La partita di calcetto di Santo Stefano.

La partita di calcetto di Santo Stefano.

Riesci a tirar su una mandria di bisonti che sente il bisogno di scaricare i chili guadagnati in pochi giorni, con la stessa facilità che ci mette Bobo ad avere…

Dopo una 48 ore non stop di pranzi e cene (in realtà nel mondo moderno ancora nessuno è riuscito a distinguere le une dalle altre per via delle interminabili maratone seduti a tavola con le posate in mano), arriva il fatidico giorno in cui ti metti d’accordo con i tuoi amici per una salutare partita di calcetto, che nelle tue più rosee previsioni dovrebbe farti perdere dagli 1 ai 3 etti (tanto bastano per farti sentire a posto con la tua coscienza e tornare pronto per la “finale da tavola” del 31 dicembre). Quel giorno solitamente è il 26 dicembre, Santo Stefano.

Riesci a tirar su una mandria di bisonti che sente il bisogno di scaricare i chili guadagnati in pochi giorni, con la stessa facilità che ci mette Bobo ad avere il numero di una velina. Concordi un orario che vada bene a tutti (e non è mai una cosa scontata: finisci per dover mediare tra un padre di famiglia e un animale da bancone che la sera prima ha fatto il Tour de Bar per rendere omaggio alla nascita del Signore Gesù), scegli la maglia più ignorante che hai (ripieghi sempre su quella tarocca di Scozzarella) e ti dirigi al campetto con molti chili e tanti racconti da condividere coi tuoi amici.

Dopo due minuti, il tuo compagno ha già il fiatone e le mani sui fianchi: dice di sentire il brasato che viene su. Dopo 5 minuti concordi all’unanimità una pausa per bere un po’ d’acqua. Le fidanzate che assistono al gelo a questo scempio, parlando più che altro dell’ultima borsa che si sono regalate a Natale, ogni tanto dirigono uno sguardo preoccupato verso quegli indifesi pachidermi vestiti con maglie colorate e pettorine gialle. I falli di frustrazione arrivano già all’undicesimo minuto, perché solitamente nella compagnia c’è sempre lo smilzo che non ingrassa nemmeno mangiando un cappone intero e va alla velocità della luce rispetto ai suoi avversari e/o compagni che appunto tendono ad omaggiarlo di entrate scomposte su tibia e perone come gentile avvertimento. E’ un trionfo di fisici a pera che rincorrono (si fa per dire…) sudati un pallone che non raggiungeranno quasi mai: gli scatti nelle partitelle del 26 dicembre sono vietati dal regolamento interno, più efficace di quello dell’Uefa. Gente paonazza che ha iniziato la partita con una maglia azzurra, che col passare del tempo diventa blu scura per ovvi motivi di sudorazione eccessiva. Lingue da fuori, salivazione ai minimi storici e gente che implora spassionatamente la propria ragazza di recarsi al bar vicino per prendergli un Gatorade.

Alla fine di questa terribile e faticosa ora di gioco, che più che un passatempo ti è sembrato un martirio, vi recate negli spogliatoi dove l’unico che ha fiato per narrare le imprese di oggi è ovviamente lo smilzo. Il tuo compagno che dopo due minuti era già fermo ti sembra sull’orlo di un infarto, ma ti disinteressi perché a mala pena potresti porgergli l’inutile domanda “Come va?”.

Nonostante la fatica, le ciocche sotto i piedi, i crampi ovunque, il fiatone che ti dura fino a casa…chi di voi avrebbe il coraggio di saltare la tradizionale partita di Santo Stefano?

Admin Riccardo
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