OLANDA-ITALIA 2000: IL RICORDO

OLANDA-ITALIA 2000: IL RICORDO

C’era il sole e faceva un discreto caldo. Un caldo non afoso ma fastidioso. Tornavo a casa a piedi col mio migliore amico, nonché vicino di casa e parlavamo già…

C’era il sole e faceva un discreto caldo. Un caldo non afoso ma fastidioso. Tornavo a casa a piedi col mio migliore amico, nonché vicino di casa e parlavamo già della partita. Ero poco più che un pischello, ormai avevo compiuto i 14 anni. Quel pomeriggio lo avevo trascorso come quello prima e come quello prima ancora: all’oratorio, a giocare a pallone. Ad imitare il tiro a giro di Del Piero, il tacco di Totti. Il ricordo di quel tardo pomeriggio è ancora nitido. Tornai giusto in tempo per sedermi sulla sedia della mia cameretta, mio fratello maggiore già comodo sul letto con il telecomando in mano e le due nazionali schierate in campo al momento degli inni.

La notizia del giorno era quella di Del Piero in campo al posto di Totti. Ricordo che la cosa mi fece umanamente piacere, effettivamente ho sempre ammirato Alex e non solo per il suo modo di giocare a calcio o per i suoi colpi. Lo vedevo perennemente in credito con la sfortuna: dall’anno in cui diedero il Pallone d’Oro a Sammer e non a lui, dall’insoddisfacente Mondiale del 1998 dove arrivò infortunato e dopo l’ultimo grave infortunio al crociato che ne condizionò sensibilmente il rendimento in quella stagione. In realtà, come tutti gli italiani da bar, i tecnici da telecomando, avrei visto bene Alex con Francesco. Già, di Totti mi piaceva quell’animo più irriverente, più fuori dagli schemi. Le sue giocate per certi versi sembravano meno eleganti del suo competitor, ma spesso, almeno negli ultimi periodi, più decisive.  Zoff, l’allora c.t. di poche parole, rischiò parecchio: dopo un ottimo Europeo da titolare, vedere Totti in panchina era un rischio che solo un uomo di grande personalità poteva prendersi. E lui lo fece.

Come mio fratello, vidi il primo tempo della partita quasi in silenzio. Per la paura ovviamente. Ancora oggi non ho capito se le bandiere arancioni che sventolavano ovunque all’Amsterdam Arena misero in soggezione o addirittura frastornarono i nostri. La squadra di Rijkaard ci fece girare la testa dalla tv, possiamo solo immaginare le sensazioni degli azzurri in campo. Dopo 14 minuti Bergkamp prese già il palo. Al 15° Zambrotta rimediò la prima ammonizione e solo 20 minuti dopo si fece cacciare fuori per un secondo fallo su Zenden che sembrava un’iradiddio. Passarono solo 4 minuti e fu fischiato un calcio di rigore un po’ generoso per un fallo di Nesta su Kluivert. Eravamo a poco dalla fine del primo tempo, fine che aspettavamo come si aspetta il piatto di pastasciutta cucinato dalla mamma quando stai morendo di fame. Una mazzata. Ricordo di aver detto sicuramente qualche parolaccia. Rimasi in silenzio. In quel momento, cominciò la partita di Francesco Toldo.

Un miracolo del vice Buffon (ad inizio Europeo erano queste le gerarchie) sul rigore di De Boer, allontanò lo spettro di una partita già compromessa. Nel secondo tempo la musica però non sembrava affatto cambiare. Un vero e proprio tiro al bersaglio. Vidi Del Piero fare il terzino destro (cercando di difendere il buco lasciato da Zambrotta) con costanza, sacrificio e dedizione. La difesa azzurra sembrava muoversi come le marionette a teatro: ognuno aveva il suo compito e sapeva di doverlo interpretare al meglio. Ma continuavamo a correre pericoli. Troppi. Al 62° l’altra mazzata: secondo calcio di rigore per atterramento di Iuliano sul compagno di club Davids. Confidavamo ancora in Toldone. Ma non ci fu bisogno di un suo miracolo diretto, Kluivert (cambiò il rigorista) centrò il palo.

La sensazione che si ha in questi casi, in queste partite è la solita. Sarà capitato a tutti voi almeno una volta. Ti senti così forte, così sicuro, dopo aver scampato l’ennesimo pericolo che un po’ fai lo spocchioso: “Dategliene un altro dai!”. Dissi sicuramente una cosa così.

Ne uscimmo. Il secondo tempo, i cambi di Zoff (dentro Delvecchio, Pessotto e soprattutto Totti per Fiore) cambiarono volto alla partita. L’Italia non aveva più paura, noi non avevamo più paura. Gli Oranje in quel momento avranno pensato di avere contro un avversario in più oltre alla muraglia azzurra: la sfiga, che nobilmente potremmo chiamare fato. E si sa, contro quella non puoi farci nulla.

Passarono i minuti, i primi 90. Poi gli altri 30. Stavolta nemmeno i rigori facevano così paura. Ricordo le frasi di Pizzul che probabilmente tentava di scacciare via il sortilegio che pendeva sulla nazionale azzurra da anni: “Nel ’90, ’94 e ’98 siamo sempre usciti da questa che viene chiamata giustamente lotteria dei rigori”. Se poi come primo rigorista vedi arrivare Gigi Di Biagio non puoi non pensare di rivivere quei momenti poco felici.

Zoff raccontò che Di Biagio si era già convinto, ma poi servì una pacca sulla spalla per dargli forza. Il suo tiro fu preciso, secco e potente sotto l’incrocio. De Boer, quello che sbagliò nei 90 minuti, tirò un altro rigore lento e centrale: San Francesco fece un’altra grande parata. Ebbi la netta sensazione che agli occhi degli olandesi Toldo sembrasse Iron Man. O qualcosa del genere. Pessotto mirò l’angolino, il gigante Jaap Stam mirò qualcuno in tribuna. Poi il genio: sul dischetto si avviò Francesco Totti. La storia è ormai diventata leggenda. La leggenda del “Mo je faccio er cucchiaio”. Possiamo solo immaginare la faccia di capitan Maldini dopo aver udito queste parole. Poco importa, il genio e l’audacia quella sera vennero premiate. Lo scavetto riuscì. E poco importa che Kluivert segnò il suo rigore e che il nostro capitano sbagliò il suo, calciato addirittura col piede meno nobile, il sinistro. Quella era, ormai chiaro a tutti, la sera di Francesco Toldo che si tuffò a parare l’ennesimo rigore a Bosvelt. Quella era la sera di Zoff e di tutti gli azzurri. Quella era la sera degli italiani, di noi tifosi. Quella era un po’ anche la mia sera, che ancora oggi ricordo da tifoso come una delle più belle della mia vita.  

Admin Riccardo
Rouge86Rouge

 

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