La storia del Baby Brazil… in formato LEGO

28 dicembre 2011.

Probabilmente non ricordate nemmeno dov’eravate quel giorno. Magari, come ogni anno, stavate faticando per imbucarvi in qualche festa o organizzare all’ultimo istante la spesa per Capodanno. Con più alcool che cibo, naturalmente. Matteo, un altro Matteo, Nicola e Gabriele alla fine di quell’anno erano in Svezia: la terra di Ibra, delle bionde e del freddo. Un freddo diverso da quello del loro paese, San Nicolò a Trebbia, dove tra novembre e febbraio a volte il pallone nemmeno lo vedi tra la nebbia della Bassa Padana. Quel freddo strano che ti entra nelle ossa mentre il sudore sale, veloce, verso la luce dei riflettori. Quattro ragazzi della provincia di Piacenza e un pub di Stoccolma a fine dicembre: un incontro che non può finire a mezze di acqua minerale o acqua tonica.

Matteo, un altro Matteo, Nicola e Gabriele combattono il freddo con la birra. Magari qualcuna in più del dovuto ma poco importa. Non si sa come o perché ma all’improvviso piove in pieno tavolo una domanda: «Ma se l’anno prossimo facciamo una squadra per il campionato Amatori?». Dopotutto giocano già a calcetto durante la settimana e la compagnia in paese è piuttosto nutrita: se c’è spezio per un secondo giro di spritz al bar Giotto, passare da cinque a undici non è un problema. L’idea c’è, il tasso alcolico pure: nella fredda Stoccolma, a duemila e più chilometri da San Nicolò, nasce il Baby Brazil Amatori.

In squadra c’è gente come Lorenzo – per tutti Elle – che pennella. Sia in campo che con forbici e rasoio regalando tagli alla Borriello o all’Icardi. Manco a dirlo con la maglia 32. Ci sono i Regionali veloci Marco Pietra e Daniele Cignatta ad arare le fasce e quel tridente dove brillano “el Principe” Alberto Abi e Luca Scaramuzza. E quel numero 10 sulla schiena di Matteo Gazzolo, uno degli eroi di Stoccolma.

Un lungo cammino tra quelle categorie Seniores e Promozione. Un allenamento a settimana, la paglia appena fatta la doccia. Non manca proprio nulla per ambire alla finale del campionato Eccellenza della UISP. Giugno 2016. Sono ormai passati cinque anni da quella fredda notte svedese ed il Baby Brazil è lì, a giocarsela con il Caorso. Non può che essere una partita tignosa, tirata: l’anno prima era stato proprio il Caorso a vincere quella finale. Il Baby, con mister Marco Scaramuzza che carica i suoi dalla panchina, soffre, si sbatte e colpisce nel segno quando la difesa del Caorso non ne ha proprio più. Il giornale locale scrive di un successo di misura ma per il Baby è una vittoria da ricordare. Una rivincita inseguita un anno.

Non è soltanto un campionato di Eccellenza vinto per quei ragazzi di San Nicolò. La categoria è l’ultima cosa che conta quando c’è qualcosa da celebrare. Magari non con la solita cena che dura lo spazio di una serata o quell’aperitivo dimenticato già la domenica mattina. Ecco allora che Matteo e compagnia hanno un’altra illuminazione, proprio come quella svedese, di quelle che non ti aspetti: trasformare squadra, tifosi e sponsor in omini LEGO. Piccoli portachiavi con i tratti di ogni calciatore, nome e numero stampati sulla schiena.

Bomber di paese che si trasformano in LEGO. Perché non sarà una Champions League ma la soddisfazione è stata tanta, tantissima. Cinque anni per costruire un piccolo sogno di provincia, più di una stagione per realizzarlo dopo mille borsoni disfatti e chissà quante botte prese. Un sogno “piccolo” come quel Baby in formato LEGO. Che non molla mai di un centimetro. In campo o al pub: senza differenza.

 

Articolo di: Nicolò Premoli

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