Raccontami di Del Piero

Raccontami di Del Piero

Me lo ricordo ancora quel giorno. Giocavamo al torneo dell’oratorio, la nostra squadra era l’ A.C.D. (Associazione Calcistica Dinamite), indossavamo le divise biancorosse dell’Olympiakos nemmeno numerate. Fabio ad un certo punto anticipa un avversario, alza la testa e mi vede. Mi lancia un pallone preciso sulla corsa. Sono leggermente spostato sulla sinistra del campo, al limite dell’area di rigore ricevo il suo passaggio e mi trovo un avversario davanti; con l’esterno destro mi sposto la palla sul piede preferito, scorgo un piccolo varco tra le gambe del mio marcatore e il palo della porta. In quel preciso istante lascio partire un bel tiro a giro che mai, proprio mai più, mi sarebbe venuto. La palla si insacca sotto l’incrocio e io urlo: “DEL PIEROOO!” quasi fossi Caressa. Sì ecco perché mi è venuto tutto così semplice, quasi telecomandato. Quel gol l’ho visto fare in tv tante volte dal mio giocatore preferito. Da quella posizione, al vertice dell’area di rigore sulla sinistra dell’attacco. Da quella mattonella. Il gol “alla Del Piero”.

Non sono l’unico, lo so bene. Siamo in tanti, ragazzi della generazione degli anni ’80-’90 soprattutto, ad aver provato ad imitare Alessandro Del Piero. Ogni tiro a palombella, ogni pallone indirizzato sotto l’incrocio dei pali opposto, ogni colpo ad effetto che ci è venuto anche solo con una gran dose di fortuna, lo abbiamo accostato al suo nome.

Per quelli come noi Alessandro Del Piero è stato semplicemente un modello, un punto di riferimento costante che ha accompagnato e scandito tantissimi momenti della nostra vita sportiva e non. Per quelli come me, che hanno cominciato a seguire con passione il calcio a 7/8 anni, Del Piero è stato sempre presente. Sono cresciuto come uomo nel periodo in cui lui cresceva come calciatore.

L’INIZIO

La carriera calcistica di Del Piero sembra essere stata scritta da un immenso sceneggiatore. O da un ispirato autore di bestsellers. Fin dal suo approdo in bianconero, lui ragazzino non ancora ventenne, capelli lunghi e incolti e fisico da adolescente. Il leggendario presidente Boniperti scommise tanto su di lui tanto da sbilanciarsi con un paragone azzardato: “Il Milan ha Van Basten, noi abbiamo Del Piero”. Uno con poca personalità sarebbe stato definitivamente stroncato da tali aspettative. Non Del Piero.

La carriera di Ale è stato un saliscendi pazzesco, che al confronto il Blu Tornado di Gardaland è un tappa di pianura del Giro d’Italia. Mai banale, mai anonimo. Alessandro comincia a far parlare subito bene di sé quando viene chiamato a sostituire il giocatore più forte del mondo, il fragile neo Pallone d’Oro Roberto Baggio. Altro talento purissimo, anzi Divino come il suo codino. Purtroppo in quegli anni Baggio accusa diversi infortuni e Trapattoni prima e Lippi poi, non hanno particolari remore ad affidare la pesante numero 10 (allora non esistevano le maglie personalizzate) sulle spalle da putto di questo ragazzino di Conegliano.

Ale entra definitivamente nel cuore dei tifosi bianconeri (tra cui il mio) e sulle prime pagine dei giornali sportivi dopo l’emozionate sfida tra Juventus e Fiorentina il 4 dicembre del 1994. Alessandro segna il gol che completa la rimonta da 0-2 a 3-2, il gol decisivo dopo la doppietta di Vialli. E no, non è “solo” un gol determinante. E’ una magia acrobatica, una cosa mai vista prima su un campo da calcio. Un esterno al volo che va a spegnersi sotto l’incrocio dei pali opposto.

Da questo momento nasce la mia “delpierite”, una malattia contagiosa che evidentemente si è sparsa a macchia d’olio in tutta Italia. Da questo momento in poi nasce anche la leggenda. La leggenda dal soprannome Pinturicchio.

PINTURICCHIO

Pinturicchio è il soprannome di Bernardino di Betto Betti, pittore che visse a cavallo tra il 1400 e il 1500. Pinturicchio è il soprannome che l’Avvocato Agnelli affibbia in modo paterno al giovane Alessandro. Da grande appassionato di arte, Agnelli spiegava quel nomignolo così: “Se Baggio è Raffaello, Del Piero è Pinturicchio”. Cioè un grande artista, ma che doveva ancora dimostrare tanto per potersi avvalere della possibilità di essere accostato ad un grande del calcio mondiale come Baggio.

