La partita di calcetto

La partita di calcetto

“Toglietemi tutto, ma non la partita di calcetto”. Ogni bomber che si rispetti, per tradizione, ne gioca almeno una a settimana. La partita tra colleghi di lavo…

“Toglietemi tutto, ma non la partita di calcetto”. Ogni bomber che si rispetti, per tradizione, ne gioca almeno una a settimana. La partita tra colleghi di lavoro, tra compagni di classe, tra coscritti…è l’appuntamento IMPERDIBILE della settimana.

Particolare non trascurabile: il vero bomber non prende mai la partita di calcetto come l’oretta di sfogo o di divertimento tra amici. Nella testa del bomber questo appuntamento è una specie di finale di Champions League che ogni settimana si ripresenta puntuale. 
L’avvenimento più importante della settimana è anche l’occasione per sfoggiare tutte le maglie brutte, ma anche quelle originali e inspiegabilmente strapagate di cui sei a disposizione. E’ l’occasione per vantarti con i tuoi amici: “Oh ma questa di Ciaramitaro?Pensa che era l’unica rimasta…se non ho avuto culo…”. E infine è l’occasione per emulare, imitare SUL CAMPO tutti i tuoi idoli. Per provare quei numeri di Ronaldo o Neymar che hai visto la sera prima su Youtube. “Questo domani lo provo…voglio vedere se Gianni la vede!”. Il 99% delle volte ti infortunerai solo a provarlo nel riscaldamento.

La partita di calcetto è anche il momento in cui si riuniscono quelle “maschere” così diverse ma così comuni in tutto Lo Stivale, quei personaggi che danno vita ai famosi stereotipi del calcetto. Ecco i diversi tipi di bomber del calcetto, con annessa descrizione, che si trovano in ogni compagnia. Identificarsi sarà più facile del previsto…

L’organizzatore: è quello che si occupa dell’organizzazione della partita. E’ colui che si attiva già la settimana prima, che manda il solito messaggio predefinito allo stesso orario dello stesso giorno. Il più delle volte il messaggio serve solo da promemoria per quelli più smemorati. La bravura dell’organizzatore si nota nei momenti di difficoltà: quando uno ha la febbre, uno è ubriaco dalla sera prima e ha fatto perdere le sue tracce, l’altro ha l’immancabile cena di anniversario con la morosa e paccarla sarebbe come dire addio alla propria vita da ammogliato etc. etc. l’organizzatore viene spronato a dare il meglio di sé: fa scorrere la rubrica. Manda messaggi a gente che ha visto la sera prima mentendo spudoratamente: “A calcetto è un po’ che non giochiamo, ma se salta fuori qualcosa te lo dico!”, a gente di cui non pensava nemmeno più di avere il numero, passando infine a gente che magari non ha mai giocato una volta a pallone: “Ma raga, ne manca uno cosa potevo fare?”. Solitamente l’organizzatore è quello che ci crede più di tutti. Indossa solo maglie originali, di giocatori storici di Serie A, possibilmente i bomber di provincia: da Hubner a Chiesa, da Caracciolo passando per Protti e Maccarone.

Il ritardatario: è quello che arriva SEMPRE in ritardo. Lo dice la parola stessa. E’, almeno ad inizio partita, il più odiato della compagnia. Chi ha fretta di tornare a casa dopo la partita lo maledice ogni volta, ma lui noncurante delle critiche rivoltegli, trova sempre una nuova sempre più bizzarra scusa. “Ho dovuto portare il gatto dal veterinario” “Avete visto l’incidente?” “Scusate ho finito tardi a lavoro” “Ah ma non era alle 7 e mezza?” e così via. L’organizzatore spesso gli dice di presentarsi al campo mezzora prima degli altri, ma col tempo il ritardatario ha attivato un’altra qualità: si accorge che la cosa non è vera, quindi se la prende comoda comunque. E’ colui meno  attento al “vestiario”: spesso viene con maglie della salute e il più delle volte del colore sbagliato rispetto a quelle dei compagni che sono costretti ad indossare le pettorine. 

Il portiere: ci sono due tipi diversi di portiere: c’è quello che è felice di giocare in porta, pazzo come tutta la categoria, che ama buttarsi sui campi anche in cemento e poi c’è quello a cui è stato imposto di giocare in porta fin dalla giovane età, un po’ perché più grasso, un po’ perché più scarso, un po’ perché meno coinvolto emotivamente dalla partita. Ovviamente i risultati sono differenti: la prima categoria è formata da quei portieri che piuttosto che prendere gol venderebbero l’anima al diavolo. Il loro doping è una scorta di Red Bull che li tiene svegli e reattivi per tutta la partita. Sono anche dei trascinatori. La seconda categoria, è quella formata dai soggetti più taciturni, tranquilli, che nel corso degli anni a furia di prendere pallonate in faccia hanno sviluppato l’istinto di opporsi con qualsiasi parte del corpo al pallone. Per loro il pallone non è un amico, è piuttosto una specie di zanzara che hai voglia di scacciare a tutti i costi e che non ti dà tregua: ne esci vincitore se alla fine ti riesci ad opporre. I “pazzi” preferiscono le maglie di Higuita, Buffon, Frey. I “tranquilli” possono venire anche con una calzamaglia o una divisa senza numero né sponsor.

Il telecronista: è quello che non sta zitto nemmeno un secondo in tutta la partita. Scavalca immediatamente il ritardatario nella classifica del “più odiato della compagnia”. Commenta le azioni dei compagni, avvisa quando “scatta”, chi si smarca, chi è libero, anche chi è marcato. Parla ovviamente anche di più quando finisce in porta. I più specializzati riescono a commentare persino le azioni degli avversari. Tecnicamente è poco dotato, ma ha molto fiato il che gli permette di andare avanti a dire stronzate per un’ora. Non indossa maglie particolari, si ispira più che altro a Caressa, Piccinini o Pardo quando è in campo.

