La tragedia familiare e il ritorno alla vita di Kuba

La tragedia familiare e il ritorno alla vita di Kuba

Jakub Blaszczykowski, è stato con Kalinic, il super-acquisto della Fiorentina di Paulo Sousa quest’estate. Kuba, il soprannome che gli hanno dato gli amici per facilità, è un’ala tecnica, potente e con un discreto senso del gol proveniente dal Borussia Dortmund. Forgiato da Klopp, il polacco è uno delle ultime ali di ruolo presenti nel calcio moderno.

La vita di Kuba non è stata una vita semplice. Non è la solita storia che vede protagonista un ragazzino che non ha voglia di studiare, che gioca tutto il giorno a pallone, che toppa qualche provino e poi si rifà con gli interessi. No, la vita di Kuba è stata sconvolta fin da bambino da una tragedia familiare quasi senza precedenti.

Nel 1996, Kuba a soli 10 anni, assiste ad una scena orribile. Il padre Zygmut accoltella la moglie Anna (mamma di Kuba) davanti ai suoi occhi. Il padre ovviamente viene portato in carcere e lui in quel momento perde in un solo colpo i suoi due unici punti di riferimento fin dalla nascita. Kuba per diverse settimane non si alza più dal letto, sembra un vegetale. Si isola a scuola e dagli amici. Sembra l’inizio di una vita problematica.

Non lo sarà. Questo grazie alla nonna e allo zio, l’ex nazionale e capitano polacco Jercy Brazcek, a cui il piccolo Jakub viene affidato dopo la tragedia. Proprio lo zio lo aiuta nella rinascita. Il modo migliore per far sfogare un ragazzino di 10 anni è farlo giocare a pallone. Ovviamente la presenza costante di nonna e zio sono alla base della rinascita stessa di Kuba. Ma è la forza d’animo del ragazzino stesso a fare la differenza. Lo zio lo trasforma in un piccolo talento, lo sgrezza tecnicamente e gli insegna tutti i trucchi del mestiere.

Kuba per anni non ha parlato di questa vicenda, fino alla vigilia degli Europei del 2012. Pochi giorni prima gli arriva la notizia della morte del padre che lui non ha voluto perdonare: “Non capirò mai come mio padre sia stato capace di un gesto del genere. Non saprò mai cosa lo spinse ad uccidere mia madre. Sinceramente non c’è giorno nel quale io non mi chieda ‘perchè?'”. Farei di tutto per riportare in vita la mia mamma, vorrei sapesse del successo che ho ottenuto.”

E’ la prima volta che Kuba ne parla coi giornali. La seconda volta quest’anno nella sua autobiografia dal nome “Kuba”. Intervistato da Die Welt, il polacco si lascia andare al tragico ricordo: “Non è facile. Ma è un episodio che non dimentico e che non dimenticherò. Fa parte di me. Quel giorno la mia vita è cambiata, è stata stravolta, ma credo di aver acquisito molta forza. Ho affrontato tanti problemi nella mia vita, cose che altre persone avrebbero percepito come tragedie. Io invece non mi sono fatto sconvolgere. So che qualsiasi cosa accadrà, ho già vissuto di peggio.”

Kuba spiega che non è stato per niente facile riprendersi: “Da quel momento in poi mi sono allontanato da tutti. Per anni non ho accolto amici a casa”.

Nel libro poi i ringraziamenti alla nonna che ha cresciuto lui e i suo fratelli e allo zio che lo ha plasmato come calciatore. Oggi la vita di Kuba è cambiata totalmente. “Faccio il mestiere che ho sempre sognato di fare, sto bene, guadagno bene. Ho un amico che si sveglia tutte le mattine alle 6 e non sa nemmeno se può andare in ferie”. Oggi Kuba è un ala di livello mondiale e vive una vita serena. Questo grazie all’aiuto di chi gli è stato vicino, ma soprattutto grazie alla sua forza di volontà.

 

 

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