Quel soprannome piace subito ad Alessandro che nel corso delle partite merita sempre di più quell’accostamento. La Juve di Lippi vince al primo colpo lo scudetto dopo ben 9 anni di digiuno e Del Piero è uno dei protagonisti di quel titolo. La sua crescita è sotto gli occhi di tutti, la sua affermazione spinge addirittura la dirigenza a sacrificare il fragile Baggio per fargli spazio nell’undici titolare la stagione successiva.

E’ l’anno delle notti di Champions League, l’anno della musichetta che io e mio fratello alziamo a tutto volume prima delle gare, è l’anno delle notti dei “gol alla Del Piero”. Ale dipinge calcio, piazza il pallone sotto l’incrocio dei pali quasi ad ogni incontro. Una formidabile routine alla quale i tifosi bianconeri non rinuncerebbero per nulla al mondo. Che sia su azione o su calcio piazzato (vedi punizione contro il Real Madrid), Del Piero segna sempre. Le sue prestazioni trascinano la Juve di Lippi in finale di Roma contro l’Ajax. Finale poi vinta ai calci di rigore.

LA COPPA INTERCONTINENTALE

Alessandro è indiscutibilmente tra i tre giocatori più forti al mondo. A Tokyo porta la Juve sul tetto del mondo grazie ad un gol allo scadere della finale di Coppa Intercontinentale contro il River Plate. Un gol sotto l’incrocio opposto. Anche qui “alla Del Piero”.

Peccato che Ale non sia tra i primi tre giocatori secondo la giuria del Pallone d’Oro. Rimane ai piedi del podio, al quarto posto, nonostante le vittorie di Champions ed Intercontinentale. Il Pallone d’Oro va a Sammer.

Sembra l’inizio di una carriera senza limiti per Alessandro. Quel Pallone d’Oro non vinto può sembrare un cruccio, certamente ai tempi tutti noi abbiamo pensato: “Avrà tempo e modo per vincerlo”. Ma non succederà.

Del Piero nelle stagioni successive, senza Vialli, diventa un vero uomo squadra. Un leader silenzioso che trascina la Juve a suon di gol. Impara a segnare anche gol meno belli, comincia a gonfiare la rete a raffica. Gioca altre due finali di Champions purtroppo perse. Nella prima contro il Borussia segna uno strepitoso gol di tacco, tuttavia inutile.

Nella seconda persa, la terza finale di fila giocata, Ale ci arriva infortunato. Di là c’è il Real Madrid del suo alter-ego spagnolo Raul. Roberto Carlos alla vigilia dice di temere più lui che Zidane. Ale però non gioca bene, Mjiatovic timbra l’1-0 e la Juve ancora una volta sfiora la coppa dalle grandi orecchie.

E’ l’anno del primo Mondiale di Ale. Il rapporto con la nazionale per Del Piero è stato conflittuale per la maggior parte della sua carriera. Come tra due innamorati che si desiderano troppo, Ale sembra quasi fare cilecca al momento di vestire azzurro. “Ti amo troppo per quello non posso averti”. E’ l’anno del primo tormentone: Baggio o Del Piero. Ne seguiranno altri. Baggio arriva in nazionale a furor di popolo e decisament più in forma del suo ex compagno. La rivalità finisce per logorare psicologicamente Ale che non si sblocca. Spedizione disastrosa, a casa ai quarti contro i padroni di casa, la Francia di Zidane.

IL GRAVE INFORTUNIO

Ale nel 1998 è comunque tra i più forti calciatori al mondo: lui con Ronaldo, Zidane e Raul. La mia prima maglietta da calcio acquistata è quella che porta il suo nome. Secondo l’ex direttore della Gazzetta Candido Cannavò “Del Piero non è ancora Platini. Ma da qui a fine carriera potrà superarlo”. E quando tutto sembra andare secondo la direzione giusta, seguire quella via tracciata in modo chiaro dall’immenso talento…ecco il primo vero “down” della carriera di Alessandro Del Piero: il grave infortunio di Udine al crociato.

Nessun delpieriano scorderà facilmente quel giorno: la faccia terrea e scavata di Lippi parlava da sola. Questo prima ancora di vedere la faccia sofferente di Ale coperta dalla sua stessa mano. Urla strozzate che segnano in modo profondo tutta la truppa bianconera, che quella stagione senza il suo punto di riferimento, si mantiene a distanza siderale dalla zona scudetto, tant’è che lo stesso Lippi rassegna le dimissioni. Un simile impatto emotivo l’ho avuto solo il giorno dell’infortunio più celebre del mondo: quello di Ronaldo all’Olimpico di Roma.

