Francesco Totti e la maglia che vale più di un Pallone d’Oro

Francesco Totti e la maglia che vale più di un Pallone d’Oro

Da bambino quando stai imparando la matematica a scuola, provi a contare fino a 100. Ti metti alla prova, lo fai per puro sfizio, ma poi ti accorgi che è lunga e finisci solo perché vuoi arrivare alla fine. Cento, 3 cifre, cifra tonda. Poi pensi, “se è dura arrivare a contare fino a 100, chissà fino a 200 o a 300”. Francesco Totti oggi ha fatto 300. Ma siamo noi che ci siamo messi a contare. In questo caso i suoi gol con la maglia della Roma. Trecento, un numero enorme. E pazienza se quello di oggi è viziato da un evidente fuorigioco. Non sarà questo a scalfire di una virgola l’immensità del traguardo appena raggiunto. Francesco Totti, 38 anni, 24 anni di Roma. Un’icona, un simbolo, una bandiera. Il suo nome sarà sempre abbinato alla società giallorossa. Il capitano, il bimbo de oro, il Pupone. Francesco Totti è la Roma. Ed è questo che lui ha sempre voluto. Fin da ragazzino quando era indeciso se fare il benzinaio e il calciatore. Non abbiamo dubbi nel credere che da benzinaio non sarebbe stato altrettanto insostituibile. Per fortuna Francesco, o Checco per gli amici, ha scelto la strada giusta. Per fortuna sua, ma anche per fortuna nostra. Totti ha scelto di sposare la Roma a vita. Anche quando è stato, per almeno un paio di anni, il calciatore più forte al mondo. Trascinatore nella Roma e nella nazionale. Come all’Europeo del 2000, quando la sua stella brillò più di tutte nel firmamento della competizione. Più di quella di Zidane. Anche se purtroppo non bastò per farci vincere l’Europeo. In quei giorni il mondo scoprì chi era Francesco Totti. Totti che l’anno dopo vinse uno scudetto da protagonista. La stella più bella di un firmamento che comprendeva pure Batistuta, Montella, Samuel e tanti altri. E a Roma già bastava questo per non dimenticarlo mai più. Avrebbe potuto vincere il Pallone d’Oro quell’anno, ma si classificò solo quinto. Il trofeo lo vinse Owen, per carità un bel giocatore ai tempi. Ma non dotato della classe, la potenza, la fantasia di Francesco Totti. Nel 2006 la consacrazione (a livello di titoli) anche con la nazionale azzurra. Un Mondiale che Totti si è preso con tutta la sua volontà. Un Mondiale che gli stava sfuggendo per via di quell’infortunio grave alla caviglia. Non riuscì ad essere la stella più bella del firmamento, non era al top. Ma il suo sguardo dagli 11 metri contro l’Australia lo ricordiamo ancora tutti. L’unico cruccio è quindi quello di non averlo visto ricevere il premio individuale più ambito. Intendiamoci, il cruccio è tutto nostro. Totti lo ripete da anni: vincere a Roma ha tutto un altro sapore. Ed è vero. Si dice che lo scudetto a Roma ne valga 10 a Milano o Torino. Non si può quantificare con precisione, ma la tradizione e il palmares della Serie A bastano ad avvalorare a questa tesi. Francesco ai premi individuali ha scelto la sua Roma. Ha scelto di riscrivere la storia dei giallorossi con i suoi traguardi, le sue vittorie, i suoi record. Ha scelto di disegnare calcio sempre e solo con la stessa casacca addosso. L’unica maglia della sua vita. Per amore della maglia giallorossa ha scelto persino di non dividersi più con gli impegni in nazionale, nel 2006, dopo il Mondiale. Scelta che ha fatto discutere, scelta che va spiegata e compresa solo per amore. Già perché a tutti noi è capitato di fare pazzie da innamorati. E la sua “pazzia” è stata quella di dedicarsi solo ed esclusivamente alla Roma. Per oltre 20 anni e 300 gol. Non c’è stato un Francesco Totti al Real Madrid o al Milan o al Manchester United. C’è stato un solo Francesco Totti, il Francesco Totti della Roma. E pazienza se altrove avrebbe vinto di più, forse anche a livello personale. Per lui quella maglia vale più di un Pallone d’Oro.

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