Le dieci cose che ti ammazzano il Fantacalcio

Le dieci cose che ti ammazzano il Fantacalcio

Non solo pianti disperati. Ma anche una serie di sfortunati eventi che ovviamente capitano solo alla vostra squadra…

Dieci. Come il numero di giocatori con cui non si vorrebbe mai giocare. A meno che l’avversario non si ritrovi con nove giocatori e con un portiere che porterà a casa almeno un paio di gol. Ecco cosa trasforma il fantacalcista in una belva assassina.

#9 L’INFRASETTIMANALE: che si potrebbe potenzialmente intitolare «Turnover fantastici e dove trovarli». Le partite nel mezzo della settimana rappresentano una prova durissima. Già in fase di inserimento della formazione. Tra giocatori che spariscono in tribuna, altri che scendono in campo a loro insaputa ci sono tutti gli ingredienti per trascorrere due giorni di fuoco.

#8 LE SCOMMESSE FALLITE: magari pure miseramente. Quei giocatori che dovevano portare lustro alla squadra e «Io ve l’avevo detto che questo era forte» nelle discussioni con gli avversari di lega. Porteranno invece una sfilza di insufficienze prima di finire in qualche serie minore. Tra gli sfottò generalizzati, naturalmente.

#7 IL MERCATO INVERNALE: percentuali di trasferimento che cambiano ogni giorno, contratti non rinnovati, prestiti all’estero. E pure lo spettro del campionato cinese dove evidentemente si gioca al fantacalcio con soldi veri. Quando l’inverno arriva, proprio come nel Trono di Spade, c’è poco da stare sereni. E sperare di ritrovarsi qualche giocatore sopravvissuto a fine gennaio.

#6 GLI INFORTUNI: no, non sono “non ti amo più” le quattro parole più difficili da digerire per un ragazzo. Ma “è rottura del crociato”. Chi ha detto che gli uomini non sono sensibili?

#5 IL GIALLO DOPO L’ESULTANZA: perché bruciare mezzo punto per niente? Proprio quel mezzo punto che potrebbe condurre al sessantasei. Ma quelle magliette danno così tanto fastidio? Tenetele su.

#4 IL GOL SUBITO ALL’ULTIMO MINUTO: detto anche “cazzo, fischia”. Quell’istante in cui carezzi il pensiero di averla portata a casa. Lo stesso istante in cui all’avversario segna un difensore. Che nemmeno sapeva di trovarsi in area su quel corner.

#3 IL GOL LASCIATO IN PANCHINA: dopo profonde ed accurate riflessioni sulla formazione, naturalmente. Tra “questo” e “quello” si tende spesso a scegliere di mettere in panchina quello che segnerà almeno un gol. Se è una doppietta la tendenza all’autolesionismo aumenta esponenzialmente.

#2 «HAI GIA’ VINTO»: una frase a cavallo tra pianto e gufata. Che sia scritta nel gruppo WhatsApp di lega o pronunciata davanti al primo anticipo del sabato poco importa. La conseguenza sarà univoca: ad ogni gol segnato partirà una raffica di insulti da fare invidia ad ogni Italia-Germania.

#1 BERARDI: da qualche giornata è finalmente tornato in campo. Nel frattempo depressione e alcolismo hanno subito un’impennata tra chi l’aveva acquistato a settembre. Magari preferendolo a Dzeko o Belotti. Forse è venuto il momento di mettere via la bottiglia di gin. Sperando che non venga rapito di nuovo dagli alieni.

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