Il curioso caso di Zlatan Ibrahimovic

Il curioso caso di Zlatan Ibrahimovic

“Il giorno in cui Dio decise di giocare a calcio”

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Ci troviamo a Malmò, una città della Svezia meridionale.
Il 3 ottobre del 1981, nasce Zlatan Ibrahimovic.
Figlio di immigrati jugoslavi, il padre Sefik è di origine Bosniaca e la madre Jurka è di origine croata. All’epoca entrambi erano considerati Jugoslavi.
Non si rendono conto di cosa hanno messo alla luce.
Non sanno che quel giorno, Dio ha deciso di impadronirsi del corpo di quel neonato.
Zlatan è un bambino vivace, esuberante, molto attivo.
Inizia a giocare a calcio da piccolo, la sua prima squadra è il Balkan. E’ proprio nel Balkan che Dio inizia a mandare segnali a tutti quelli che stanno guardando la partita.
Zlatan è in panchina, la sua squadra sta perdendo 4 a 0.
Entra in campo, segna otto gol. La partita finisce 8 a 5.
Gli avversari si lamentano dicendo che quel ragazzino è più grande.
Zlatan aveva due anni in meno degli altri.
Questo è solo l’inizio.

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All’età di tredici anni viene ingaggiato dal Malmo FF. La squadra nella quale debutterà in prima squadra e grazie ai suoi gol permetterà la risalita in serie A.
All’età di venti anni viene acquistato dalla squadra più blasonata dell’Olanda, il mitico Ajax.
E’ ad Amsterdam, il 22 agosto del 2004 che Dio manda un altro segnale agli spettatori.
Si gioca Ajax – Nac Breda, la squadra di casa è in vantaggio di quattro reti a una.
Zlatan riceve la palla girato di spalle verso la porta, si trova a una distanza di venticinque metri dal portiere avversario,  ha un difensore attaccato a lui.
Stoppa la palla, ma se la allunga un pochino, riesce lo stesso a vincere il contrasto. Punta la porta, finta di calciare di destro, se la porta sul sinistro saltando l’avversario.  Un altro difensore gli va in contro, finta di calciare di sinistro e poi subito altra finta di tiro con il destro, salta anche questo difensore. Sta per entrare in area, un avversario prova a fermarlo in scivolata, sposta la palla di esterno e lo salta.

Ormai è dentro l’area di rigore, ma c’è ancora un difensore, se la sposta di esterno destro, può calciare. Ancora l’ennesima finta di tiro, per portarsela sul sinistro, con questa giocata spiazza sia il difensore che il portiere. La porta è vuota, piatto sinistro e gol.
Un essere umano non può fare una cosa del genere.

Tutte le squadre più forti d’Europa si fiondano sul ragazzo.
Arsène Wenger, allenatore dell’Arsenal lo chiama. Zlatan si presenta a Londra con il suo procuratore, Mino Raiola. Gli viene proposto un provino.
Zlatan rifiuta, lui non fa provini per nessuno.

Nell’estate del 2004 il ragazzo approda alla Juventus.
Prima di avere l’ok dal giocatore , la dirigenza gli promette una Ferrari Enzo.
Zlatan firma, ma la macchina non c’è.
Ne erano rimaste solo tre in Italia e la lista delle persone in attesa per avere la fantastica Ferrari, era lunga. Dovette intervenire Montezemolo per mantenere la promessa che la società aveva fatto al ragazzo.
In Italia, incanta gli spettatori.
Gol, giocate pazzesche, finte, numeri di prestigio e continui battibecchi con gli avversari.
A causa dello scandalo del calcio italiano, lascia la Juventus e approda all’Inter.

Il ragazzo sta maturando e lo si vede in campo. I gol aumentano, le giocate e le pazzie ci sono ancora. Diventa sempre più decisivo e indispensabile per i suoi compagni.
Ultima giornata di campionato della stagione 2007-2008, si gioca Parma – Inter.
Zlatan è in panchina, perché reduce da una pausa di un mese e mezzo, causa infortunio.
In palio c’è il titolo di campione d’Italia, il primo tempo finisce a reti inviolate Nel frattempo la Roma sta vincendo per uno a zero. Se la partita finisse in quel momento, la Roma sarebbe campione d’Italia.
Inizia il secondo tempo, Roberto Mancini decide che è arrivato il momento di Ibrahimovic.
E’ il quindicesimo minuto del secondo tempo, ripartenza dell’Inter. La palla ce l’ha Dejan Stankovic, ha appena superato la lunetta della metà campo del Parma. Zlatan gli va in contro, riceve la palla, la lascia sfilare evitando l’intervento del difensore, la conduce per un paio di metri e da fuori area calcia di destro.
Gol, uno a zero.
Un quarto d’ora più tardi, da un cross dalla destra di Maicon, Zlatan di piatto sinistro chiude definitivamente la pratica scudetto.
L’Inter è campione d’Italia.

Nel bel mezzo dell’estate del 2009, Zlatan lascia il ritiro della squadra nero azzurra e approda al Barcellona. La sua avventura in blaugrana, dura solo un anno. Non riesce a convincere Guardiola del suo talento, nonostante questo, segna, sforna assist, decide il Clasico e vince il campionato per club. Diventando il beniamino del Camp Nou.
L’anno successivo ritorna a Milano, sponda rosso nera questa volta.
Fa tutto lui, vince praticamente da solo il campionato della stagione 2009/2010. E’ il suo ottavo campionato di fila. L’anno successivo non riesce a ripetersi, vince però la classifica marcatori, diventando il primo a vincerla con due squadre diverse in Italia.

AC Milan v Atalanta BC  - Serie A

Nel 2012 sbarca a Parigi, è il Paris Saint Germain ad acquistarlo, firma un contratto di 14 milioni di euro a stagione. Naturalmente vince anche qui il campionato, ripetendosi anche nella stagione successiva.
A Parigi sembra che Dio abbia voluto farcelo capire senza mezzi termini, che in quel corpo non c’è un essere umano. Zlatan fa gol pazzeschi.
Il più incredibile è quello che letteralmente si inventa contro il Bastia.
Lucas parte in progressione sulla destra, crossa la palla in area, Matuidi in corsa la alza a campanile, la palla si dirige verso il dischetto del rigore, dove si trova Zlatan.
La palla è dietro di lui, in teoria non può fare molto, si ferma, guarda la palla e con la mossa dello scorpione,  la colpisce di tacco dandogli una potenza incredibile. GOL.
Portiere immobile, incredulo, il parco dei principi rischia di venire giù.
No, quello non è essere umano.

FC Barcelona v Paris Saint-Germain - UEFA Champions League Quarter Final: Second Leg

Ma c’è un gol che conferma la mia teoria.
Svezia – Inghilterra, gli scandinavi stanno conducendo 3 a 2, siamo nei minuti di recupero.
Un centrocampista svedese rilancia dalla sua metà campo, la palla arriva fuori dall’area di rigore inglese. Esce Hart, il portiere, la colpisce di testa. La palla supera Zlatan, potrebbe girarsi e metterla giù. No. Si gira, e realizza una rovesciata pazzesca, siamo sui venti metri dalla porta, la palla incredibilmente entra in rete.
Eh no, un essere umano non può neanche pensarla una giocata del genere.

Vi starete chiedendo perché nella bacheca di Zlatan Ibrahimovic non ci sia neanche un pallone d’oro.
Quello è un premio che danno agli esseri umani.

P.S: Spero abbiate colto la mia ironia nel paragonarlo a Dio.
E’ solo un modo simpatico per manifestare la mia stima verso questo campione.

Articolo di: Gezim Qadraku

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