Eye of the tiger: Totti e un rigore Mondiale

Eye of the tiger: Totti e un rigore Mondiale

26 giugno 2006. Caldo, caldino. Il divano inizia a bruciare, la televisione ancor di più. In Germania la macchina della Coppa del Mondo è in pieno movimento, e tu ci sei dentro più di quanto desidereresti. Il sudore, l’ansia, l’intrigo, la passione. Il fuoco dentro e fuori, il ventilatore che non basta mai. Le palpebre non sbattono, il cuore anche troppo. Il Mondiale ti fa vittima e carnefice. Va bene così.

Una fatica maledetta. Avevano parlato di “accoppiamento fortunato” ma l’Australia pare un osso più duro del previsto in questi Ottavi di Finale: Hiddink imbriglia con il suo genio un’Italia messa non troppo bene in campo e ridotta in 10 per via dell’espulsione di Materazzi, i Socceroos che venderebbero anche le loro mamme per quel centimetro di campo in più da conquistare. D’altronde nella storia calcistica “sofferenza” è la parola che più si avvicina alla semantica dell’Italia, plasmata per passare dal Paradiso all’Inferno e viceversa in men che non si dica. E’ il 94′ e ti alzi per riempire con ghiaccio sufficiente la tua birrozza per i successivi 30 minuti di tensione.
Poi qualcosa succede.
Grosso riceve palla sulla sinistra e, posseduto dalla spirito di Roberto Carlos, entra in qualche maniera nell’area di rigore avversaria. Lo atterrano.
L’arbitro indica gli undici metri.
Non sai se esultare o trattenerti: d’altronde quello che c’è di fronte è pur sempre un bivio, la differenza tra il passato e il futuro. Il terzino del Palermo viene risucchiato dal calore dei compagni. Riguardando il replay ti accorgi che il rigore è molto generoso, quasi quanto le curve della bella tifosa inquadrata in tribuna a Kaiserslautern. La generosità è una qualità sfarzosa, pensi.

Il momento si avvicina. C’è gente in campo che non tirerebbe nemmeno con la promessa di affrontare un portiere bendato. A qualcuno tremano le gambe, forse anche a te.
Ed è allora che arriva Francesco Totti.

Totti
Partito in extremis per la spedizione tedesca dopo il grave infortunio ed autore di tre partite sottotono, Er Pupone era subentrato al 75′ al posto di un Del Piero molto poco ispirato, per il quale in molti avevano chiesto una chance da titolare. Un dualismo, quello tra lui e Pinturicchio, vissuto sempre con reciproco rispetto e amicizia da parte di entrambi. Quel pallone pesa come un macigno ma Totti si prende l’onore e l’onere di provarci. C’è un Mondiale da proseguire. C’è da fare la differenza.
Le telecamere inquadrano i suoi occhi. Gli passa tutto davanti: i successi, le sconfitte, quella caviglia che si gira, le critiche della stampa, il cucchiaio a Van Der Sar e quello a Sicignano. E’ navigato, esperto. Ma quell’attimo può cambiare ogni cosa, il Fato ha lanciato il guanto di sfida. La birra è ormai calda e sei sempre in piedi, in speranzosa attesa e venerazione. Amarezza contro gioia e non sai ancora chi vincerà.
Schwarzer lo osserva ma Totti è ancora lì, senza timore. E d’un tratto il suo sguardo cambia: i dubbi e le perplessità paiono alle spalle, lasciano spazio a certezze e positività. Sono gli occhi della tigre, quelli di chi ha raggiunto lo scopo. Ti ripeti che il calcio non è una scienza esatta. L’arbitro fischia. La rincorsa non è lunga. Ma basta. Quella rincorsa basta.

Niente cucchiai, niente preziosismi, una botta alla destra del portiere che può solo indovinare e non toccare. Le trombette impazzano e l’Italia è ai piedi di un uomo solo. Siamo ancora vivi, lo sei anche tu. Soprattutto, lo è Francesco Totti, il campione dagli occhi fermi e decisi. E il sogno Mondiale continua, per lui e per te. Nessuno può sapere come finirà. Ma la sensazione è che stia nascendo qualcosa di bello, unico, indimenticabile. D’altronde lo pensavi, il calcio non è una scienza esatta. E’ solo cuore, freddezza, piedi. E occhi.

“It’s the eye of the tiger, it’s the thrill of the fight, rising up to the challenge of our rival. And the last know survivor stalks his prey in the night and he’s watchin’ us all with the eye of the tiger”

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