C’era una volta il Derby di Milano

C’era una volta il Derby di Milano

Quando si parla del derby della Madonnina, tocca iniziare utilizzando la frase con la quale cominciano le favole, declinando i verbi al passato…

Quando si parla del derby della Madonnina, tocca iniziare utilizzando la frase con la quale cominciano le favole, declinando i verbi al passato. I primi ricordi nitidi della stracittadina di Milano, sono entrambi legati a Ronaldo, il fenomeno. Ricordo il bellissimo pallonetto che fece a Sebastiano Rossi e l’espulsione che si prese per una gomitata nei confronti di un difensore rossonero. Ero veramente piccolo e mi chiedevo perché Ronaldo avesse fatto un gesto del genere, non mi sembrava il tipo.
Il 0-6 invece è bello splendente nelle mie memorie, ogni goal di quella sera è stampato in testa e non potrà mai essere cancellato. Doppietta di Comandini, Giunti, doppietta di Sheva e Serginho per concludere in bellezza. Sono cresciuto guardando il mio Milan avere la meglio la maggior parte delle volte sugli odiati rivali.
I derby con Inzaghi Shevchenko la davanti e Rui Costa dietro a servirli. Il derby era così bello che anche in Europa vollero iniziare a goderselo.
Il primo capitò in semifinale, la tensione si tagliava a fette, adrenalina a mille, quella volta il tutto durava 180 minuti. C’era in palio una finale di Champions, ma anche la gloria eterna. Solito goal di Sheva, il pareggio di Martins e poi il ginocchio magico di Abbiati a salvarci. Tutti a Manchester.
Due anni dopo stessa storia, ma questa volta ai quarti di finale. Fu il derby della vergogna, dei petardi in campo e della vittoria a tavolino.
Il Milan pian piano smise di essere il diavolo e dall’altra parte gli interisti incominciarono a diventare grandi. Il 4-3 pirotecnico, con il primo gol di Ibra nella stracittadina. L’arrivo di Ronaldo a Milanello e quella rete dell’1 a 0 a zittire tutti i tifosi neroazzurri. Poi Mourinho, dominio totale, troppo forti.
Il tradimento di Leonardo e il 3-0 secco con doppietta di Pato che ci permise di staccare i cugini per la vittoria dell’ultimo scudetto rossonero.
Il derby  è una partita a parte, non ci sono in palio solo tre punti, ci si gioca tutta la gloria della stagione in corso. Vincere il derby significa poter uscire tranquillo di casa il lunedì successivo, poter presentarsi in ufficio o a scuola con la sciarpa della tua squadra, poter avere ragione a prescindere sui discori di calcio durante l’anno. Ricordando semplicemente di aver vinto la stracittadina. La vittoria contro i cugini è questione di orgoglio prima di tutto, il calcio e la classifica arrivano dopo.
Da un paio di anni però non è più lo stesso, entrambe le milanesi sono molto lontane dagli squadroni di qualche anno fa. I problemi economici sono stati decisivi, causando un calo di livello delle rose, con campagne di mercato imbarazzanti, giocatori di presunto valore pagati a cifre folli, fatti passare per i nuovi fenomeni di turno. Se da una parte Moratti ha lasciato in mano agli asiatici già da qualche anno, l’era di Berlusconi è ormai agli sgoccioli. Sarà l’ultimo derby di Galliani, lo storico amministratore delegato rossonero. Se almeno in casa Inter c’è ancora posto per la leggenda Zanetti, a Milanello sembra che gli eroi del passato non piacciano più.
Nonostante questo decadimento, domenica sarà comunque derby. Perché indipendentemente da chi scende in campo, sarà sempre Milan contro Inter, rossoneri contro neroazzurri, casciavit contro baùscia.
Con la convinzione che dopo il triplice fischio, tutti si prenderanno un po’ di tempo per ricordare cosa significava Milan-Inter qualche anno fa.
Raccontando dei miracoli di Dida da una parte e Julio Cesar dall’altra, del bolide di Seedorf in quella rimonta al cardiopalma, del colpo di testa di Adriano allo scadere per un altro 3-2, del gol fortunoso di Kakà, dei rigori di Sheva, del primo gol di Ibra, dei siluri di Stankovic, dello straordinario debutto di Schneider, di Abate e quell’incubo chiamato Milito, delle esultanze di Inzaghi e delle strette di mano dei capitani.
Ahhhh che capitani. Da una parte il numero 3 e dell’altra il numero 4.
C’era una volta il derby di Milano, quando in campo scendevano signori del calcio.

Gezim Qadraku.

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