I cinque tipi di ragazza del bomber senza apparenti meriti sportivi

I cinque tipi di ragazza del bomber senza apparenti meriti sportivi

“Dimmi tu se non puoi saltare una partita? UNA!!! Una domenica a me non la puoi dedicare? Le mie amiche, la Gilli, la Pappi, la Selly, la Lalli e la Vicky vanno sempre in giro coi morosi, tutte le domeniche.

“E poi, quando ci sposeremo non sperare che ti lavi la roba come tua madre. SE giochi, e dico SE, la roba te la lavi da solo”.

Nessuno ha mai sentito parlare la propria ragazza in questi termini. Non perché la frase non sia mai stata pronunciata, anzi, ma perché noi, noi calciatori intendo, siamo programmati per ignorarla.

Al “Dimmi tu se…” ci scatta un meccanismo in testa che ci lascia lì, in piedi, ignari. Le guardiamo mentre parlano, vediamo le bocche che si muovono ma niente, la voce non arriva. E mentre loro parlano, parlano, rimproverano, minacciano, noi pensiamo ad altro.

Finita la sfuriata, e lo capiamo solo perché la bocca si muove meno velocemente, il nostro cervello si riattiva. CLAC. In tempo per sentire la domanda finale. “Quindi? Domenica cosa si fa?”

“Ma…io gioco a Puianello, tu vieni a vedermi?”.

Morose e mogli di un calciatore dilettante sono forse più complicate e indecifrabili delle morose e mogli comuni. Destinate ad avere momenti per loro organizzati in base ad allenamenti e partite, tendono a vivere questo ruolo di trascurate, con sfumature molto diverse.

Ci sono le ARRESE, quelle che nonostante non ne capiscano niente, alla domenica sono sempre presenti alla partita, assecondano la passione del compagno e non si sbilanciano mai con giudizi tecnici. La loro fedeltà infatti, impone loro di non mettere becco in questioni calcistiche, giudicando la partita solo ed unicamente dalle parole/bestemmie del moroso/marito. Queste, forse per la fedeltà dimostrata, in cambio ottengono quasi sempre non solo la domenica sera (tipico momento “per la morosa”) ma anche il dopo partita, che di solito i giocatori passano bevendo birrette e mangiando panini con i compagni di squadra. L’unico momento della partita nel quale osano urlare qualcosa è se il proprio moroso è in terra. “Arbitro è rigore!”. Urlano sempre la stessa cosa, sia che uno cada in area, o a metà campo, o perché ha preso una pallonata. “Arbitro è rigore!”. Ma sono così carine che dai, va bene così.

Ci sono le DISINTERESSATE. Il fidanzato va a fare allenamento, e loro vanno in palestra. Il moroso gioca e loro fanno un giro per i fatti loro, vanno dai nipoti, dai cugini, quella roba lì. Alla domenica sera decidono il programma e solo distrattamente e con poco trasporto chiedono:”Cosa avete fatto?”. In realtà lo fanno per pura etichetta. In realtà in pochi mesi di relazione arrivano a conoscere così bene il proprio calciatore che basta vederli in faccia per capire: se hanno vinto, se hanno perso, se l’arbitro era un coglione (questo quasi sempre), se hanno fatto gol o se sono stati espulsi. Il plus di queste ragazze è che non sono per niente rompicoglioni. Il problema è l’eccessiva disinvoltura con la quale raccontano di gite agli outlet con amiche immaginarie. All’outlet con la Pappi e non ha comprato niente? Mmh…

Ci sono le FEDELISSIME. Agguerrite tifose, seguono la squadra, credono di capirne qualcosa e passano la partita a urlare. I ragazzi che hanno morose di questo tipo sono invidiati dai compagni. “Ma che ragazza simpatica che hai, la mia rompe le balle anche se vengo agli allenamenti”. Il moroso in questione tende a sorridere e a rispondere :”Eh lo so”, ma lo dice con poca sincerità. In realtà vorrebbero una ragazza muta e che alla domenica sta a casa a fare la maglia. Anche perché avere una ragazza che alla domenica sera ti tiene un’ora a parlare di diagonali e ripartenze non è il massimo. Anzi, ti viene subito un dubbio, che poi diventa certezza ma che mai riuscirai a chiederle:”Sarai mica lesbica?”.

Ci sono le MEDIE. Vivono il calcio con una passione media. Sperano mediamente che il moroso prenda la quarta ammonizione. Capiscono mediamente di calcio. Con loro basta non esagerare. Vanno mediamente due o tre volte all’anno a vedere la partita e si divertono mediamente. Sono spesso le morose di centrocampisti e punte, dall’atteggiamento sembrano le morose ideali. La realtà è che al campo ogni tanto ci vanno ma solo perché “lo stopper è un gran figo!”. Mediamente subdole.

Poi ci sono le DOLCISSIME. Quelle che, cosa si può dire? Sono dolcissime, stop. In tutto. “Ti sei fatto male?”, “C’era freddo?”, “Le scarpe nuove ti hanno fatto venire le vesciche?”. Domandano, chiedono, si informano. Non sulla partita però, ma su di te. Se stai bene o robe così. Queste sono definite anche “morose da Coppa Uefa”. Sono quelle infatti che durante la settimana sono talmente dolci che ti lasciano guardare anche la Coppa Uefa. Sugli altri canali c’è sicuramente un reality che le interessa “Ma fa lo stesso dai, guardiamo la partita. Posso guardarla con te? Guarda che a me il calcio piace e alle medie giocavo anche bene. Facevo dei gran tiri.”. Ti ritrovi lì sul divano, con lei accartocciata addosso. E’ evidente che non ci sta capendo niente, ma è lì con te, dolcissima. Sbaglia solo in pochi casi, per eccesso di dolcezza. Vorrebbe esserti ancora più vicina, vorrebbe condividere la passione del calcio fino in fondo. E allora ci prova, spara la sua frase. Prende coraggio, deglutisce in modo teatrale e poi rischia:

“Però… che bell’azione che ha tirato!”

Tu la guardi, pensi a quello che ha detto, pensi a come si possa tirare un’azione, a come, fisicamente sia possibile che uno tiri un’azione, ma la vedi lì, con quegli occhioni che dicono: “Sono stata brava?”

E tu, riguardando quegli occhioni vorresti darle ragione, sei quasi tentato da dire: “Sì, ha tirato proprio una bella azione”, basterebbe quello d’altronde, per farla felice.

Ma non ce la fai. Ti rabbui un attimo, ti alzi a prendere una birra e dici: “Ok dai, guardiamo X Factor”.

Articolo di: Giacomo Tamagnini

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