Bomber Teams: Chiedi chi era il Messina

Bomber Teams: Chiedi chi era il Messina

Capita nel calcio, non molto spesso a dire il vero, che alcuni uomini speciali possano decidere di fondere i propri  personali destini per dare vita a qualcosa di più grande, che possa restare nella memoria collettiva per generazioni. Nascono così Il Grande Real, il rivoluzionario Ajax, il gioioso Brasile del 70 o il Messina di Mutti. Ecco, oggi abbiamo scelto il Messina di Mutti.

Ma non è che parliamo gratis, senza motivo, di questa squadra. Non è nemmeno per lamentarci di come allora in Italia avessimo campioni come Rezaei o Iliev, e invece adesso niente. Vogliamo piuttosto dare un conforto alle debuttanti nella massima serie Carpi e Frosinone ricordando come, non molto tempo fa (stagione 2004/2005), da un ammasso di creta, ignoranza, arroganza e un giapponese… nacque una favola.

Serie A - Messina v Milan

Gli eroi di questa favola sono alcuni giovani italiani della categoria cadetta, soprattutto del Sud, che per la prima volta si mostrarono in Serie A con i giallorossi. Un Re che di nome faceva Arturo (non serve nemmeno il cognome), che i tifosi di mezza Italia hanno venerato. Un Bomber del calibro di Nick Amoruso e gli stranieri, pochi, dal profilo che non passava inosservato.

Tra i ragazzi, prima citati, che per la prima volta hanno visto la Serie A nello Stretto citiamo a memoria (tenete su i soprammobili e le sedie): Sasà Aronica, Ricky Zampagna, Ale “Roberto Carlos dello Stretto” Parisi, Mimmo Giampà, Marco “palla di gomma” Storari.

Se siete ancora in piedi, vi dico che non ho speso subito i nomi di Sasà Sullo, Carmine Coppola, Gaetano d’Agostino e Lele Ametrano. Non voglio compromettere la salute di nessuno.

Le storie attorno a questi personaggi sono poetiche. Riccardo Zampagna, che a vent’anni faceva il tappezziere, con il Messina segna alla Roma e a San Siro al Milan in una settimana. Le sue rovesciate sono patrimonio dell’UNESCO o, perlomeno, del comune di Terni (casa sua).

Dalla Ternana arrivava anche il “calabresissimo” Mimmo Giampà. Oltre a essere conosciuto perché centrocampista offensivo con i controcazzi, Domenico è ricordato per un celebre infortunio. Quando contro il Lecce, in seguito a un contrasto con Rullo, finisce per sbattere  sui tabelloni a bordocampo subito s’intuisce la gravita della situazione.

Giampà rimedia un taglio alla coscia profondo 20 cm. Un incidente, più da torero che da calciatore, che fortunatamente non coinvolge l’arteria femorale. Ci vogliono quasi 150 punti per suturargli la gamba. Siamo a fine ottobre; a gennaio sarà già in campo. (Bomber!)

Serie A: Messina v Juventus

Che dire di Alessandro Parisi? poche cose bastano. Nella stagione in questione segna 6 reti. Va anche in Nazionale, primo della storia del Club, e nel 2006 finisce addirittura nella lista dei preselezionati per Germania 2006. Anche sul piano tecnico basta poco per descriverlo: la sua fase difensiva, faceva il terzino, era paragonabile a quella di Berbatov il mercoledì mattina. Se ti trovavi sulla traiettoria del suo sinistro, però, era meglio fossi assicurato. Per tutelare i tuoi familiari, ovviamente; Perché eri morto.

Salvatore Aronica non ha invece nemmeno bisogno di presentazioni. Parlano per lui le future gesta “rosaneroazzurre” che lo hanno fatto inserire nel database dell’FBI. Al San Filippo spiccava i primi voli plastici Marco Storari. Anche per lui sono superflue altre parole. Dico solo “capelli e cerchietto”.

Anche gli stranieri non erano da meno. Ad agire da pilastri della difesa l’iraniano Rezaei e l’ivoriano Marc Zoro. Quest’ultimo è ricordato per aver abbandonato il campo col pallone sottobraccio contro l’Inter, in seguito a delle offese razziste. Un gesto, forte e deciso, arrivato ben prima di tutte le campagne di sensibilizzazione sul tema che sarebbero seguite negli anni.

In ogni caso non possiamo che chiudere con lui: Atsushi Yanagisawa. 28 presenze con i siciliani e nessun gol per il giapponese. Immaginare però i dialoghi a pranzo in una tavolata composta da lui, Sullo, Coppola, Aronica e Lele Ametrano vale il sorriso di un bambino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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