The Hateful Eight: gli otto anni di Schwazer

The Hateful Eight: gli otto anni di Schwazer

Alex Schwazer è stato squalificato per 8 anni: la sua carriera sembra ormai finita ma i dubbi sulla decisione aumentano esponenzialmente

 

Otto anni nell’arco di una vita sono tantissimi. Si possono fare un sacco di cose, mentre l’età trascorre. Tutte le scelte che abbiamo compiuto, tutte le azioni che abbiamo messo in atto possono essere rivalutate, ponderate o addirittura messe in un cassetto. Otto anni, insomma, sono un bel periodo per riflettere, per diventare saggi. E di tempo per riflettere Alex Schwazer ne avrà molto: lo dicevamo prima, otto anni sono davvero tanti nell’arco di una vita.

Schwazer avrà 39 anni al termine della squalifica: troppo giovane per essere considerato un uomo, troppo vecchio per continuare a correre. La seconda positività gli è stata fatale, con il Tas che non ha esitato a scrivere la parola “fine” sulla carriera dell’alto atesino. Una vicenda torbida, con tanti punti di vista, forse troppi: una positività quantomeno particolare, la voglia di difendersi e di sentirsi difeso, i continui rinvii di una sentenza che farà discutere per anni. Qualcuno è d’accordo, altri no, ancora altri gridano al complotto contro l’italiano, con il caso Schwazer paragonato addirittura a quello che coinvolse Marco Pantani. Chissà se, anche in questo caso, la verità si situerà nel mezzo delle cose, pavida e timida quando è il caso di uscire. Solo il tempo, come al solito, la farà emergere.

Schwazer

Nel frattempo, questi otto anni restano. E annullano sacrifici, il percorso di rinascita, la volontà di tornare ad essere decisivo, il sogno Olimpico. Molti ricorderanno Schwazer non come l’atleta prodigio che ha dominato per anni il panorama dell’atletica italiana ed europea ma come il dopato che per (non) vincere e (non) gareggiare aveva bisogno dell’aiutino, della spintarella nemmeno necessaria. Perdere tutto all’improvviso è una sensazione terrificante, figuriamoci se ripetuta due volte. L’atleta Schwazer probabilmente non esiste più: ora c’è solo un uomo sull’orlo di una crisi di nervi, da aiutare e soccorrere per evitare il crollo definitivo. Perché errare humanum est, perseverare autem diabolicum, ma le ombre restano e ormai hanno divorato la luce della fiaccola olimpica.

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