Sabatini: “Non volevo prendere Gervinho”

Sabatini: “Non volevo prendere Gervinho”

Walter Sabatini confessa un’interessante retroscena sull’affare Gervinho alla Roma. Un trasferimento che il dirigente ha cercato di “sabotare” in ogni maniera possibile.

La Roma ha recentemente vinto il suo ottavo di finale di Coppa Italia, abbastanza agevolmente, contro la Sampdoria. Il 4-0, frutto della doppietta di Nainggolan e delle reti di Dzeko ed El Shaarawy, ha proiettato i giallorossi al turno successivo. Un turno teoricamente semplice, che vedrà la squadra affrontare il Cesena, squadra di Serie B. L’ambiente Roma è però tornato in auge nelle ultime ore grazie all’intervista rilasciata a Il Venerdì di Repubblica dall’ex Direttore Sportivo del club, Walter Sabatini. Il dirigente ha infatti svelato i retroscena di varie situazioni che lo hanno coinvolti nei suoi anni alla Roma. In particolare una ha dato molto da pensare ai tifosi giallorossi.

Si tratta della vicenda che coinvolse Gervinho: il calciatore africano, che ora gioca in Cina all’Hebei Fortune, fu acquistato qualche stagione fa dalla Roma. Solo che Sabatini non lo voleva assolutamente in squadra: “Sono a Londra. Alla Roma è arrivato Rudi Garcia che mi chiede Gervinho, gli dico no, anzi glielo faccio dire da Massara, vista che non parlo francese. E’ l’unica richiesta che mi fa Garcia, non chiede altro. Sono in imbarazzo, ma insisto, non voglio prenderlo. Faccio la trattativa con l’Arsenal e gioco spudoratamente al ribasso, sperando che rispondano no“, la rivelazione.

Gervinho

“Sfortunatamente”, però, le cose vanno in maniera diversa: “Vado a cena in un ristorante italiano, si affaccia il cuoco, mi riconosce e mi chiede: non mi dica che è qui per comprare Gervinho? Anche lui, non è convinto. Però poi Gervinho lo prendiamo e quando il giocatore va bene do pubblicamente credito a Garcia della bontà della sua scelta”.
Sabatini spiega però anche come l’acquisto sia servito a Gervinho per mantenere i suoi familiari: A Roma aveva una famiglia mostruosa, manteneva 25 persone, in Africa è così, se uno ha soldi e successo si trascina dietro una comunità. Quando si parla di calcio tutti vedono malaffare, intrighi, sfruttamento, dove invece c’ è solo un’ opportunità di lavoro. C’ è sempre un certo razzismo culturale: se arrivi alla Scala per studiare danza sei un artista promettente, che sfrutta un’ occasione, se arrivi dal Ghana in Italia per giocare a pallone sei vittima di chissà quali abusi, mazzette e delinquenti”.

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