Tornerà Del Piero? Se sì come? Sarà ancora quello di prima? Domande lecite. Gli infortuni al ginocchio ed in particolare al crociato, qualche anno fa erano la pietra tombale sulla carriera di un professionista. Ale si opera in America e dopo una lunga e faticosa riabilitazione torna in campo la stagione successiva.

LE STAGIONI POST INFORTUNIO

Non sembra più lui. Ale non si sblocca nemmeno una volta su azione. E’ un attaccante, prima del crack come dicevamo si era trasformato in un ottimo goleador. Soffre il digiuno e durante una partita contro il Venezia litiga platealmente con il compagno Pippo Inzaghi, altro animale da gol, reo di non avergli passato una palla a porta vuota. Ale è letale dagli 11 metri, serve molti altri assist ai compagni (proprio Inzaghi su tutti), ma non brilla e non trova più la via del gol. Il nuovo allenatore Carlo Ancelotti però non lo mette mai in discussione: Del Piero gioca sempre, anche se gioca male. Deve ritrovare la forma e la confidenza col gol. A dire il vero Ale poi si sblocca e anche questa parte sembra scritta da una mano divina particolarmente acuta: è la penultima giornata e il suo gol inusuale (di testa!) permette ai bianconeri di battere il Parma e di rimanere in testa prima dell’epilogo di Perugia. Poteva essere il gol scudetto. Dal peso di un macigno. Invece sappiamo tutti come finì la partita di Perugia…

E mentre io comincio ad avere le prime cotte, Ale torna un calciatore ammirato e rispettato. La stagione successiva gioca sempre (Ancelotti stravede per lui), sale in cattedra Zidane e la Juve si gioca il campionato con la Roma. Campionato perso dai bianconeri e Ancelotti dice addio facendo di nuovo spazio al ritorno di Lippi.

L’EUROPEO DEL 2000

Capitolo nazionale: Ale ci ritorna per l’Europeo del 2000. Indossa il 10, ma per Zoff il titolare è il nuovo astro nascente del calcio italiano, Francesco Totti. Ale segna una rete bella (ma inutile) contro la Svezia nel girone e poi gioca da titolare soltanto un’altra partita: la leggendaria semifinale contro l’Olanda. Per via dell’espulsione di Zambrotta, Del Piero si sacrifica come terzino e aiuta Toldo e compagni a difendere il fortino dalle furie Oranje. Vittoria ai rigori e finale contro la Francia per la rivincita del Mondiale. Ale parte dalla panchina, entra sull’1-0 per gli azzurri ma…..in questo frangente probabilmente tocca il punto più basso della sua carriera. Ale sbaglia due gol clamorosi per il colpo del k.o. a tu per tu con Barthez. Wiltord segna il pari a tempo scaduto e il suo nuovo compagno di Juve Trezeguet segna il Golden Gol che laurea la Francia anche campione d’Europa.

E’ un disastro: Ale si colpevolizza e accetta il linciaggio mediatico “è solo colpa mia”. Ammetto di aver pensato seriamente che fosse arrivato per lui il momento del capolinea. Dov’è finito il mio calciatore preferito? Dov’è finito quel talento che mi ha fatto amare il gioco del pallone? Dov’è finito Alessandro Del Piero?

LIPPI BIS E I NUOVI SUCCESSI

Col Lippi bis e col nuovo partner in attacco (per l’appunto, David Trezeguet) Ale si ritrova. Non c’è più Zidane, ma c’è Nedved con Davids il polmone di questa Juve più solida e fisica. Alessandro torna a segnare con regolarità e affina una particolare intesa col francese ex Monaco. La Juve vince due scudetti e si ripresenta competitiva in Champions nel 2003. In semifinale i bianconeri sfidano il Real Madrid dei Galacticos: l’ex Zizou, ma anche Figo, Ronaldo, Raul, Roberto Carlos…una corazzata, una squadra che abbonda di qualità in ogni settore. A Madrid all’andata la Juve perde di misura, 2-1 con gol fondamentale di Trezeguet. Per battere il Madrid però al ritorno serve una notte speciale. Una prestazione superlativa. Che puntualmente arriva. Ale per l’ennesima volta si sente fischiare le orecchie “è in partite come queste che deve dimostrare di essere un campione, di essere decisivo”. Pronti-via, il numero 10 dei bianconeri serve di testa un pallone al bacio per Trezeguet che scaraventa in giravolta la palla alle spalle di Casillas. Poi decide di fare da sé: addomestica con classe un pallone schizzatogli tra i piedi, sfida in un balletto Salgado e Hierro e anzichè mirare l’angolo lontano, segna sul primo palo un gol bellissimo.

