SILVIO BERLUSCONI E GLI ALLENATORI: VENTI ANNI DI FRECCIATE

SILVIO BERLUSCONI E GLI ALLENATORI: VENTI ANNI DI FRECCIATE

Tutti quanti conoscono Silvio Berlusconi il politico. Quasi tutti conoscono Silvio Berlusconi l’imprenditore. Sono pochi invece quelli che conoscono il passato …

«Vorrei che il Milan possa fare quel gioco che ora si dice ‘alla Barcellona’ e che io praticavo da allenatore, nella squadra dei miei ragazzi: 24 passaggi di fila, mai più lunghi di quattro metri. Sarebbe il Milan che io preferisco. Quando il pallone si alza da terra e diventa cross, ci sono 9 possibilità su 10 di perderlo». 

Tutti quanti conoscono Silvio Berlusconi il politico. Quasi tutti conoscono Silvio Berlusconi l’imprenditore. Sono pochi invece quelli che conoscono il passato di allenatore di Mister B.: tecnico del Torrescalla Edilnord.

La rosa dell’Edilnord era una rosa che farebbe impallidire il Milan di oggi: Paolo Berlusconi punta esterna, Fedele Confalonieri difensore e Adriano Galliani ala destra. Berlusconi, fac-totum del club, nel 1963 licenziò e sostituì l’amico Marcello Dell’Utri, tecnico ad inizio campionato, “perchè praticava un calcio troppo difensivo”. Nel 1967 la Domenica Sportiva voleva invitare l’allenatore e la squadra perché fino a quel momento unico club a punteggio pieno tra le giovanili milanesi. Ma purtroppo la domenica successiva l’Edilnord non andò oltre lo 0-0.

Il preambolo sulle doti da tecnico di Silvio B. è necessario per la seconda parte del nostro articolo (se così vogliamo chiamarlo).
Da presidente di club, Silvio Berlusconi per anni ha lanciato frecciate ai suoi allenatori (e non solo…), battute pesanti nei confronti dei suoi stipendiati, provocazioni passate alla storia con la nota frase annessa: “Se allenassi io…”. Lui, ex tecnico vincente dell’Edilnord e presidente finanziatore del suo club, non si è fatto mancare quasi mai giudizi negativi stronca-allenatori. Ma vediamo quelli più famosi.

Silvio Berlusconi ha dato senz’altro tanto al calcio italiano e ovviamente al Milan. Lui si è sempre dato il merito di aver scoperto Sacchi grande tecnico arrivato dalla provincia (Parma) e il merito di aver trovato il lavoro ideale di Fabio Capello (non dietro una scrivania, ma su una panchina come capo-allenatore). Ed effettivamente Sacchi e Capello, ancora oggi, sono considerati due dei tecnici più vincenti del calcio italiano e mondiale.

Le prime incomprensioni avvengono con Nils Liedholm nell’autunno del 1986 (primo anno del Pres): “Il gioco che propone non è funzionale al gol”. Ironica la risposta dello svedese: “Il presidente capisce di calcio, ha allenato l’Edilnord”.

In un periodo di profonda crisi rossonera, dopo i fasti del periodo Sacchi-Capello, il Milan, su segnalazione di Galliani nel 1996, vira sul tecnico uruguaiano del Cagliari Oscar Washington Tabarez. L’arrivo a Milanello non è dei più piacevoli, Berlusconi su precisa domanda risponde ironico: “Tabarez chi? Un cantante di Sanremo?”. Inutile dire che il tecnico non voluto dura fino al 1° dicembre, giorno del suo esonero.

Pochi anni dopo, Alberto Zaccheroni conquista un inaspettato scudetto col Milan nel 1999, pur non disponendo di una rosa eccezionale. A Silvio Zac non piace perchè utilizza la difesa a 3, mai concepita nella “storia del Milan”. La stagione seguente però Zac non riesce a confermarsi e Berlusconi riparte con le sue battute ad personam: “Un sarto distratto può rovinare una buona stoffa”. Zac tagliato.

