Il calcetto e le tipiche frasi dei fenomeni

Il calcetto e le tipiche frasi dei fenomeni

Eravamo sette amici al pub. Quelli usciti con la morosa erano già stati depennati dalla lista. La lista dei “buoni”, di quei giocatori che avrebbero composto la corazzata del girone. La squadra più tesa dell’intera città, i dieci ragazzi che – come obiettivo minimo stagionale – si erano prefissati la vittoria del campionato. Curriculum scelti come nemmeno una multinazionale alla ricerca di un top manager avrebbe saputo fare: necessarie molteplici esperienze tra Prima categoria e Promozione per far parte della rosa: il calcio che conta davvero se si vuole trionfare al CSI. La squadra di calcetto dei “buoni”, l’eterno equilibrio tra tensione pre-partita ed incazzatura post-gara: ecco le frasi più gettonate da chi scende in campo solo per la vittoria.

«ALLORA, IN PORTA ABBIAMO UNO CHE GIOCA IN PRIMA» – Che molto probabilmente non è al tavolo perché impegnato ad allenarsi a distanza di qualche chilometro. Magari un ragazzo intravisto l’ultima volta in terza elementare e chiamato per fare il decisivo salto di qualità. Una di quelle persone che saluti nello spogliatoio prima della partita e che insulti per l’unico gol preso su rigore in tre partite.

«PUNTIAMO IN ALTO» – Tre parole che celano lo stesso tasso di pericolosità del classico «fai come vuoi». Come sostenuto dall’avversario di Stallone in «Over the top», «primo bene, secondo merda». Ogni partita deve equivalere a tre punti, ogni gol subito è come un «non ti amo più» ricevuto nel cuore della notte.

«IO STO ULTIMO, TU IN MEZZO, LUI IN AVANTI» – La pianificazione tattica della squadra dei buoni segue dettami ben definiti e delineati in precedenza con almeno una decina di “amichevoli” giocate contro squadre dalla metà classifica in su. Ognuno ha il proprio ruolo, tutti sanno cosa fare. E naturalmente chi insultare al primo lancio sbagliato in avanti o al primo pallone perso a metà campo.

«DELLA COPPA NON CE NE FREGA UN CACCHIO» – E sono stato fin troppo gentile. Per una squadra che punta dritta alla vittoria nel CSI, la Coppa rappresenta un grande fastidio. Primo perché tocca pagare il campo, secondo perché le energie mentali e fisiche devono essere destinate soltanto al venerdì sera. Naturalmente, all’uscita dalla competizione, si leveranno i mugugni.

«L’IMPORTANTE E’ RESTARE SERENI, NON AGITIAMOCI» – Certo, ed il gatto di Schrodinger è contemporaneamente vivo e morto. La frase meno credibile di tutto l’universo del calcio a 5. Nessuno resta sereno in una squadra di buoni. Nessuno. Se qualcuno è sereno non è buono e non lo è mai stato.

«SIAMO CONTATI, FUORI LE PALLE» – L’eventualità più catastrofica per la squadra dei buoni è quella di ritrovarsi contati. Niente cambi, i soliti cinque in campo per tutti i quaranta minuti. Vista l’abitudine al turnover può capitare di subire le iniziative avversarie e portare a casa una sconfitta. Un’eventualità ancora più catastrofica del giocare senza cambi. La sconfitta si tradurrà ovviamente in liti da spogliatoio, tensioni da spareggio salvezza e rottura del fragile equilibrio instaurato in squadra. Naturalmente con un occhio al mercato degli svincolati, a caccia di un “buono” restato, chissà come, a spasso.

 

Articolo di: Nicolò Premoli

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