Storie di Bomber: Più forti della pioggia. La seconda rinascita del Murialdo

Storie di Bomber: Più forti della pioggia. La seconda rinascita del Murialdo

Quando arriva un’alluvione anche la difesa più forte è costretta a cedere. In un piccolo paese del savonese però si è già ripartiti: per rinascere una seconda volta.

Ci sono campi dove non si giocherà mai una finale di Champions.

Campi dove se c’è una piccola tribuna in cemento è già una conquista.

Manti erbosi che di inverno diventano duri come il ghiaccio. Freddi come l’aria che tira nelle serate dedicate agli allenamenti. Quando la voglia di andare a tirare due calci ad un pallone sembra mancare.

Ci sono campi come quello del Murialdo. Un piccolo paese ligure nella provincia di Savona dove si raggiungono a stento i mille abitanti. E dove si gioca in Seconda Categoria.

Non ci sarà mai una finale di Champions a Murialdo. Ma anche quel campo ha le sue storie da raccontare.

Storie che potrebbero appartenere ad una qualsiasi squadra di dilettanti. Ma che sono al contempo uniche. Simili all’apparenza ma diverse da quelle di altri campi di provincia. Dove non ci sono trofei in bacheca ma soltanto bottiglie stappate per una promozione o pugni tirati al muro dopo un’espulsione.

A Murialdo quando si vince la domenica c’è spazio per una cena offerta dalla società dopo l’allenamento del venerdì. A Murialdo si gioca in un campo che un tempo era della parrocchia, senza reti né spogliatoi. Che sono arrivate soltanto negli anni Ottanta dopo il sudore versato dai tanti volontari che tengono così tanto al biancorosso della loro terra. Senza chiedere nulla in cambio.

A Murialdo è passata l’alluvione. Giorni di pioggia violenta che non fa sconti a nessuno. Che prende e spazza via tutto quello che incontra. Nemmeno fosse un attaccante lanciato a rete.

Quel campo già risistemato dopo le piogge di ventidue anni fa si ritrova lastricato di fango e sabbia.

Le porte hanno ceduto sotto la forza dei detriti, la corrente ha trascinato via parte di quel rettangolo di gioco dove ogni due domeniche c’era da giocare una partita. Dove un giorno, alla fine dell’allenamento, una volpe passò pure a rubare i guantoni del secondo portiere.

Ci sono campi che non ci sono più.

Ci sono squadre che hanno lasciato il borsone a casa ed hanno preso in mano stivali e pale.

Per inseguire una seconda rinascita. Per poter tornare a sgomitare in area di rigore a caccia di un pallone che arriva dalla fascia.

Ci sono squadre che non si giocheranno mai una Champions. Ma che sono forti. Più forti di un alluvione.

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