Anni di battute non hanno invece quasi mai scalfito il buon Carletto Ancelotti, che se non avesse fatto l’allenatore sarebbe diventato un perfetto maestro Zen. Nel 2003, dopo la Champions vinta ai rigori contro la Juventus, Berlusconi nel salotto di Vespa mostra tronfio un foglietto dove c’è scritta la formazione vittoriosa a Manchester. “Ancelotti li ha fatti giocare come dico io e abbiamo vinto”, alludendo al fatto che in campo ci fossero le due punte come dogma presidenziale. Ingoiato il rospo con il consueto stile british, il bonario Ancelotti si è sentito dire nel 2009 di “aver perso lo scudetto per colpa sua” perchè “il Milan ha giocatori formidabili nel palleggio ma noi non abbiamo mai giocato così”. 

Leonardo è un’altra delle scoperte che Silvio B. proclama di aver fatto. Almeno all’inizio. Storia simile a quella di Capello, Leonardo fu spostato dalla scrivania al campo e in una stagione praticò un buon calcio senza però portare a risultati concreti. “Leonardo è un testardo, non mi ascolta e fa giocare male il Milan”. Leo se la prenderà così tanto da vederlo la stagione successiva seduto sulla panchina dei cugini-rivali nerazzurri.

Anche Allegri, livornese sospetto comunista per il presidente, riceve la sua bella fetta di provocazioni. L’ultima direttamente in dialetto milanese: “No el capisse un casso”. La traduzione non è necessaria, Allegri viene esonerato a dicembre del terzo anno.

Clarence Seedorf è sempre stato uno dei suoi pupilli: ragazzo intelligente, calciatore talentuoso e vincente. Il presidente decide di affidare a lui la panchina del Milan in corsa, pur essendo Clarence, un calciatore del Botafogo fino al giorno prima. In società non si fa amare molto per la sua scarsa diplomazia e pure qualche calciatore si lamenta dei suoi modi. Morale, Silvio direttamente dalla Sacra Famiglia di Cesano Boscone dove ha svolto i suoi servizi sociali lo destituisce a reti unificate: “Qui a Cesano ho incontrato tante persone che potrebbero tenere in mano lo spogliatoio del Milan”. Ciao Clarence a fine stagione.

E’ la volta di Pippo Inzaghi, ennesimo pupillo presidenziale. Con lui a luglio 2014 si respira un’aria nuova, diversa. Sembra tutta un’altra cosa. Già, sembra. Pippo deve farsi le ossa per allenare una grande squadra e questo Milan di grande ha solo il nome e le ambizioni del presidente. Dopo qualche mese, complice una classifica deficitaria, la bocciatura: “Io più spesso a Milanello? Sì ma se poi non fanno quello che dico…E’ stato chiesto invano di vedere i migliori giovani in campo nella prima squadra”. A fine anno SuperPippo esonerato, pur considerandosi allenatore del Milan fino al giorno della presentazione di Mihajlovic.

E’ di pochi giorni fa l’ennesimo attacco di Silvio B. proprio verso il nuovo tecnico serbo: “Sinisa è un ottimo preparatore, sa parlare alla squadra, ma al Milan serve un po’ di tattica…” Per cui pare che alla cena di Arcore (“C’erano lui e Galliani, li potevo avvelenare ma non l’ho fatto”) il presidente abbia mostrato i video di Bayern e Barcellona. Sinisa, non perfettamente uno yes-man, ha smentito la storia dei video e ha risposto sicuro di sé: “Parlo con società e presidente, ma le scelte tattiche le decido solo io”.

Tecnici del Milan sì, ma non solo come dicevamo. Di livello nazionale la polemica che lo vide contrapposto nel 2000, ad Europeo perso in finale contro la Francia, all’ex c.t. Dino Zoff“Il c.t. è stato indegno, incompetente. Si è comportato come l’ultimo dei dilettanti. Non si può lasciare libero Zidane”. Dino Zoff, uomo di pochissime parole e molti fatti si sentì talmente offeso da rassegnare le dimissioni senza però prima riservare lui una bordata mica da poco: “Non prendo lezioni di dignità dal signor Berlusconi”.

Alla prossima, probabilissima, puntata.

Admin Riccardo
@Rouge86Rouge
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