Milan-Messina 1-2: quando Davide sconfisse Golia

Milan-Messina 1-2: quando Davide sconfisse Golia

Da sempre nella Bibbia, testo di riferimento per coloro i quali donano la loro devozione alla religione cristiana, è presente un episodio iconico che ha generato spesso metafore e paragoni anche in campi meno “divini”. Nel primo libro di Samuele è infatti raccontato lo scontro che coinvolse il temerario Davide e il tracotante gigante Golia: nonostante la differente stazza e, di conseguenza, una potenza non paragonabile al nemico, Davide sfruttò furbizia e intelligenza per annullare il gap e mettere brutalmente ko il suo avversario. Una vera e propria impresa, quasi irripetibile. Eppure, nel mondo del calcio c’è una squadra che, come Davide, si è spogliata dell’armatura per guadagnare velocità e scaltrezza, al fine di abbattere un gigante temibile contro ogni favore di pronostico: stiamo parlando del Messina di Bortolo Mutti, che nel 2004 riuscì a battere a San Siro il Milan degli invincibili, forse in quel momento la squadra più forte d’Europa e d’Italia.

Prima dei fallimenti e delle presenze nelle serie minori, il Messina aveva avuto un forte impatto sul calcio italiano e sulla sua storia personale: nel 2003-2004 vinse il campionato di Serie B, guadagnandosi dunque un meritato posto tra i grandi. La società mantenne sostanzialmente lo zoccolo duro che aveva permesso al club di partecipare al banchetto dei ricchi, aggiungendo svariati acquisti in prestito per rendere la squadra più appetibile per la categoria. Nel Messina di quella stagione ricordiamo, tra gli altri, Storari, Zoro, Amoruso, Zampagna, Giampà, Zanchi, Di Napoli e Sullo, oltre che Donati, Eleftheropoulous e la meteora giapponese Yanagisawa. Gli isolani partirono in maniera egregia, con un pari a Parma e una rocambolesca vittoria casalinga contro la Roma. Alla terza giornata arriva la sfida a San Siro contro il Milan, che non aveva brillato nelle prime due giornate di campionato ma che era pur sempre Campione d’Italia in carica. E’ il Milan di Ancelotti, Rui Costa, Pirlo, Maldini, Nesta, Shevchenko, Kakà, Cafu, Inzaghi, Seedorf, Crespo, Tomasson. Una squadra che a rileggerla oggi fa venire i brividi a tutti gli appassionati di sport. Due universi paralleli destinati a non incontrarsi mai, se non su un campo di calcio. Due realtà completamente diverse e opposte di vivere il mondo del pallone: le tute dei calciatori messinesi e i completi eleganti di quelli milanisti all’arrivo nell’impianto basterebbero già a calcare la mano. Il Meazza è un campo storicamente ostico per chiunque e il piccolo Messina viene dato per spacciato da ogni parte: d’altronde la squadra è programmata per cercare di raggiungere la salvezza e non sono di certo queste le gare in cui è più semplice conquistare i punti necessari al raggiungimento dell’obiettivo. I giganti sono lì, e il pubblico gladiatorio è in attesa di assistere alla disfatta degli ospiti. Le gambe tremano, la vista si offusca, la paura può prendere il sopravvento. Ma nelle vene il coraggio non smette di scorrere: essere lì, per il Messina e suoi tifosi, non sarà solo un punto d’arrivo.

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Bortolo Mutti, tecnico navigato e volpone di categoria, opta ovviamente per l’unica tattica possibile: difesa e contropiede, i pilastri del gioco all’italiana. Il Messina tiene il campo in maniera egregia per tutta la prima frazione: Mutti predispone un atipico 4-1-4-1 avanzando Zanchi sulla linea mediana e mettendolo in marcatura a uomo su Kakà, che risulta quindi impossibilitato nella ricerca di spazi ampi a lui congeniali. A centrocampo e sulle fasce gli ospiti bloccano tutte le vie possibili di accesso, costringendo spesso i rossoneri alla ricerca di inefficaci lanci lunghi. Il primo tempo si chiude così sullo 0-0, ma il sogno di far bella figura a San Siro sembra dissolversi dopo pochi minuti della ripresa: i padroni di casa passano infatti in vantaggio con Giuseppe Pancaro, oggi allenatore del Catania e ieri terzino sinistro che al Milan visse alcuni degli anni più felici della sua carriera, il quale di testa sugli sviluppi di corner sigla un vantaggio abbastanza immeritato. E’ il minuto 53, un minuto che potrebbe segnare la parola fine sulle ambizioni messinesi. E invece risulterà essere il minuto successivo quello che cambierà per sempre la storia del calcio a Messina. Difatti dopo appena 60”, al 54′, Salvatore Sullo lancia Giampà il quale mette in rete dopo aver perforato la difesa milanista come un grissino nel tonno. Lo stesso Giampà anni dopo spiegherà come la giocata fosse il frutto di uno schema provato in allenamento che neanche i protagonisti riuscivano a credere di aver realizzato. San Siro è impietrito e il tabellone ora recita “Milan 1 – Messina 1”. Il miracolo però, quello vero, arriva al 58′: il terzino Parisi viaggia sulla sua corsia e mette dentro un pallone teso e insidioso, senza paura Zampagna va in tuffo e trafigge Dida per il gol dell’1-2. Come prevedibile, il Milan inizia una grande fase d’assedio: i rossoneri collezionano corner e occasioni potenziali, ma l’imprecisione degli attaccanti e l’ottima fase difensiva della squadra di Mutti inibiscono il talento dei fuoriclasse del Diavolo. Addirittura Sullo si divora il gol dell’1-3 mettendo fuori da ottima posizione. Il Messina resiste, stringe i denti, lotta e alla fine la porta a casa: Milan-Messina termina 1-2, ma non chiamatela sfangata. Impresa si, andrà benissimo.

La storia delle due squadre, già differente nel blasone, parlerà abbondantemente a fine campionato: il Milan arriverà secondo in classifica, perdendo la famosa finale di Champions League giocata ad Istanbul. Nel suo piccolo, il Messina compierà uno sforzo enorme, raggiungendo addirittura il 7° posto in classifica, sfiorando così la zona Uefa, togliendosi lo sfizio di battere anche Lazio e Inter nel corso della stagione. Ora il Messina disputa il campionato di Lega Pro e sogna, un giorno, di tornare tra le grandi. Magari per rivivere un’altra notte stellare come quella del 22 settembre 2004. Per sperare di trasformarsi, dopo tanti anni dall’ultima volta, nel ragazzo volenteroso che può sconfiggere il colosso.

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