Cala il sipario: l’inimitabile carriera di Raul

Cala il sipario: l’inimitabile carriera di Raul

Nel mondo del teatro, quando uno spettacolo finisce, si utilizza lo slogan “cala il sipario”.

Quando si parla di Raul Gonzales Blanco,viene automatico associare il suo nome alla parola “spettacolo”. Proprio ieri è finita la carriera di un calciatore speciale: l’ex glorioso numero 7 del Real Madrid ha detto addio al mondo del pallone dopo aver vinto l’ennesimo trofeo di una carriera inimitabile con la maglia dei NY Cosmos. Proprio ieri è finita un’epoca per noi amanti del calcio.

“Ho avuto una carriera molto più lunga, vincendo molti più titoli di quanti potessi sognare da piccolo”. L’angelo dei quartieri popolari, quello che veniva dalla cantera dell’Atletico Madrid, ma che è entrato nell’algido cuore di tifosi dei Blacos come è riuscito a fare solo Alfredo Di Stefano prima e dopo di lui. Nemmeno Cristiano Ronaldo, nonostante il numero superiore di gol e la media realizzativa, è riuscito a scavalcare Raul nell’amore dei tifosi.

Raul, che aveva come idoli il Buitre (che sostituì il giorno del suo debutto) e Roberto Baggio, possedeva un fisico ordinario e non eccelleva in nessuna caratteristica in particolare. Era però bravo in tutto, tutto gli veniva facile. Dotato di destro, sinistro, del colpo di testa; abile nei dribbling, nel trovare la giusta posizione; assolutamente altruista, pensava innanzitutto al bene della squadra. Questo lo ha fatto salire in testa nelle considerazioni del popolo Blancos, sempre difficile da conquistare, praticamente impossibile farlo innamorare. Ma Raul ci è riuscito. I tifosi del Madrid hanno amato subito quell’elegante numero 7 dai colpi geniali e dalla corsa instancabile: un elogio al sacrificio per il bene della propria squadra.

Ronaldo, formidabile giocatore, si è costruito e ogni giorno lavora sodo per essere il migliore al mondo e persino, almeno nella sua testa e come motivazione, il migliore di sempre. Raul non aveva questo obiettivo: la sua assenza nel personale palmares del trofeo individuale più ambito, il Pallone d’Oro ovviamente, non stona se si considera la tipologia del giocatore che era lo spagnolo. Ma come? Talento spagnolo del Real Madrid che vince tre Champions League e mai un Pallone d’Oro?

Raul ha navigato attraverso diverse ere del Real Madrid. E’ stato il giovane di talento degli anni ’90 in una carriera che lo ha visto crescere in parallelo a quella di Del Piero nella Juventus (con alcuni contorni ed un epilogo molto simile). Si è imposto come protagonista nella vittoria della sua personale seconda Champions con allenatore Del Bosque. Ha corso, lottato, conservato rispetto e maglia da titolare nel Real dei Galacticos tra i vari Ronaldo (il brasiliano), Zidane, Figo, Beckham, Owen e via dicendo. Ha continuato a vincere e ad emozionare il Bernabeu fino al 2010 quando, dopo 18 stagioni col Real Madrid, ha annunciato l’addio alla Casa Blanca.

Raul è andato allo Schalke 04 ma non per fare villeggiatura. Non è nel suo modo di essere. Raul ha vinto e si è fatto amare anche a Gelsenkirchen, tant’è che il club ha deciso di ritirare la maglia numero 7 a tempo indeterminato.

Prima l’ Al Sadd nel 2012 e infine l’ultima tappa della sua carriera a New York nei Cosmos dove, come anticipato prima, Raul ha concluso con l’ennesimo trofeo una ineguagliabile carriera da vincente. Una carriera che ha come unico cruccio quella di non aver partecipato da attore protagonista all’epopea spagnola dal 2008 al 2012 (due Europei e un Mondiale). Ha aperto la strada al dominio spagnolo, ma non è riuscito a prenderne parte. Una carriera comunque incredibile che, solo a Madrid, lo ha visto alzare tre volte la Champions League, vincere 16 titoli in totale, giocare 741 partite con 323 reti realizzate.

Non sono i freddi numeri a spiegare cosa sia stato Raul per il madridismo e per il calcio in generale. Valdano, il suo primo allenatore e primo mentore disse di lui: “Riposa solo quando vede realizzato il suo obiettivo”. Alcuni dicono: “Se avesse corso meno per la squadra, se fosse stato più egoista avrebbe segnato molti più gol e avrebbe vinto certamente il Pallone d’Oro. Ma forse non sarebbe stato amato così”.

Cala il sipario: ma la carriera di Raul rimarrà per sempre nei nostri occhi e nel cuore dei madridisti.

 

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