I GIRAMONDO DEL PALLONE: le storie di Abreu e Ito

I GIRAMONDO DEL PALLONE: le storie di Abreu e Ito

Nel calcio di oggi le bandiere sono una rarità. Molti giurano amore eterno verso la propria squadra di appartenenza salvo poi cogliere al volo la prima opportunità di guadagnare qualcosa in più in un altro club.

Non sono state bandiere né hanno minimamente avuto intenzione di diventarle Bobo Vieri, che ha militato in 12 squadre diverse e Zlatan Ibrahimovic alla settima squadra in carriera. Per ora.

Ma nel mondo c’è chi li ha superati.

Partiamo dal più matto di tutti, il giramondo del gol: Sebastian Abreu meglio noto come “El Loco”. Molti di quelli che masticano calcio lo conosceranno, in patria è quasi una divinità. Nel 2010 con un cucchiaio decisivo nella lotteria dei rigori permise alla Celeste di superare il Ghana e approdare alla semifinale di un Mondiale dopo 40 anni. Nel 2011 inoltre vinse la Copa America.

El Loco oggi a 38 anni gioca ancora. Nella ventesima squadra della sua carriera in 21 anni di attività. Si tratta dell’Aucas squadra ecuadoriana che lo ha acquistato in prestito 3 mesi per tentare la salvezza.

Abreu finora ha giocato in 8 nazioni diverse: Uruguay (con Defensor Sporting e Nacional), Argentina (con San Lorenzo, River e Rosario Central) Spagna (Deportivo e Real Sociedad), Brasile (con Gremio, Figuereise e Botafogo), Messico (con Tecos, Cruz Azul, America, Dorados, Monterrey, San Luis e Tigres), Israele (Beitar), Grecia (con l’Aris) e ora Ecuador (con l’Aucas appunto).

Recordman? Ci siamo quasi. C’è ancora qualcuno in grado di superare quel pazzo di Abreu.

Si tratta di un giapponese non particolarmente noto: Dan Ito, 39enne al 22mo club in 17 nazioni diverse. Vero e proprio giramondo del pallone Ito ha spiegato: “Mi piace scoprire culture diverse, voglio diventare un esperto di calcio asiatico. Mi piacerebbe fare l’intermediario o il giornalista”. Oggi sta giocando in Bhutan che non è un farmaco ma uno stato tra India e Tibet, lungo la catena dell’Himalaya. E’ il settimo straniero della storia a giocare in quel campionato. Fino a pochissimo tempo fa il Bhutan si trovava all’ultimo posto del ranking Fifa.

Dan Ito ovviamente è cresciuto come tutti i giapponesi della sua generazione col mito di Capitan Tsubasa, ovvero Holly Hutton del cartone Holly&Benji. “Nel 1999 il Vegalta Sendai in Giappone non mi rinnovò il contratto così cominciò la mia avventura all’estero, a Singapore”. Avventura che passa per Australia, Vietnam, Hong Kong (“dove in amichevole nel 2004 battemmo il Milan”), in Laos (“il Lao Toyota cercava un attaccante e mi finsi punta per passare il provino”); e poi di nuovo in India (“nei Churchill Brothers decideva il presidente chi scendeva in campo”), alle Maldive (“vivevo con uno svedese in un resort: lui lasciava la spiaggia solo al momento di giocare”) e in Nepal dove un club di Katmandu offriva rinfreschi ai pellegrini del tempio di Swayambhu.

Dan Ito non ha agenti:  “L’ho avuto ma ho capito come funziona il suo lavoro. Ora mi muovo da solo e cerco di rimanere in un posto mai più di un anno. Mi impongo limiti di budget. Cerco di imparare la lingua e mangio per il 30% giapponese e per il restante 70% cibo locale. Qui in Bhutan faccio l’allenatore-giocatore e la proprietaria del club è una bellissima ragazza della famiglia reale”.

Giramondo Ito, ma pure bomber. Chissà se un giorno gli ideatori dei manga e dei cartoni giapponesi non decidano di narrare le tue avventure!

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