Essere El Shaarawy

Essere El Shaarawy

Inaspettato come un congiuntivo azzeccato da Sossio Aruta, si inserisce la pelata del Geometra Galliani che, dopo una trattativa degna del miglior parametro zer…

“Cucco su Facebook”.

Almeno una volta ci abbiamo provato tutti. Almeno noi persone normali. Inusuale il fatto che questa dichiarazione sia stata rilasciata da Stephan El Shaarawy, in un’intervista nel lontano settembre 2012. Nato a Savona da padre egiziano e madre svizzera, la cresta del piccolo faraone spunta tra gli articoli delle varie testate giornalistiche all’incirca nel 2011, quando prima di cominciare ad assumere anabolizzanti e proteine, lottava nel Padova per approdare nella massima serie. Inaspettato come un congiuntivo azzeccato da Sossio Aruta, si inserisce la pelata del Geometra Galliani che, dopo una trattativa degna del miglior parametro zero, riesce a portarlo a Milano e regalarlo ad Allegri.

Tra i primi compagni che lasciano il segno, c’è senz’altro Gennaro Gattuso. “Appena si è accorto delle prime aggiustatine alle sopracciglia ha cominciato a cazziarmi di brutto: tu devi pensare solo a giocare, hai capito?”. Soggetto, predicato verbale e complemento. Bravo Ringhio. Stefano, come lo chiama il mister, si ambienta benissimo e sembra avere tutte le potenzialità per diventare leader. Diventa il più giovane giocatore del Milan a segnare in Champions, timbra il cartellino anche nel derby, e la sua presenza in campo comincia a farsi sentire prepotentemente. Ma qualcosa va storto.

“Credevo fosse più facile non cascarci. Invece è dura. Quando vedi i calciatori ti viene da dire: ma come cazzo fanno a essere così presuntuosi? L’ho pensato anch’io mille volte. Poi ti ci trovi dentro, con la gente che ti chiede foto e autografi, che ti pompa, e cominci a sentirti un fenomeno anche se non vuoi.” Un infortunio al piede che subisce continuamente una ricaduta come neanche i capelli di Conte, voci di serate ammerda, di sballo da teenager, bella vita e belle donne, tecktonik, l’amletico dubbio al bancone tra vodka e gin…insomma bomberate che ci fanno tanto divertire certo, ma non quando minano la carriera di un giocatore della nazionale. Attualmente “faccio terapia al piede, lavoro alla parte superiore, mangio a Milanello e poi gioco a biliardo – spiega il Faraone. Albertazzi, Montolivo e Poli sono forti ma quello che vince di più sono io. In passato, Seedorf era molto bravo e ci sfidavamo spesso”. Le battute su che tipo di stecca usasse Clarence ve le risparmiamo.

Noi siamo qua, e ti aspettiamo ancora, Stephan. Questo sabato all’Alcatraz, serata Tech– House, lista Silvio entro l’1.
 

Admin Giammarco
@gimmo999
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy