Diamo a Bobo quel che è di Bobo: Vieri Bomber non solo fuori dal campo

Diamo a Bobo quel che è di Bobo: Vieri Bomber non solo fuori dal campo

Discutere in tale sede di Christian Vieri è scontato, quasi superfluo e relativo: ispiratore di un movimento goliardico che ormai da anni domina il panorama dei social network, Bobo è stato (e continua ad essere) l’idolo di molti ragazzini che sognano di fare la bella vita del calciatore. Soldi, sesso, fama, sponsor, gloria. Il mondo a portata di mano. Anzi, di piede. Ma nell’ingordigia di amore e venerazione sovviene un problema, di entità piuttosto importante: gli stessi ragazzini che idolatrano il Vieri castigatore di veline o re dei locali conoscono poco o nulla della carriera scintillante del Vieri calciatore. Perché il calcio non è solo rose e fiori ma specialmente sudore, fatica, sangue, sacrifici. E, va detto, Christian Vieri di sudore ne ha perso a litri. Perché è stato un grande calciatore, uno splendido attaccante. Forse uno dei calciatori italiani più forti degli ultimi 40 anni. E c’è da rassicurare: le eresie le lasciamo ad altri.

Più di 500 presenze e quasi 250 gol in carriera. Torino, Pisa, Venezia, Juventus, Atletico Madrid, Inter, Milan, Fiorentina, la Nazionale tra le altre. Dal 1991 al 2009 pochi hanno dominato le difese avversarie e fatto inginocchiare portieri di alto rango come lui. D’altronde, così come provvede a fare adesso fuori dal rettangolo di gioco, Christian Vieri tendeva ad essere protagonista anche quando il pallone gli transitava sui piedi: nomade del pallone come pochi altri colleghi, con ben 12 squadre in carriera, Vieri è stato inserito da Pelè nella lista dei FIFA 100, ha vinto la classifica cannonieri sia in Italia che in Spagna ed è stato decretato per due volte miglior giocatore italiano.

Maldini Vieri

Le reti gonfiate e i record macinati parlano per lui. Con le grandi ha toppato solo al Milan, dove una spietata concorrenza e l’avanzare dell’età si sono rivelati nemici insormontabili. Alla Juventus lo ricordano per le doppiette e un rapporto non idilliaco con Lippi e la tifoseria. L’Atletico Madrid ha aspettato per anni un bomber come lui dopo la partenza verso l’Inter, l’Odi Et Amo per eccellenza della storia calcistica di Bobone: le segnature vane, gli infortuni, lo spionaggio di Moratti, la classifica marcatori vinta con numero di gol superiore a quello delle partite giocate. La Coppa Italia, i tanti allenatori, la delusione del 5 maggio, il boato di un San Siro ai piedi del Re.

Scudetto, Supercoppa Italiana, Coppa Italia, Supercoppa UEFA, Coppa Intercontinentale, Coppa delle Coppe. Una classifica marcatori, una Pichichi. L’Europeo Under 21 1994, gli Oscar del Calcio, i FIFA 100. A Vieri trofei e soddisfazioni non hanno mai voltato le spalle. Ma i successi non arrivano da soli: si costruiscono, si plasmano in maniera demiurgica con volontà, forza, mentalità. Il terreno che brucia, il segno permanente dei tacchetti sulla pelle, l’odore del cuoio, l’essenza del tifo. Tutto innestato nel cuore di chi lotta per il lavoro più bello del mondo. Checché se ne dica o se ne possa pensare, Vieri era talento puro, banalizzato da una stazza che lo esponeva a paragoni più limitanti. Ma al talento si è unito l’impegno. Forse non costante, spesso faticoso, ma presente. A quei ragazzini che sognano, da grandi, di fare “il Bobo Vieri” lancio un appello: che lo sfizio non appaghi la resa. Perché essere riconosciuti può essere bello, soddisfacente, accattivamente. Far parte della Storia, invece, è un’altra cosa. E chissà che un giorno un nuovo e vero erede di Vieri non possa realmente ripercorre le sue orme, consumate ed ignorante troppo di frequente ma ugualmente cicatrizzate sulla terra e nel cuore di molti. Un Bomber nel destino, di nome e di fatto.

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