Storie di balzi di categoria…e del “grande” Ancona

Storie di balzi di categoria…e del “grande” Ancona

Quando una piccola formazione di Serie B, agguerrita ma ricca di quei cosiddetti “giocatori di categoria”, riesce a compiere il grande salto nella massima serie, si trova di fronte a un bivio decisivo. Confermare gran parte dell’organico e puntare sull’affiatamento? Scippare a suon di prestiti tutti i giovani esuberi delle big? Oppure dare la caccia ai vecchi volponi svincolati che non perdono mai il vizio?

Domande che affollano la mente di Carpi (che è vicino a Bonera…deve picchiare forte il sole giù di lì) e Frosinone in questi ultimi giorni di mercato. La risposta giusta, ovviamente, non c’è. Quando devi far la guerra coi sassi con chi ha le bombe non puoi stare tranquillo. Nelle ultime stagioni tante nuove piazze si sono affacciate per la prima volta nel calcio dei grandi, provando varie soluzioni. Ricordiamo il Treviso, privato per la massima serie dei gioielli Reginaldo e Barreto (sembra la Longobarda con Falchetti e Mengoni), costretto spesso durante le partite a mettersi l’elmetto aspettando che terminasse di grandinare.

Più recentemente abbiamo visto l’esempio di Empoli e Sassuolo. Queste realtà hanno saputo ben mescolare i “metodi” visti prima. Il massimo splendore però lo rappresenta il Chievo dei miracoli. I veneti sono stati capaci al loro primo anno di A, con la stessa formazione della B, di spiegare calcio alle grandi.

In fondo in fondo, ma non nei nostri cuori, c’è invece la “favola” dell’Ancona 2003/2004. Anche se è una favola mandate a letto i bambini! Solo a leggere l’organico, che tra l’altro è composto da tipo 40 giocatori, cresce un forte senso di malinconia. Pensate solo che svariati numeri della rosa ebbero in quella stagione diversi proprietari perché in molti non durarono più di due mesi.

Ecco i più incisivi:

Magnus Hedman (3 presenze e una “pera” dopo 43 secondi dal suo esordio), Mauro Milanese, Jimmy Maini, il fratello di Helguera, Milan Rapaic, Eusebio Di Francesco, Sean Sogliano, Gigi Sartor, un certo Dombolo, il “Toro di Sora” Luiso, “Tatanka-Gervasoni” Hubner (avrà avuto 50 anni), Cristian Bucchi, Paolo Poggi, Maurizio Ganz, giocatori di Serie C random, Dino Baggio (fenomenale…a USA 94) e un giovane, probabilmente scioccato, (e già pettinato male) Goran Pandev.

La storia si fece anche in panchina con la staffetta Sonetti-Galeone.

Un vero e proprio Cult del nostro calcio che riuscì a vincere la prima partita solo dopo 29 giornate ma a fermare la Roma lanciata all’inseguimento del Milan. Rossoneri che passarono la settimana prima della sfida di San Siro con l’ansia causata dall’acquisto da parte dell’Ancona di Mario Jardel.

Il brasiliano, che fece piangere il diavolo con Porto e Galatasaray, si presentò a Milano con la condizione fisica di una mucca da latte, uscendo sostituito tra le lacrime (forse doveva essere munto) dopo poco più di un tempo.

Chissà quante storie si celano dietro a questo affresco umano e di calcio che è la stagione 2003/2004 dell’Ancona. Per fortuna o purtroppo ai tempi non c’era Twitter.

 

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