Marco Pantani, l’uomo che andava forte in salita per alleviare la sua agonia.

Marco Pantani, l’uomo che andava forte in salita per alleviare la sua agonia.

Dopo la vicenda ancora poco chiara di Madonna di Campiglio del 1999 (sono caduto tante volte e mi sono sempre rialzato, stavolta non mi rialzerò più), Marco anc…

Sono passati 12 anni da quel sabato sera durante il quale mi raggiunse la notizia della scomparsa di uno dei miei idoli sportivi di sempre.Marco Pantani è morto. Ed è morto nella notte di San Valentino, da solo. In modo assolutamente inaspettato (non che la morte di solito mandi preavviso). 

Ai tempi ricordo che ancora me lo immaginavo corridore a tutti gli effetti, credevo che anche questa volta si sarebbe rialzato più forte che mai. Dopo la vicenda ancora poco chiara di Madonna di Campiglio del 1999 (“sono caduto tante volte e mi sono sempre rialzato, stavolta non mi rialzerò più”), Marco ancora una volta, dopo un periodo molto difficile, tornò. Tornò a lottare lì sulle salite con Armstrong e compagnia bella. Tornò a commuovere ancora per la sua grinta e la voglia di non mollare mai.
Già perchè, anche chi non ama il ciclismo o non lo segue, non può che rimanere affascinato ed emozionarsi nel riguardare le sue vittorie epiche e immedesimarsi in quel campione del popolo che arrivava stremato al traguardo. Sofferente. Ti dava l’idea di aver dato tutto. Un campione che “andava veloce in salita per alleviare la sua agonia”.
Pantani era un ragazzo introverso, ma che sapeva scherzare una volta finita la tappa. Era lontano da quel mondo di strafottenti e prepotenti che lo circondava. Quegli atleti che arrivavano a traguardo senza esprimere nemmeno un’emozione di fatica o di gioia. No, Pantani era un lottatore e la strada era il suo ring.
Quando scattava tutti ci alzavamo dal divano. Aspettavamo il classico: “E’ partito Marco, si è alzato sui pedali”. Rivedevamo le immagini del suo scatto bruciante, poco dopo essersi sfilato la bandana da testa. Poche volte credo di aver vissuto tali emozioni guardando un beniamino dalla tv di casa.
Pantani era questo ed altro. Un fuoriclasse assoluto nel suo sport, che evidentemente non è riuscito ad alleviare il dolore interno che aveva. E non era la salita, quella era la parte della vita che amava di più.
Grazie Marco, il tuo ricordo resterà indelebile.

Riccardo Russo

1 commenti

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  1. mik123 - 11 mesi fa

    :)

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