Il mestiere più difficile del mondo? Il terzino all’Inter

Il mestiere più difficile del mondo? Il terzino all’Inter

Giocare a calcio è sempre bello ma, ve lo assicuriamo, fare il terzino all’Inter di questi tempi potrebbe farvi cambiare idea in un singolo istante

Un ex disoccupato che si confronta con il mondo del lavoro molto spesso va incontro alla classica beffa che accompagna il danno: contratti svantaggiosi, palpate sul culo (che dall’altro ieri non sono neanche più perseguibili!), difficoltà di ogni tipo e in ogni ambito della professione svolta. Ultimamente, però, c’è un lavoro che è sicuramente più difficile e brutto da svolgere rispetto a tutti gli altri presenti nel mondo: quello di terzino nell’Inter.

Santon

Santon, Nagatomo, D’Ambrosio, Telles e pure Juan Jesus: cambiati fino allo stremo, in dubbio ogni domenica, alla mercé continua delle scelte di mister Mancini e delle critiche di pubblico e stampa. Cinque ragazzi costretti costantemente a sperimentare il sapore del precariato, aspirando ad un posto fisso che, probabilmente, dalla prossima stagione dovranno cercare altrove. Ognuno ha la sua storia: il primo ex bambino prodigio caduto in disgrazia stile De Sciglio, il secondo ormai disprezzato in ogni angolo dello stadio, il terzo mai amato, il quarto ancora troppo acerbo per guadagnarsi la titolarità certa e il quinto che di miracoli proprio non riesce a farne. In principio erano sei, poi lo spagnolo Martin Montoya ha pensato bene di andarsene prima di far mummificare il suo deretano nelle poltrone in panchina, non prima di aver dichiarato come stare all’Inter non lo facesse sentire più un calciatore: lo stesso destino pareva essere stato riservato un po’ a tutti i calciatori citati, nel giro delle varie sessioni di calciomercato. Ma poi sono rimasti tutti al loro posto: una cricca privata di sopravvissuti, costretti a combattere come gladiatori ogni domenica per non essere sbranati dai leoni. Ci sono giornate buone e giornate cattive. Persino loro, probabilmente, non si sono comprati al Fantacalcio per via delle formazioni del loro allenatore, diverse ad ogni giornata. E che invidia guardare quei due, Miranda e Murillo, costantemente coperti da un contratto di ferro a tempo indeterminato.

Per ora, i cinque lavorano sodo e protestano poco, almeno sotto il profilo pubblico: il sindacato nerazzurro starà escogitando qualcosa per loro? Difficile dirlo. L’unica nota positiva del lavoro attuale sembra essere lo stipendio, almeno quello: perché precari si, ma meglio se dorati.

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