Memphis Depay e la magia del numero sette

Memphis Depay e la magia del numero sette

Memphis Depay il 7 maggio 2015 viene annunciato come primo tassello della nuova stagione dei Red Devils. Lo United lo acquista per una cifra che si aggira sui 30 milioni di euro. Bazzecole se paragonati ai potenziali 80 per il 19enne Martial prelevato dal Monaco. In un mercato (il secondo a dire il vero) targato Van Gaal che è costato centinaia di milioni di euro.

Il ventunenne olandese proviene dal Psv Eindhoven, squadra dove ha militato per 4 stagioni firmando 39 reti in 90 partite. Un più che discreto bottino per un giovanissimo come lui, peraltro esterno offensivo e non prima punta. Per gli addetti ai lavori è un potenziale fenomeno, ma deve dimostrare di valere la “palestra” della Premier e soprattutto deve riuscire a conquistare il gradimento del pubblico esigente dell’Old Trafford. Niente di facile insomma.

Eppure Memphis non sembra un tipo che ha paura di prendersi le proprie responsabilità. Per niente. Van Gaal, che lo ha voluto fortemente, gli mette sulle spalle un numero particolarmente evocativo per la storia dei Red Devils: il 7. Il numero di George Best, di Eric Cantona, di David Beckham e Cristiano Ronaldo. Il sette del Manchester United: un onore ma prima di tutto un impegno, una missione, una grande responsabilità.

Il 18 agosto all’Old Trafford, lo United si gioca il ritorno in Champions dopo un anno “sabbatico”. La tensione è tanta, la paura di sbagliare fa tremare le gambe. Non si può sbagliare, non si può rischiare di fare un altro anno fuori dalla competizione più prestigiosa. L’avversario di quella sera è il Brugge, una squadra ostica ma non in grado di impensierire la rosa dei Red Devils.

Eppure dopo sette (guarda un po’) minuti le cose si mettono malissimo: punizione da sinistra degli ospiti, batte il numero sette (già) Vazquez. Palla che vaga in area inglese e tocco maldestro in scivolata di Carrick. La palla si infila nell’angolino, nella propria porta, alle spalle di Romero. Old Trafford ammutolito.

Partire con un handicap del genere potrebbe distruggere moralmente la squadra di Van Gaal: partire favoriti, davanti al proprio pubblico, con l’obbligo di non sbagliare e ritrovarsi sotto dopo soli 7 minuti. E’ come vivere un incubo.

Non c’è tempo per piangersi addosso e Memphis lo sa. Dopo 5 minuti viene servito con un lancio a sinistra: palla a mezza altezza, lui la stoppa, anticipa l’intervento di un avversario con un sombrero e si porta di testa la palla avanti. Dopodiché entra in area, nella selva di difensori, finta di calciare prima, trova un varco e infila di potenza e precisione la palla nell’angolino basso. Boato del pubblico. Risuona il classico “YEEEEAH” britannico. Memphis festeggia ma non troppo. Si fa sommergere dagli avversari, ma dallo sguardo sembra dire: “ehi ragazzi siamo ancora pari e io non ho ancora fatto niente”.

A tre minuti dal termine della prima frazione di gioco, Blind vede un taglio di Memphis che parte sempre alto a sinistra. Depay stoppa il pallone spiazzando un difensore avversario e dalla mattonella che ha reso celebre in Europa Del Piero lascia partire un tiro a giro sotto il “sette” opposto. Gol sensazionale. Partita ribaltata. Mamphis ora concede un mezzo passo di danza al pubblico, dopo aver scosso il dito indice, come faceva Ronaldo il Fenomeno.

Il Manchester va al riposo con una partita riaperta, il punteggio ribaltato. Ma ancora non basta. Prendere un altro gol in casa sarebbe catastrofico. E andare in casa del Brugge col solo vantaggio di 2-1 non lascerebbe tranquilli i Van Gaal Boys.

La partita perfetta di Memphis dev’essere ancora scritta: terzo minuto di recupero del secondo tempo, Memphis, sempre largo a sinistra e sempre di destro, lascia partire una parabola forte e precisa in mezzo all’area del Brugge. Il pallone finisce preciso sulla testa folta di Fellaini che schiaccia in rete il 3-1. Risultato che permette ai Red Devils di andare in Belgio più tranquilli.

Negli occhi della gente rimangono le giocate, la velocità, il tiro e la personalità di Memphis. Può essere stata una partita particolarmente ispirata? Forse. Ma sette (vedi…) giorni dopo Memphis in Belgio si fa apprezzare di nuovo, anzi forse ancora di più.

Solito movimento a convergere da sinistra e quando tutti si aspettano la stoccata, ecco che esce un tocco delicato “alla Pirlo” perfetto nel servire Rooney che sblocca la gara anticipando il portiere avversario con un tocco sotto. Il primo di tre reti della partita di Rooney, (quattro in totale per i Red Devils). L’aggregate delle due partite dice SETTE a uno.

Il repertorio di Memphis  in soli 180 minuti è completo. Tecnica, classe, velocità, potenza, senso del gol e visione di gioco. E un carattere da veterano.

L’altra sera un’altra perla (inutile) nell’esordio contro il PSV in Champions League. Memphis però è un giocatore. E sta dimostrando di meritare quel numero sulle spalle. E tutte le responsabilità che ne derivano. La magia del sette all’Old Trafford può continuare.

 

 

 

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