“Cosa fai a Capodanno?”

“Cosa fai a Capodanno?”

Soltanto tre giorni. Tre giorni per architettare qualcosa, per organizzare in fretta e furia qualsiasi cosa. Capodanno è un po’ come un mediano vecchia maniera. Uno di quei giocatori che si attacca alle caviglie e le morde fino da farti uscire con i segni dei tacchetti ben tatuati. Un centrocampista che ha ricevuto solo un preciso compito dal mister: «stagli addosso, non farlo respirare», compito che è ben lieto di svolgere. Fino all’ultimo minuto. Fino alle 23:59 del 30 dicembre quando la risposta a «Cosa fai a Capodanno?» deve per forza uscire. Ma ci sono tanti modi di scampare a questa morsa, di sfuggire al pressing asfissiante. Ecco alcune reazioni da adottare per rendere giustizia ai tanti mediani che si aggirano per l’Italia.

DARSI ALL’INSEGUIMENTO ALLA CRUZ – Correva il 6 marzo 2007 e al Mestalla stava andando in scena una partita tosta. Nervosa. Valencia-Inter. Il finale ideale per una rissa in campo, una delle carognate peggiori degli ultimi dieci anni. Tra una spinta e qualche insulto il centrale del Valencia David Navarro pensa bene di entrare nella mischia e mollare un pugno sul naso di Burdisso. Cruz lo insegue alla disperata in time-lapse provando a falciarlo. Senza ovviamente riuscirci.

FULMINARE ALLA STAM – Jaap Stam non è certo ricordato per i modi gentili e la delicatezza negli interventi. Basterà uno sguardo con annessa presa al mento come in Ancona-Lazio per lasciare il vostro interlocutore con lo sguardo perso nel vuoto, un brivido lungo la schiena e qualche istante di lucido terrore.

MANARE ALLA SEBA ROSSI – Serve un ulteriore passo indietro per pescare un’altra possibile risposta al tarlo del Capodanno. Milan-Perugia, stagione ’98-’99 segnò l’esordio di Abbiati, subentrato a Sebastiano Rossi uscito con un rosso sul groppone. Il motivo? Rossi dopo un rigore trasformato da Nakata pensò bene di uscire dall’area piccola e sferrare una manata in volo su Bucchi che stava abbozzando un’esultanza.

RESTARE SUL VAGO ALLA DEL NERI – Perché dare una risposta chiara e decisa quando si può dire la propria senza farsi capire? Un soggetto a caso, qualche complemento buttato nella mischia ed un pizzico di mugugni e la risposta è servita. Il vostro interlocutore dovrà dotarsi di una nuova versione di Google Translate – ancora in fase di studio nell’Area 51- per comprendere la vostra risposta.

SIMULARE SVENIMENTI ALLA CARRASCO – Simulare è un’arte. Senza dubbio becera. Il confine tra un rigore conquistato e una figura barbina però è decisamente sottile. Lo sa bene Bryan Carrasco, centrocampista cileno che nel 2010 stava prendendo parte al Campionato sudamericano U-20 marcando stretto Montano. Il giovane Carrasco pensò bene di sferrarsi una manata nell’occhio simulando malamente una manata dell’avversario ecuadoriano. Emblematico il commento dello speaker che sentenziò: «Por favor Carrasco».

PIANGERE ALLA MAZZARRI – Non sapere cosa fare a Capodanno può dare luogo a momenti di tensione. E la tensione può condurre al pianto disperato. Se anche quest’anno non sapete cosa fare potete tranquillamente citare tutti gli episodi che vi hanno visti esclusi: ogni dieci feste senza invito scatterà automaticamente una proposta per Capodanno.

SCONTRARSI ALLA VARRIALE-ZENGA – Parlare di Capodanno a distanza di poche ore dall’inizio di cenoni e feste varie è decisamente mainstream. Meglio allora tirare fuori dal cilindro qualche vecchio dissidio ormai sopito ed iniziare una polemica del tutto casuale circa uscite a vuoto e demeriti sportivi.

«Ma cosa fai a Capodanno?»

«Non lo so ma tu chiediti chi ti ha messo lì»

MILLANTARE SITUAZIONI SURREALI ALLA SUMA – Perché rispondere «non lo so» quando è possibile inventarsi feste esclusive con una concentrazione di gnocca da Guinness dei Primati? Un po’ come Mauro Suma che nell’aprile 2012 tradito da qualche voce di corridoio annunciò il pareggio del Cesena contro la Juventus. Che non c’era stato nemmeno di striscio.

«Guarda che alla festa dove vado io c’è pieno di gnocca»

«In realtà le amiche di Marco vanno da un’altra parte»

«Quindi siamo solo manici?»

RISPONDERE CONVINTO ALLA IBRA – A rientrare in questa categoria è forse l’1% della popolazione maschile. Rispondere in modo secco, arrogante e con due semplici parole non è da tutti. Non è per nulla semplice ma quando succede riempie di un pizzico di orgoglio. Soprattutto se si è deciso di passare una serata allegra con la sorella di chi sta chiedendo «Ma cosa fai a Capodanno?».

Articolo di: Nicolò Premoli

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