parlano come si farebbe di un capriccioso. Tutti noi, ovviamente, abbiamo difetti che facciamo fatica a contenere. In questo periodo, però, Mancini sembra star facendo di tutto per non trattenere il suo dissenso, con atteggiamenti che obiettivamente rischiano di fare malissimo alla sua squadra.

Tecnico vincente ma che in fondo non ha mai regalato grande spettacolo, Mancini credeva di poter instaurare un nuovo ciclo trionfale all’Inter. Dopo una stagione e mezza, però, i risultati non sono di certo esaltanti: il ritorno in Champions League non è arrivato, la vittoria dello Scudetto o di un trofeo minore nemmeno. E questo nonostante un mercato comunque non disastroso e con una rosa che può certamente essere annoverata tra le prime 5-6 della Serie A. L’impressione è che Mancini stia manifestando una sorta di insofferenza da nervosismo: la lite con Sarri, le famose frecciate ad Icardi, ora persino le minacce di dimissioni. Proprio in queste ore l’incontro con Suning chiarirà la posizione del tecnico, che però in questo momento sembra star battendo i piedi per terra in maniera decisamente incomprensibile.

Mancini

Certamente l’Inter non possiede, almeno sulla carta, una squadra da Scudetto. Gli arrivi sono stati pochi e pesati, Mancini vorrebbe degli esborsi decisivi sul mercato ma la teoria dei nuovi proprietari è quella di ripartire meglio dai giovani per instaurare un progetto serio per il futuro. Un equo compromesso, considerato che moltissime squadre in questa maniera hanno dato continuità alla loro storia calcistica, raggiungendo anche traguardi importanti. Tra un po’ forse gli portano via persino Icardi, che a dispetto di un rapporto non idilliaco è comunque il giocatore più rappresentativo della squadra. Una cosa è certa: in caso di dimissioni Mancini non farebbe altro che mostrare la sua vera natura, ovvero quella di un allenatore troppo ossessionato dalle vittorie e poco propenso alla progettualità, nonché decisamente meno “affettivo” di quanto ci si potesse aspettare.

Il succo di questo periodo è stato certamente palesato con ordine e attenzione dal giornalista Fabrizio Biasin: “Dichiarazioni nelle ultime 24 ore, un confronto. Spalletti: “Strootman? Ottima ripresa! Paredes? Mi ricorda Pizarro. Che coppia Szczesny e Alisson!”. Mancini: “Siamo in pochi”. Mancini avrà anche le sue buone ragioni per rompere le balle, ma se al tuo gruppo non “spacci” entusiasmo (anche solo di facciata) non vai da nessuna parte“. Da tecnico vincente a potenziale piangina: ci aspetteremmo molto più di così da uno come lui, anche perché un grande allenatore sa fare di necessità virtù. Almeno, in teoria, così dovrebbe essere.

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