Falcao, quello del futsal

Falcao, quello del futsal

Trentanove anni, due mondiali vinti, gol mai banali: una carriera che si chiude tra lacrime e record infranti

La storia di Alessandro Rosa Vieira potrebbe essere quella di tanti calciatori brasiliani. Nasce nel 1977 a San Paolo, nel barrio Parque Edu Chaves. Suo padre fa il macellaio, lui gioca per le strade con altri ragazzi del quartiere. Tutto nella norma. E’ bravo Alessandro Rosa Vieira, se la cava con il pallone: lo iniziano a chiamare Falcao per quella somiglianza con l’ottavo re di Roma. Un altro Falcao, solo un altro modo di dare del “tu” alla sfera.

Guapira: la sua prima squadra. Ha nemmeno tredici anni. Ma ci mette davvero poco a passare dalle giovanili alla prima squadra. Falcao gioca a futsal, a quel calcetto capace di mandare in crisi coppie e nove giocatori a caccia del decimo che proprio non si trova. E non risponde nemmeno al telefono. Il futsal è un sentiero tortuoso per tanti, tantissimi giocatori brasiliani, un cammino da percorrere verso il calcio a undici. Basta chiedere a Ronaldinho e Neymar, non proprio due qualsiasi. Ma Falcao su quel sentiero si perde. O meglio, fa perdere la testa agli avversari. Gol su gol, lampi di classe e numeri che quando li vedi in giro per la rete ti fanno esclamare: «ma come avrà fatto?». Impossibile rispondere, impossibile trovare una dimensione per Falcao, quello del futsal.

Poteva mancare un giocatore così carismatico alla Selecao? Ovviamente no. Falcao indossa la maglia verde-oro nel 1998 e non la toglie più. Il 12 sulla schiena e quella capacità innata di segnare. Punizioni, rovesciate: non c’è limite alla creatività quando in campo c’è Falcao. Che incanta sul parquet ma sogna di poter calcare l’erba del calcio a undici. Magari con il Santos, la squadra tifata sin da bambino. Il sogno si realizza a metà: nel 2005 firma con il San Paolo e, quando mister Leao lo lascia in panchina, i tifosi sugli spalti rumoreggiano. Il sentiero per il calcio a undici è tortuoso: Falcao tocca la vetta ma ritorna al futsal. A quella nazionale brasiliana che porta a casa Copà America a profusione. E regala record ad un giocatore che tutti vorrebbero in squadra.

Mondiale 2016: i mesi ed i giorni passano per tutti, anche per chi ha la palla incollata ai piedi. Falcao ha 39 anni, ci sono gli ottavi di finale contro l’Iran. Chiamatela sorpresa, dite pure che voi ve lo aspettavate, ma l’Iran riesce a dare filo da torcere al Brasile. Si va ai rigori ed Ari colpisce il palo: per la nazionale verde-oro il Mondiale è finito. Falcao non trattiene le lacrime: è in ginocchio a terra, piange. Nonostante abbia superato il record di reti segnate, il suo Brasile è fuori dai giochi. Il pubblico lo applaude, i giocatori dell’Iran lo prendono e lo fanno saltare nell’aria. Proprio come si fa con un allenatore. La storia di Alessandro Rosa Vieira nel futsal finisce così, con un trionfo nella sconfitta. Con una tripletta che non cambierà il destino della sua nazionale. Ma che resterà per sempre nella storia del futsal.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy