Undici vocaboli italiani in disuso nel gergo del calcio

Undici vocaboli italiani in disuso nel gergo del calcio

Nelle telecronache di calcio impazzano stili e differenti parole, ma quali sono quelle ormai usate col contagocce oggigiorno?

“Incredibile! Proprio lui! L’uomo più atteso”, la frase che nessuno dirà mai leggendo il nome dell’autore di questo pezzo. Eppure, lo stile di telecronaca di Sandro Piccinini ha “imposto” che spesso le frasi da lui dette durante lo svolgimento delle partite diventassero parte integrante dell’esprimersi comune. O, comunque, interessanti esempi di come un telecronista possa diventare famoso anche aldilà del suo ambito. Restando in tema e fermandoci agli esponenti degli ultimi anni, senz’altro anche altri telecronisti posseggono ormai svariati tratti distintivi che li portano ad essere riconosciuti dal grande pubblico: si parte dai nomi allungati da Caressa dopo i gol al “Rete” ripetuto più volte da parte di Maurizio Compagnoni, passando per gli incensi di Marianella a Drogba ed Henry fino a “la touche” di Pierluigi Pardo. Ergo, ogni telecronista adotta in base al suo stile un glossario diverso, e differenti vocaboli. Ormai ne sentiamo di ogni in tutte le gare, tra originalità e ripetitività. Ma quali sono le frasi o i vocaboli italiani che, nel corso degli anni, sono andati in disuso o hanno finito per essere poco utilizzati? Ve ne proponiamo alcuni: l’attesa è finita! Preparatevi al mucchio selvaggio!

campo culo

– ARCO D’ANGOLO: non riguarda assolutamente il tiro con l’arco ma si riferisce, in realtà, alla zona entro la quale bisognerebbe inserire il pallone per calciare un corner. Condizionale d’obbligo, visto che ormai la sfera viene sistematicamente posizionate al limite dell’arco, quasi all’esterno di esso.

– ASCENSORE: quello scassato di casa nostra non riguarda il calcio. In questo caso, parliamo di un tiro la cui traiettoria s’incurva repentinamente mentre il pallone si trova in aria.

– AURELIO: De Laurentiis può stare tranquillo, perché in realtà il protagonista di questa “parola” è Andreazzoli, ex allenatore della Roma e ora preparatore atletico in giallorosso sotto gli ordini di Spalletti. Andreazzoli, infatti, vide la finta che poi avrebbe preso il suo nome in allenamento fatta da Taddei e sfidò il brasiliano a metterla in scena in partita. Detto fatto, con l’ex calciatore del Siena che contro l’Olympiakos, in Champions League, saltò un avversario proprio in questa maniera. Questa parola, più che in disuso, risulta essere poco utilizzata più che altro perché raramente la finta si vede nei campi di calcio.

– CAMPO PER DESTINAZIONE: lo spazio esterno che serve per effettuare rimesse laterali e i calci d’angolo, praticamente un prolungamento del campo che però non rientra nell’impostazione regolamentare dello stesso.

– CENTROMEDIANO/CENTROMEDIANO MEDOTISTA: sostanzialmente, il medianaccio che nelle formazioni offensive faceva il lavoro sporchissimo giocando centrale a tre . Con l’evoluzione del ruolo, più che altro questa parola è stata sostituita e semplicemente accorciata in “mediano” nell’uso contemporaneo.

– FOGLIA MORTA: in pratica, sarebbe il termine precursore pezzente della “Maledetta”.

– GOL A INVITO: quando un altro si fa il culo per tutto il campo e poi la passa a te che la metti in porta senza problemi, magari pure senza portiere.

– GOMERA: si ferma la palla con la suola di un piede e la si colpisce con l’altro. Sui campi il giochetto è molto noto, il termine un po’ meno.

– NOVEMBRINO: anni fa il calciomercato invernale si svolgeva a novembre. Di conseguenza, un calciatore che cambiava squadra nella sessione di metà stagione era chiamato in questa maniera.

– PRO FORMA: si riferisce al fatto che la prosecuzione di una gara dopo una sospensione momentanea, dovuta magari a scontri o disordini, sia necessaria al fine di evitare scontri peggiori in caso di sospensione definitiva. Tecnicamente non è solo un termine italiano ma universale.

– SFERA: termine carissimo a Carlo Nesti, che lo utilizzava probabilmente anche al bagno, ora è stato quasi soppresso. Qualche nostalgico, però, ancora lo utilizza in telecronaca o altrove.

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