#AmarcordTime videogames: Bomba 98

#AmarcordTime videogames: Bomba 98

«Fifa o PES? Questo è il problema»

Alexi Lalas è uno di quei personaggi che pare essere uscito da un concerto di musica country americana piuttosto che da un campo da calcio. Barba e capelli rossi, chitarra alla mano e quel «Zeman è un vaffanculo» entrato nella storia di Mai Dire Gol.
No, questo non è l’ennesimo pezzo dedicato ad un difensore che in Italia è ricordato più per la sua chioma che per i suoi anticipi. Questa è una dedica ad uno dei videogiochi calcistici più improbabili di sempre.
Lalas infatti ha avuto l’onore – chiamiamolo così – di essere testimonial per un titolo uscito sulla prima Play Station. Con “Ronaldo V Football” ancora all’orizzonte ed il nome del centrale americano sulla cresta dell’onda nel mercato yankee, la casa videoludica Z-Axis pensò bene di proporre un titolo calcistico con il difensore in posa da Jesus Christ Superstar stampato sulla copertina. “Alexi Lalas International Soccer” era pronto ad entrare sulle caviglie di Konami.
Un gioco con una meteora sulla confezione non parte certo con le migliori intenzioni. Z-Axis pensa bene di personalizzarla dedicando la copertina della versione italiana a Di Matteo, un cervello in fuga verso l’Inghilterra. Il tutto mentre ISS Pro è il titolo più masterizzato dall’ambulante all’angolo e Ronarid segna a profusione.
“Alexi Lalas International Soccer” in Italia suona male: un titolo forse troppo esotico lontano da Padova. Il distributore locale pensa quindi ad un nome diverso. Un nome che colpisce per la sua veemenza ed il forte richiamo all’italianità da campo di provincia. “Bomba ‘98” esce così sugli scaffali dell’Auchan mentre il Dual Shock inizia a macinare consensi.
In pochi si fanno abbindolare dalla falcata di Di Matteo in maglia azzurra sulla confezione. Quelli che però cadono in tentazione portano a casa un titolo semplicemente indimenticabile. Non tanto per la qualità ma per l’ignoranza che traspare da ogni pixel. Al di là di un sistema di passaggi nemmeno troppo pietoso, “Bomba 98” colpisce per alcune caratteristiche del tutto peculiari ed inedite per un titolo di simulazione calcistica.
Le telecronache dei videogames non sono mai fedeli fino in fondo alla realtà? Nessun problema. In “Bomba” manca qualsivoglia commento alla partita. A tenere compagnia all’avventato acquirente ci sono le frasi pronunciate direttamente dai giocatori in campo. La logica che governa queste frasi è del tutto casuale: nemmeno i “consigli” che piovono dalle tribune la domenica sono così sconclusionati. Si va dal «tira, tira!» in avanti al «libera» in difesa. Che poi, si fa presto a dire «tira» meno a farlo durante le partite. Ogni volta che l’attaccante si troverà davanti alla porta dovrà infatti prima caricare il tiro e poi decidere la direzione dello stesso con un apposito mirino. Risultato? Tre volte su due il pallone sarà preda del difensore.
Inutile poi citare la grafica raffazzonata: ad ogni zoomata i volti si trasformano in blocchi informi dove la distinzione tra capelli e occhi richiede la perdita di qualche diottria. “Bomba 98” finisce prima in panchina e poi in tribuna. Non poteva andare diversamente per un videogioco “ispirato” ad Alexi Lalas. Una meteora che doveva rosicchiare campo a FIFA e ISS e che finì invece nel dimenticatoio. Sì, nemmeno masterizzato si trovava più dopo soltanto qualche mese dall’uscita. Pensare di scalfire il campo di calcetto di FIFA era pura follia.

Articolo di: Nicolò Premoli

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