Il falloso: è quello che non molla un centimetro. Sente la partita forse più di tutti e questo lo porta a commettere una serie infinita di falli. Personaggio di poche parole, ma molto concreto. E’ della scuola di Montero: “O passa la palla o la gamba, non tutte e due”. Dà il meglio di sé quando si trova di fronte il dribblomane di turno: ne può uscire fuori lo scontro che deciderà la partita. A volte il falloso può diventare anche il rissoso: dipende dal morale di quella giornata e dalla sopportazione dei suoi avversari. Ovviamente i suoi idoli sono i difensori arcigni, non possedendo tra l’altro doti tecniche invidiabili. Maglie preferite: Materazzi, Cannavaro, Pepe, Stam.

Il dribblomane: è senz’altro uno dei più dotati tecnicamente: se non finisce a fare l’egoista è colui che sposta gli equilibri. Se diventa egoista ha un altro nome (vedremo dopo…). Tutti lo vogliono in squadra perché “è quello più forte”. Di solito da contrapporre al falloso e al portiere migliore della compagnia. Prende per mano la sua squadra e quando non riesce a far segnare gli altri, va in porta lui. Maglie preferite: Baggio, Totti, Del Piero. Difficile trovare uno con tutte queste qualità. Solitamente il dribblomane finisce per diventare il veneziano: parte a testa bassa, dribbla anche i suoi compagni, non la passa nemmeno sotto tortura e nemmeno se il telecronista gli consiglia il passaggio ideale. Finisce per perderla praticamente sempre. Viene apostrofato con insulti e bestemmie praticamente tutta la partita: “Uè Denilson, ti si è bloccato il tasto X?”. Lui dirà sempre e comunque che non è colpa sua, ma vostra “che non vi fate vedere o non mi chiamate la palla”. I suoi compagni ad un certo punto rinunciano pure a chiederla. Maglie preferite: Cristiano Ronaldo, Messi, Figo.

La punta: è colui che in una partita, 5 contro 5, si permette di non fare mai un passo dietro la propria metà campo. Solitamente è l’uomo di “peso”, quello più grasso della compagnia, che ha poco fiato perché beve come un irlandese e fuma come un turco. Un ex cannoniere che ha perso lo smalto del giovane goleador, ma ha ancora ottimi piedi. I compagni sopportano questa mancanza di ripiegamento, solo perché quando lo servi sui piedi spesso ti fa gol. Difende anche bene la palla, perché col suo culone è in grado di giocare da boa e prima di passargli davanti lui ha già dato via palla ad un compagno smarcato. Gran bestemmiatore, è anche una sorta di allenatore in campo: non corre ma fa girare i compagni come burattini a suon di moccoli romanzati. Maglie preferite: Ronaldo il fenomeno e ovviamente Ibra.

Il simulatore: viene soprannominato anche “Tania Cagnotto” dai colleghi di calcetto. Passa 50 minuti su 60 per terra a lagnarsi dopo ogni contatto fisico. Pur non essendo per forza gracile, cade con la stessa fragilità con cui cadrebbe Giovinco in uno scontro con The Rock. Dalla fine degli anni ’90 ormai non gli fischiano più un fallo a favore, ma lui prosegue imperterrito con la tattica del “lamento facile”. Maglie preferite: Inzaghi, Krasic ma anche quella di Neymar.

L’esagerato: è quello che arriva al campo mezzora prima di tutti. Negli spogliatoi si mette maglie e pantaloncini rigorosamente ufficiali e calzettoni originali. Fascetta per capelli e parastinchi assolutamente inutili, ma comunque firmati. Immancabile la fascia in testa, non avere capelli lunghi non è un motivo valido per evitarla. Fa una decina giri di riscaldamento, stretching, esercizi di respirazione. Quando arrivano gli altri è già il più sudato, pezzato e stanco di tutti. Crede sempre ci sia qualche talent scout pronto a vederlo giocare. Quando segna festeggia come i divi di oggi: esultanze alla Ibra, Toni, Gilardino…Maglie preferite: quelle degli anni ’80: Platini, Falcao e ovviamente Maradona. Va bene anche quella di Cruyff o del più recente Beckham.

Lo scarso: è uno dei più assidui frequentatori, solitamente è quello che si informa per primo e dà una mano all’organizzatore. Quest’ultimo non ha mai il coraggio di farlo fuori, nonostante gli insulti scritti e diretti degli altri partecipanti. Lo scarso è uno di quelli che ci crede di più, lotta e corre tutta partita, ma ha dei ferri da stiro impiantati al posto delle scarpe. Quando segna è una festa per tutti e lui spesso a fine partita è pronto a pagare da bere a tutti. Gioca con maglie rigorosamente tarocche da 10 euro alla bancarella o peggio ancora con quelle delle squadre di Serie A ma da allenamento.

Infine il pezzente: è quello a fine partita si “dimentica” sempre il portafogli in macchina o chissà dove. Quando va bene “gli mancano 2 euro, perché non ho voglia di farmi cambiare i 50”. Nessuno dei suoi compagni lo ha mai visto con una banconota, nemmeno da 5 euro, in mano. L’organizzatore è stato spesso tentato di non chiamarlo più, ma dato che quasi sempre si fa fatica ad arrivare a 10 partecipanti, ci mette lui il resto. Non dispensa però il pezzente da insulti infuocati, che il suddetto si sarà già dimenticato la prossima partita. Come il portafogli! Maglie preferite: a volte è stato visto giocare in polo, ma 5 euro in tasca MAI.

Admin Riccardo

Tratto dal libro: “Chiamarsi Bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi” – Historica Edizioni

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