Maledetto United, quello di Mourinho

Maledetto United, quello di Mourinho

Sono passati quarant’anni dai tempi di quel Leeds che fece impazzire Clough…ma c’è ancora uno United che pare decisamente maledetto…

No, questa non è la storia di quel Leeds che fece tremare tutta la Gran Bretagna, isole comprese, a metà degli anni Settanta. E tantomeno di Brian Clough che in meno di cinquanta giorni tentò di prendere per mano – o forse sarebbe meglio scrivere “per il collo” – quella squadra che in campo non le mandava a dire. E che rispondeva soltanto a quel mister che li aveva plasmati, cresciuti ed adorati, Don Revie.

Questa è la storia di un altro United. Che da ben più di cinquanta giorni ha perso il condottiero che per lunghissimi anni, interminabili stagioni, aveva fatto la sua fortuna. Una fortuna alterna come soltanto il calcio sa donare.

Jose Mourinho non è Brian Clough. Non ha allenato il Derby nella fanghiglia. Conosce meglio il rumore dello scatto di una macchina fotografica in tribuna dell’eco dei tacchetti sulle tibie in un anonimo campo di provincia.

Lo chiamano Special One ma qualcosa sembra non stare andando per il verso giusto.

Di “special” finora infatti c’è soltanto un conto piuttosto salato versato nell’ultima parentesi di mercato estivo. Le metafore su Pogba si sprecano come le occasioni che un certo Ibrahimovic, non un Manaj qualunque, non riesce a capitalizzare e a trasformare in gol.

Eppure a metà agosto pareva tutto filare per il meglio: Zlatan che segna, lo United che trova la quadra dopo due anni in cui Van Gaal aveva faticato ad incastrare tutti i tasselli al posto giusto. Dopo aver investito altre somme ingenti per rilanciare le ambizioni dello United.

No, questa non è decisamente la storia di quel Leeds che incantò l’Europa. Perché anche l’Europa, nel formato “ridotto” – almeno per come la vedono le squadre italiane – sta risultando parecchio indigesta per i Red Devils.

Regalando più di qualche schedina da buttare a chi si affidava proprio alla squadra di Manchester, non quella degli Oasis, per portare a casa almeno i soldi per un pacchetto da venti di Marlboro rosse. Per dire di “aver fatto cassa” almeno una volta al mese.

Niente da fare. Il Fenerbache va sul 2-0 e soltanto una staffilata di Rooney riesce a rendere il passivo meno pesante. La sostanza però non cambia: zero punti erano alla fine del primo tempo, zero punti sono al triplice fischio dell’arbitro. E la qualificazione appesa ad un filo.

In casa nostra c’è l’Inter che regala musi lunghi ai tifosi. In Inghilterra basta chiedere a chi ha venduto l’anima quei diavoli rossi. “Mourinho Out” è il mantra di un gruppo che ogni giorno fa sempre più proseliti. C’è chi vorrebbe organizzare il volo di un aereo con un chiaro messaggio per il tecnico portoghese che finora ha raccolto meno di quanto avesse fatto Van Gaal. Fuori da qui. Dalle “palle” o dalle “scatole” fate un po’ voi.

Imbarazzante per chi sostiene di essere il migliore. Inaccettabile per chi quei colori li indossa ogni giorno.

No, non è affatto il Leeds che fece impazzire Clough. Ma il “maledetto” pare accompagnarsi proprio bene a “United”. A più di quarant’anni di distanza con attori diversi, budget agli antipodi e quel Pogba che scatena fin troppo facili ironie.

Maledetto United: soprattutto quando tutte le schedine saltano per causa sua. Quando ci si aspetta almeno una certezza al giovedì. E pure questa è destinata a sfumare.

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