Quel fabbro di Felipe Melo

Quel fabbro di Felipe Melo

Forse un ripiego di mercato visto il mancato acquisto di Yaya Toure dal Manchester City o forse semplicemente il nuovo idolo nerazzurro: stiamo parlando di quel fabbro di Felipe Melo. E’ bastata infatti una partita, o forse LA partita, al pubblico interista per individuare il proprio nuovo beniamino.

Inter – Milan di domenica scorsa, minuto 62: entra Mario Balotelli sotto i fischi di tre quarti di stadio. Minuto 63: ammonito Felipe Melo per fallo su Super Mario. La cosa giusta al momento giusto. Il calcio è anche un gioco psicologico, e Melo lo sa benissimo.

“Quando c’è con la testa è uno dei più forti al mondo – riferendosi al neo attaccante milanista –  dovevo menare, menare”, ha dichiarato ai microfoni nel post partita.

Dopo 3 minuti di derby, era come Borriello in un privè: praticamente uno di casa. Ancate lanciate a destra e manca, insulti a raffica senza un motivo valido anche ai suoi compagni, ed una bava alla bocca che, a mio modesto parere, farei controllare da uno specialista perchè non mi sembra salutare.

Uno specialista che lo segue in realtà c’è già: Agostino Alessio, il fisioterapista conosciuto ai tempi del Galatasaray e diventato come un fratello. Anche a lui è andata la dedica post derby, dopo i mille massaggi, ultimi in ordine di tempo quelli dopo la partita contro il Milan, dove Melo ha sofferto anche i crampi. Ad “Ago” Melo si era affidato anche a novembre, per recuperare da un intervento per rimuovere un’ernia discale.

Piedi di piombo e licenza di uccidere a parte, dal sempre più esigente pubblico nerazzurro è stato immediatamente apprezzato un temperamento ed un carisma che negli ultimi anni a San Siro non si erano visti nemmeno con il binocolo, avendo visto giocare in quel ruolo gente come Dzarko Kuzmanovic.

“Sono un giocatore cattivo, è la mia forza” ha dichiarato il brasiliano: segno di un carattere che può diventare addirittura burbero all’interno dello spogliatoio e contro il quale eviterei di scontrarmi, considerando che appartiene ad un ex lottatore di ju jitsu brasiliano. Un carattere che però Mancini cercava disperatamente come il sale da mettere sulle patatine.

In Italia lo ricordavamo diversamente: lottatore sì, ma non con questa fame di ossa umane che ha adesso. L’esperienza in Turchia al Galatasaray gli ha permesso di maturare completamente e assumere il ruolo di leader che più gli si addice. Melo è l’ultimo ad arrendersi, che si giochi a calcio o a Monopoly Evolution, quello con il Pos per la carta di credito. Un’esempio su tutti: nel 2012, negli ultimi minuti della partita tra Elazigspor e Galatasaray, il portiere Muslera, che i tifosi laziali ricorderanno con piacere,  è stato espulso all’89’; Felipe Melo lo ha sostituito e ha parato il rigore che ha permesso alla squadra di portare a casa i tre punti. Ci vuole culo, è ovvio. Ma anche gli attributi.

A qualcuno mancava ed altri no, ma sta di fatto che di “animali” come lui, nel nostro campionato ce ne sono pochi. Putroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista.

 

 

 

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