La rivincita di Acciughina: perché anche nei ristoranti da 100 euro si può restar leggeri

La rivincita di Acciughina: perché anche nei ristoranti da 100 euro si può restar leggeri

Massimiliano riceve una chiamata di Marotta il 15 luglio mentre è a tavola davanti al suo abbondante pranzo (il solito yoghurt bianco). “Acciughina abbiamo biso…

Massimiliano riceve una chiamata di Marotta il 15 luglio mentre è a tavola davanti al suo abbondante pranzo (il solito yoghurt bianco). “Acciughina abbiamo bisogno di te”. Arriva a Torino tra insulti, bestemmie, gente che gli straccia l’abbonamento davanti alla faccia e si sente un po’ come a casa. Sa di non essere la prima scelta: solo Marotta stravede (!) per lui. Per il popolo bianconero è come accontentarsi di Rosy Bindi in una discoteca con le sorelle Buccino, le Nargi e Irina Shayk. I tifosi bianconeri lo accolgono come fecero nel 1999 con quell’altro signore “milanista” che pesava una cinquantina di chili in più: Carletto Ancelotti. Il compito non è facile, inizialmente deve farsi vedere all’interno dello spogliatoio. E decide di farlo evitando di mettersi di profilo.

Acciughina però ha esperienza, non stravolge nulla e continua anzi migliora il percorso agghiacciande (in senso positivo, ça va sans dire) del predecessore Conte. Parte con la difesa a 3 e lo fa per non lasciar pedalare da solo Bonucci, da sempre abituato al triciclo (con i partner Barzagli e Chiellini). Dà libera iniziativa dal centrocampo in sù a Tevez che lo ripaga a suon di gol e di balletti di dubbio gusto; scommette su Morata, il timido ragazzetto della cantera madrilena con la sorella figa, e viene ripagato con altri gol decisivi. Dopo 20 anni riporta a casa, grazie ai gol del signor Nargi (tra l’altro cavallo di ritorno pagato dal Milan, roba da far andar di traverso la cena di tre anni fa con Tevez a Zio Fester). Infine arriva a giocarsi una finale di Champions contro quei marziani del Barcellona.

In semifinale di Champions supera il Real di Ancelotti. Fosse “Man vs Food” non avrebbe senso fare pronostici. Ma lo Stadium non è il Burger King e Allegri presenta una squadra matura, intelligente e vogliosa. Scommette su Sturaro che fino a quel momento il Real lo aveva usato solo su Fifa, ma ancora una volta ha ragione. Morata e Tevez lo portano a vincere il match d’andata, mentre il buon Carletto si ingozza da solo con la scelta di schierare a centrocampo il mestierante Ramos e affiancare a Ronaldo il fantasma Casper con le orecchie a sventola (ovviamente Bale). Dopo lo stiracchiato ma vitale 2-1 a Torino, al ritorno i bianconeri replicano la partita perfetta pure al Bernabeu ed è Moratazo per i blancos (rete ancora una volta decisiva del bel Alvaro).

Finale di Champions dicevamo: la Juve ha una tradizione vincente nella Coppa dalle grandi orecchie più o meno come quella di Lebron in finale Nba. Allegri ne ha passate di nottate a darle ma soprattutto buscarle dal Barcellona. La Vecchia Signora parte subito male e prende gol con la stessa velocità con la quale un adolescente viene con il porno di Belen. La Juve è coraggiosa, pareggia col solito Alvaro, ma sul più bello Tevez si higuainizza (mira sballata sotto porta nel momento clou), Pirlo concede con 90 minuti di anticipo la passerella di addio (maleducati Iniesta e Rakitic che non si fermano ad applaudirlo) e Pogba gigioneggia facendosi ricordare solo per quel passo di valzer che gli concede Dani Alves in area catalana.

Poco male. Acciughina è nella storia. Alla fine nei ristoranti da 100 euro si può anche restare leggeri.
 

 Admin Riccardo
@Rouge86Rouge

 

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