Il dramma delle amichevoli estive

Il dramma delle amichevoli estive

C’è chi è già in crisi di astinenza al triplice fischio della trentottesima. Chi si è rifatto della pausa estiva con le serate degli Europei. E chi, in completa dipendenza da calcio giocato, segue con attenzione anche le amichevoli estive. Quelle partite giocate nelle prime uscite senza nazionali, senza forma, contro undici amatori messi insieme per l’occasione. Tra quelli che ovviamente non sono a bere mojiti in ferie.

Le amichevoli estive hanno un fascino sbagliato, già molte settimane prima del Trofeo Berlusconi e della sua maledizione. Sbagliato come i commenti che piovono appena concluse. Perché se la propria squadra del cuore vince è semplicemente la normalità, non ci si potrebbe aspettare niente di diverso da una sfida tra due squadre distanti almeno tre categorie.

Non può esistere sconfitta o pareggio. Nemmeno se del tutto fortuiti e figli di una settimana di ripetute senza nemmeno vedere un Super Tele. E’ proprio in quel momento infatti che sopra un’innocua amichevole estiva iniziano ad addensarsi le nubi del pessimismo più becero, sospinte da frasi agghiaccianti ed assurde.

«Quest’anno sarà dura anche salvarsi, ve lo dico io». Quel pareggio proprio non ci voleva nella lunga corsa verso la parte sinistra della classifica che ancora deve iniziare ed è distante quasi due mesi. Ed è proprio in quel momento che si il fascino sbagliato colpisce in pieno il tifoso, stende qualsiasi capacità di discernimento e cognizione calcistica. Non importa se davanti c’è ancora tutta la preparazione. O meglio, importa eccome ai tifosi avversari che non aspettavano altra occasione per iniziare a versare secchiate di risate sugli avversari.

«Bella figura che avete fatto, chissà in campionato». Eh sì, chissà cosa succederà in campionato. Nessuno può saperlo ma c’è chi a metà luglio ha già la classifica finale in tasca con tanto di indicazioni precise sulla prossima Champions. Con tanto di risultati del girone eliminatorio. Dati più improbabili delle profezie di Nostradamus basati su un dato ancora più improbabile come può essere il punteggio di un’amichevole.

Non c’è nessun «dai ma era la prima partita dell’anno e giocavano due allievi» che tenga. Nessuna scappatoia dopo quel risultato che verrà dimenticato al primo filotto di vittorie in campionato. Ma che resterà impresso nella mente dei tifosi avversari e di qualche gufo (la categoria più nutrita nel paese dopo i CT), i quali ricorderanno anche i marcatori in quel match di calcio di luglio. Un luglio che per il pallone vale pochissimo. A meno che non vi chiamiate Vaduz o Lokomotiv Zagabria.

Articolo di: Nicolò Premoli

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