 

La Juve chiude la partita (quasi) perfetta col rigore di Figo parato da Buffon e col 3-0 (poi 3-1 finale) siglato da Nedved. Perché quasi? Bè per quell’ammonizione stupida che si prende il ceco durante gli ultimi minuti di gioco che gli costa la finale di Champions e costa cara ai bianconeri che perderanno l’italianissima sfida con il Milan dell’ex “eterno secondo” Ancelotti.

LA PANCHINA CON CAPELLO

Lippi saluta e alla Juve arriva il sergente di ferro Capello. Con il suo pupillo Ibrahimovic. Gli anni di Capello sono i più duri per Del Piero, lui stesso l’ha rivelato più di una volta. Le tante panchine gli fanno pensare addirittura di chiudere il rapporto, in apparenza inscindibile, con la Vecchia Signora. Capello a Del Piero preferisce molto più spesso Zlatan Ibrahimovic e Trezeguet. Talvolta persino Zalayeta. Ma Ale è un uomo squadra, non si lascia mai andare a sceneggiate in campo e accetta ogni decisione del mister per il bene della squadra. Ale però è anche un tipo orgoglioso. Nei pochi minuti che Capello gli concede a partita, lui tira fuori cosette del genere:

Oppure come questa:

Già, la leggendaria linguaccia alla Mick Jagger o se volete alla Michael Jordan. Vanto di ogni tifoso bianconero, utile per qualsiasi sfottò all’amico-nemico interista. O come nel mio caso, che quell’anno avrei dato la maturità, una “linguaccia” alla scuola secondaria e l’approdo al mondo universitario.

CAlCIOPOLI E IL MONDIALE 2006

Scoppia Calciopoli. C’è davvero poco da dire. L’animo degli juventini è tormentato. Quale sarà il futuro? Sempre rifacendoci all’illuminato sceneggiatore, ringraziamo ancora oggi che quell’estate particolare passò alla storia per altro oltre che per la peggiore pagina del mondo del pallone. E’ l’estate del 2006 e l’Italia si laurea campione del Mondo. Contro tutto e tutti, con una spedizione che rischiava persino di non partire, Lippi amalgama tutti i giocatori e li isola dal mondo esterno. Alessandro, che giusto quattro anni prima aveva partecipato da titolare nel tridente con Totti e Vieri alla celebre sconfitta contro la Corea, è uno dei simboli di quella Juve incriminata. Pensare al campo e non al futuro non è facile per i tifosi, figuriamoci per i professionisti che dovranno prendere le loro decisioni. Ale gioca qualche spezzone nel girone, ma Lippi crede in lui. Si conoscono da una vita. Del Piero gioca da titolare la partita contro l’Australia, quella decisa da un rigore di Totti al 90°. Poi rilascia una dichiarazione non “da Del Piero”. Si paragona ad Achille, dice di aver scrutato tutto dalla sua collina e che finalmente è il momento di scendere in battaglia. Ale indossa l’armatura più bella che ha e lo fa in uno stadio “amico” quello delle prime magie “alla Del Piero”. E’ la semifinale mondiale a Dortmund contro i padroni di casa della Germania. Ale entra nei supplementari, batte l’angolo da cui scaturisce il gol di Grosso. Ma non è ancora la sua partita. Quella che gli aveva profetizzato Lippi poco prima, rivoltosi alla panchina: “L’ho guardato negli occhi e ho capito che l’avrebbe risolta lui. Mi sono sbagliato, ha segnato il secondo gol”. Già, Ale con uno scatto da centometrista chiama palla a Gilardino ed in corsa mira l’angolo alto e lontano. Ennesimo gol “alla Del Piero” e una delle più belle pagine di sport che io abbia mai vissuto.

LA SERIE B

Ale da campione del Mondo scende in Serie B e con lui anche Buffon, Camoranesi e altri big come Nedved e Trezeguet. Ovviamene quella scelta, quel gesto, lo fece entrare di diritto (lui, come tutti i sopracitati) nel cuore della gente. Se mai ce ne fosse ancora bisogno.

