Dai tortellini alle caramelle del Perù: le peggiori scuse sul doping

Dai tortellini alle caramelle del Perù: le peggiori scuse sul doping

E’ di qualche giorno fa la notizia della positività della tennista italiana Sara Errani ad un test antidoping datato 16 febbraio. L’ex numero uno nel doppio femminile insieme con Roberta Vinci, verrà squalificata per due mesi (fino al 2 ottobre) per riscontrata presenza nelle sue urine del letrozolo, un modulatore ormonale e metabolico la cui assunzione viene punita al pari della somministrazione di anabolizzanti.

La Errani si è difesa anche in una conferenza stampa: l’assunzione del letrozolo è avvenuta in modo involontario, determinata da una pastiglia di “Femara”, un farmaco anticancro utilizzato dalla madre e per sbaglio finito tra gli alimenti di casa… i tortellini in brodo appunto. Il Tribunale indipendente ha creduto alla versione dell’atleta e le ha inflitto la pena di 2 mesi appunto.

Non sta a noi ovviamente dare un giudizio sulla vicenda… ma a questo punto pure i “tortellini in brodo” entrano di diritto tra le scuse più fantasiose degli atleti beccati fare uso di doping (o superare, volontariamente o no, i parametri standard).

Nel 1990 uno dei primi casi di doping che sconvolse il mondo del calcio: il portiere della Roma Angelo Peruzzi venne squalificato per un anno per uso del Lipolil, un farmaco dimagrante, assunto dopo una grande abbuffata…

Nel 1999 il campione olimpico dei 5000 ai Giochi Olimpici, Dieter Baumann, fu trovato positivo al nandrolone. Il tedesco gridò al complotto: qualcuno gli servì un dentifricio “illegale”, ma non venne creduto.

Anche il mondo del calcio, all’inizio degli anni 2000, scoprì l’esistenza del nandrolone. Furono pescati positivi due atleti del Perugia: Christian Bucchi e Salvatore Monaco. Scusa? Un’esagerata grigliata di carne.

Nel 2002 l’ex vincitore del Giro d’Italia, Gilberto Simoni, fu pescato positivo alla cocaina. Dannate caramelle del Perù, portate in omaggio dalla zia…

Il ciclista spagnolo Alberto Contador, tra l’altro prossimo al ritiro, ha subito una squalifica di due anni dal Tas di Losanna per via dell’assunzione vietata del clenbuerolo. Stavolta c’è di mezzo un forte consumo di carne di vitello.

Tornando al calcio, Fernando Couto (ex Parma e Lazio tra le altre) tirò in ballo un particolare shampoo adatto alla sua chioma fluente. Manuel Blasi invece se la prese con un gel per capelli.

Nel 2009 il tennista francese Richard Gasquet fu squalificato per due anni dall’ITF (federazione internazionale del tennis) per assunzione di cocaina. La versione di Gasquet però venne creduta e la sua squalifica si ridusse fino a soli tre mesi. Cosa successe? Il francese disse di aver baciato in discoteca una ragazza “fatta” di polvere bianca.

Ultimo, ma non ultimo, un bomber per eccellenza, Marco Borriello: l’attuale attaccante del Cagliari fu squalificato per tre mesi per positività a prednisone e prednisolone (metaboliti del cortisone). Il motivo: l’allora fidanzata di Marco, una certa Belen Rodriguez, raccontò di un’infezione causata da un rapporto sessuale, poi sanata con questa pomata proibita.

 

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