Steven Bradbury: 15 anni dall’oro più inaspettato di sempre

Steven Bradbury: 15 anni dall’oro più inaspettato di sempre

C’era una volta, a Salt Like City, un pattinatore australiano. Che vinse un oro olimpico

«Squalificato Marc Gagnon, entra Bradbury»
(l’inizio della leggenda)

Era il sedici febbraio del duemiladue. E a Salt Lake c’erano le Olimpiadi invernali. Quelle dove si lotta per una medaglia nel curling. Quelle dove la mente viaggia subito a ripensare a quel film dove quattro giamaicani decidono di passare dalle spiagge bollenti della loro isola alle piste da bob di Calgary inseguendo un sogno. Quelle dove la realtà si spinse ben oltre una pellicola della Disney.

«Tutti vorranno incontrarlo in semifinale»

Short track. Per farla breve cinque pattinatori che devono percorrere il prima possibile mille metri all’interno di un ovale dove in curva si piega più che nella Moto GP. Steven Bradbury si ritrova in semifinale quasi a sua insaputa: è tra i meno quotati della batteria e soltanto due anni prima aveva subito la frattura di due vertebre cervicali in gara. «Difficilmente tornerai a pattinare» gli dicono i medici. «Sticazzi» risponde Bradbury. Che a Salt Like c’è, desideroso di stupire.

«Fuori dalla lotta quasi sicuramente Steve Bradbury»

La semifinale ha inizio e Bradbury è già ultimissimo. La strategia studiata con il coach Ann Zhang però è chiara: sapendo di essere il più lento meglio restare dietro e sperare che qualcuno, nella ressa, sbagli una curva cadendo a terra. E a terra cade proprio il coreano Kim Dong-Sung che in stile Iannone si trascina dietro anche un altro semifinalista. Bradbury taglia il traguardo al secondo posto: per lui si spalancano le porte della finale olimpica.

«Più indietro l’australiano Steve Bradbury»

In finale insieme all’australiano arrivano i pezzi grossi del pattinaggio di velocità mondiale. C’è pure Apolo Anton Ohno inneggiato dal pubblico di casa che si aspetta una medaglia pesante dal suo beniamino. Allo sparo dello starter Bradbury è già ultimo, ultimissimo. Davanti a lui si sgomita: Ohno è in testa, Ahn si accosta per tentare il sorpasso. Il quartetto si compatta nell’ultima curva ma cadono tutti. Ne resta in piedi soltanto uno, resta in piedi soltanto lui: Bradbury.

E’ medaglia d’oro. Nella più assoluta delle incredulità, in uno dei più grandi colpi di fortuna dello sport. In Australia hanno anche coniato una terminologia a lui ispirata. «To pull a bradbury»: vincere quando le circostanze sono le più avverse ed inaspettate. Vincere quando tutti pensano tu sia destinato a fallire.

Grazie Bradbury. Anche oggi a quindici anni di distanza.

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