Ale prende per la mano la sua Signora e la conduce fuori dalla palude. Ale in quella stagione nel campionato cadetto segna il suo 200° gol in bianconero (contro il Frosinone), vince la classifica di capocannoniere e la Juve nonostante la penalizzazione torna presto in A. E’ l’umiltà di un campione del Mondo che sceglie di non abbandonare la sua amata, sacrificando il suo bagaglio tecnico in un campionato che non dovrebbe appartenergli.

La stagione successiva Ale si conferma al vertice dei bomber anche in Serie A. La Juve con Ranieri arriva seconda ma non impensierisce mai realmente l’Inter campione d’Italia. Da quella stagione in poi comincia di nuovo un lungo periodo di buio, non tanto per Ale, quanto per la Vecchia Signora. Un terzo posto in extremis la stagione successiva con l’esonero di Ranieri e l’approdo in panchina del suo ex compagno Ferrara. Ed ecco in sequenza le stagioni negative con Ferrara appunto (e con Zaccheroni in sostituzione) e poi con Delneri.

L’ARRIVO DI CONTE

Arriva l’anno zero e approda in panchina alla Juve l’ex capitano Antonio Conte. Ex compagno di squadra di Alessandro, Antonio è un tipo dalle idee chiare che non si lascia affascinare dai nomi né tantomeno influenzare dal passato. Alessandro, che ha rinnovato in bianco la stagione successiva perché “un cavaliere non abbandona la propria Signora”, è in scadenza e per tutto l’anno non si parla del suo eventuale rinnovo. Ale non rinnoverà e dopo 19 stagioni sarà costretto dagli eventi a dire addio stavolta alla sua amata. Sul campo Del Piero non gioca spesso, come dicevamo Conte fa le sue scelte senza guardare in faccia a nessuno. Ma inaspettatamente la Juve arriva a giocarsi le sue chance scudetto contro il Milan. E’ in primavera che serve lo scatto da velocista, quello che ti permette di tagliare per prima il traguardo della lunga tappa. E quando ai giovani non abituati a questi palcoscenici tremano le gambe…ci pensa lui, ancora una volta subentrato dalla panchina, con un calcio di punizione decisivo per la vittoria contro la Lazio.

Io mi laureo e Ale si laurea dopo tanti anni di nuovo campione d’Italia. Gioca la sua ultima partita contro l’Atalanta in campionato. Noi tifosi ancora aspettiamo il miracolo: è possibile che se ne vada così? No, non può succedere realmente. Vedrai a fine partita quando solleverà il trofeo, lui e Agnelli andranno ai microfoni e sveleranno di aver voluto fare la sorpresa del rinnovo. Un regalo ai tifosi. Sì, sarà così.

Ale segna un gol e lo Juventus Stadium gli tributa un’ovazione. Poi al momento della sostituzione dopo un’ora di gioco, i brividi scorrono sulla pelle di ogni juventino. Quel lungo applauso, quegli occhi commossi, quel saluto a tutti i compagni e agli avversari che gli corrono incontro. La partita non esiste più. L’arbitro sembra quasi fermare il gioco. Tutto il mondo applaude, tutto il mondo si ferma. No, allora è davvero finita. Ale si va a sedere…non lo lasciano stare seduto, è costretto ad alzarsi e ringraziare tutto lo stadio per i cori e gli applausi. E’ costretto a fare il giro del campo. Mai successa una cosa del genere, la partita non frega a nessuno. Tutti vogliono rivedere Ale e tributargli il loro affetto, la loro stima, il loro amore.

Juventus FC v Atalanta BC  - Serie A

Una lacrima mi riga il volto, la Juve è tornata a vincere lo scudetto ma in fondo io non sono più così felice. Mi sono passati davanti 19 anni della mia vita. Da quando seguo il calcio, c’è Del Piero. Nel bene o nel male, lui c’è sempre stato. La sua vita, i suoi alti e bassi, le sue orgogliose vittorie dopo i suoi clamorosi insuccessi. La penna di quel famoso sceneggiatore che meglio non poteva descrivere la carriera di questo immenso campione. Il disegno di un artista che dipinge la carriera più emozionante mai esistita. Ora Del Piero, per chi non ha avuto la possibilità di vederlo giocare tutta la carriera, rimarrà nei libri di storia del calcio: 705 presenze e 290 reti con i bianconeri. Record su record. Ma per coloro che come me l’hanno visto giocare, sono cresciuti vedendolo allo stadio o in televisione, Del Piero non rimarrà solo nell’albo delle statistiche del calcio. Rimarrà nel nostro cuore, nei nostri ricordi, nei nostri pensieri. E nulla ci toglierà la possibilità di urlare ancora “DEL PIEROOO!” al prossimo gol sotto l’incrocio dei pali.

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