El Loco Abreu ha cambiato ventisei squadre in ventiquattro anni di carriera

El Loco Abreu ha cambiato ventisei squadre in ventiquattro anni di carriera

Abreu firma per l’Audax Italiano e raggiunge quota ventisei squadre in carriera: nessuno come El Loco, eroe uruguagio

Ci sono calciatori che nel corso della loro carriera si disegnano come personaggi veri e propri, con delle specificità che ce li fanno ricordare per il loro essere persone e non solo per ciò che si fa sul terreno di gioco. Uno di questi è un personaggio che oramai entra di diritto a far parte della letteratura sportiva mondiale: El Loco Abreu, attaccante uruguagio, fa parte di una narrazione figlia di un viaggio eterno e infermabile durato ventiquattro anni. Con la firma apposta da qualche ora sul contratto dell’Audax Italiano, una squadra cilena, Abreu si accorda con una nuova squadra per la ventiseiesima volta (superato il record di Pfannenstiel), il che significa che sono più le squadre che ha cambiato che gli anni in cui ha giocato. Capire i motivi che legano questi molteplici trasferimenti è davvero dura, ma ciò che trasuda è la sua incapacità di stabilizzarsi in un luogo, di sentire l’esigenza di cambiare e di farlo sempre, ogni volta ne sentisse il bisogno.

Pur rimanendo quasi sempre all’interno di territori sudamericani, dove ha dato il meglio di sé (Argentina, Brasile, Paraguay, Ecuador, lo stesso Uruguay), probabilmente Abreu ha sempre sentito l’esigenza di girarci attorno a questa carriera e di metterla in movimento con cambiamenti repentini, riscritture di progetti, sogni nuovi: tutti conditi dalla presenza immancabile dei gol. Ha scelto la via della disaffezione alla maglia, ma ha ottenuto l’effetto contrario, perché ogni squadra ora si sente legata a questo simbolo del giocatore viaggiatore. Uomo da amori seducenti e brevi, da poche parole e maree di gol, in passato Abreu ha tentato la fortuna anche nei massimi campionati europei, per la precisione in Spagna: la prima volta in Liga, da giovane, non ce l’ha fatta; la seconda, in Segundo Division, ha lasciato alla Real Sociedad undici gol in diciotto partite. Ci si erano pure affezionati, ma lui arriva nei posti nuovi e non disfa neanche la valigia per andarsene più in fretta e anche lì se ne sono dovuti fare una ragione perché sarebbe stata l’ultima volta in Spagna.

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Oggi Abreu ha 41 anni e ha ancora il fisico, la testa e l’energia per dedicarsi a un’altra stagione da vivere su più fronti (Campionato e Coppa Sudamericana) e per confermarsi come il più forte viaggiatore che ricorderemo sempre per la sua giocata più bella, quella con l’unica maglia che non potrà mai cambiare: la celeste dell’Uruguay. Questo è il cucchiaio con cui al Mondiale 2010 ha buttato fuori il Ghana.

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