Focus bomber: la crisi del Diavolo

Focus bomber: la crisi del Diavolo

…Quello che vedo è un Milan sempre più spaesato. In società sono arrivate un paio di tette e nessuno ragiona più…

Quello che vedo è un Milan sempre più spaesato.
In società sono arrivate un paio di tette e nessuno ragiona più.
Barbara Berlusconi si è presentata circa un paio di anni fa in via Turati con la delicatezza di Giuliano Ferrara in un negozio di vetri di Murano, pretendendo tra le altre cose la testa del povero “Zio Fester di noi altri” su un piatto d’argento. Ha accusato la gestione incaricata in quel momento di non aver provveduto al realizzo “di una moderna rete di osservatori che vada a caccia dei migliori talenti prima che diventino top player, e di una campagna acquisti e cessioni estiva sbagliata che non ha tenuto conto delle indicazioni della proprietà”.
Donna di spicco e notevole acume Lady B., questo non lo metto in dubbio. Ma mi chiedo se il presidente in carica abbia ascoltato le considerazioni di un autorevole componente del consiglio di amministrazione dell’AC Milan o semplicemente di una figlia scontenta che cercava spazio in un ambiente non suo, almeno al momento.
Fatto sta che, ad oggi, ricopre la carica di vicepresidente e amministratore delegato con delega alle funzioni sociali non sportive mentre Adriano Galliani rimane vicepresidente vicario e amministratore delegato con delega all’area sportiva. Chi prenda le decisioni lì dentro? Meglio non saperlo.
Il presidente ad oggi, sembra più che mai presente all’interno del gruppo.
Tralasciando per un momento il personaggio, è un comportamento ammirevole. Stare vicino alla squadra, essere presenti, sparare fiammate del tipo “non cambierei la rosa del Milan con quella della Roma” è salutare, fa bene allo spogliatoio, perché obiettivamente, fa ridere. Ridere per non piangere. Non vorrei che, fare il simpaticone ai pranzi di squadra sia un magro tentativo di bilanciare un distacco sempre più grave da altri frangenti societari, anche per motivi che prescindono dal calcio, dove magari sarebbe più consono fare sentire la propria voce.
Certi giocatori poi, da quando hanno scoperto la tecktonik non sono più gli stessi. Scherzi a parte, il Faraone è a dir poco esploso nel 2013, tanto da fare presenza fissa nelle convocazioni di Prandelli, assicurandosi un posto per il Mondiale. Poi la lenta discesa, un infortunio al piede, durato decisamente più del previsto. Voci di problemi fuori dal campo, di notti brave, che divertono tanto noi bomber, ma non quando minano la carriera di un calciatore.
E l’allenatore poi. Un mostro di giocatore che deve ancora dimostrare che il talento che aveva in campo è pari almeno a quello in panchina. Ha iniziato con le giovanili del Milan e all’improvviso gli viene affidata questa squadra in un contesto sconclusionato come quello attuale.
Un Milan che in questo momento è un cantiere aperto, che viene da un’annata disastrosa, dove la situazione societaria non è così trasparente come vogliono farci credere.
I media cambiano parere su di lui almeno quanto Bobone cambia profilo Instagram da stalkerare. Ma d’altronde questa è la serie A. Un allenatore forse un po’confusionario che, a causa della sua inesperienza riesce a fatica a gestire una situazione del genere. Sfido certi suoi colleghi a farlo.
Povero SuperPippo. Povero diavolo.
 

Admin Giammarco
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