La tragica vita del portiere di riserva

La tragica vita del portiere di riserva

Fare il secondo portiere è veramente un mestieraccio, che può portare prima o poi a sbroccare come Sepe della Fiorentina

In casa Fiorentina, dopo il pareggio contro il Tottenham, all’improvviso è caduto un fulmine a ciel sereno: il portiere napoletano classe 1991 Luigi Sepe ha sbroccato senza pietà verso la società che ne detiene momentaneamente il cartellino. Sepe si lamentava del fatto di non poter giocare neanche più in Europa League, unica competizione nella quale aveva trovato parvenza di continuità. Lo sfogo costerà carissimo al portiere, poiché Pradè ha già promesso una salatissima multa se non, addirittura, la rescissione del contratto. Tale episodio, che potrebbe essere archiviato tranquillamente come una ragazzata o frutto di un momento difficile, riassume perfettamente tutta la frustrazione e il senso di impotenza di chi, nel mondo del calcio, è costretto a fare il portiere di riserva. Nello specifico, soprattutto il secondo portiere.

Sepe

Una dura vita, a tratti tragica, quella dell’estremo difensore non titolare: il compagno sempre in campo, i 90′ mai nelle gambe, le partite di Coppa una volta ogni tanto, e magari in quell’incontro prendi pure gol perché la fortuna è cieca ma la sfiga si che ci vede bene. C’è chi, nella sua carriera, ne ha fatto un arte e dopo anni si è abituato a ricoprire il ruolo di “chioccia” verso il titolare. La piaga però sta aumentando e, con sé, porta dietro un cambiamento che nessuno avrebbe atteso: quello del secondo portiere giovane. Un controsenso assoluto, dato che un ragazzo avrebbe bisogno di giocare per crescere ed imparare ma non può farlo perché il suo posto è già occupato. Così, la rabbia prende il sopravvento e si può rischiare di incazzarsi come un Sepe qualsiasi. “Si ma tanto i soldi li prendi lo stesso”. Però, parliamoci chiaro: ci si sente inutili, è un mestiere tristissimo. E’ come dover fare Barrichello alla Ferrari ai tempi di Schumacher.

Come tanti altri, Sepe è giovane: troverà altre occasioni. L’importante è cercare di non restare imbottigliati in un ruolo che, per quante soddisfazioni possa dare, di certo non le regalerà dalla panchina o in virtù di qualche gara infrasettimanale. E l’etichetta di riserva, supponiamo, non può che avere un sapore al gusto di condanna.

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